Progetti cooperativi in ambito turistico, un Laboratorio per gli studenti di Stim

Quattro proposte di interventi cooperativi ispirate ad altrettante attività di successo nell’ambito della gestione dei beni culturali e della promozione del territorio. Sono i risultati del Laboratorio sull’economia cooperativa svolto dal Corso di Laurea in Scienze del Turismo. “Questo laboratorio si propone di aiutare  gli studenti a realizzare e maturare nuove idee, a pensare a soluzioni diverse dal posto fisso”, dice la prof.ssa Roberta Siciliano, presentando l’iniziativa ai primi di dicembre insieme ai soggetti che operano nel settore. “All’inizio abbiamo avuto tanti dubbi. Ci siamo dovuti impegnare per capire le ragioni, le difficoltà e le soddisfazioni del lavoro in una cooperativa in ambito turistico”, racconta Debora Violi, coordinatrice di Federcultura Turismo e Sport. “È la prima volta che mi capita di partecipare all’organizzazione e alla gestione di un laboratorio. Emerge la volontà degli studenti di pubblicare lavori coerenti con gli obiettivi proposti e di stabilire contatti con diversi soggetti”, aggiunge il ricercatore di Organizzazione Aziendale Gianluigi Mangia. 
I PROGETTI DEGLI STUDENTI. “Il nostro progetto è quello di valorizzare un sito che gli stessi napoletani non conoscono: la grotta di Seiano”, spiega Rossella Della Paolera. Presentando alla platea lo spettacolare passaggio artificiale, scavato nel fianco della collina di Posillipo e visibile sulla strada che va verso Coroglio, che conduce al parco archeologico formato da un anfiteatro e due ville romane. Il piano prevede un orario d’apertura più lungo ed attività tutto l’anno, con l’offerta di iniziative natalizie, spettacoli, visite guidate – anche notturne durante il Maggio dei Monumenti -, l’inserimento della grotta nei circuiti Arte Card e Napoli Teatro Festival e accordi con agenzie e strutture ricettive. 
Educazione al pic-nic ecologico, attività sui cicli dell’acqua, della vita e della morte, raccolta differenziata, formazione del compost, giochi e fiabe a tema: gli obiettivi del progetto di turismo sostenibile da realizzarsi nel Parco dei Camaldoli, rivolto alle scuole, illustrato da Pasqualino Cosimo. In prospettiva gli studenti sperano di estendere le loro attività alle riserve di Vivara e degli Astroni. 
Giuliana Esposito è membro del gruppo Vesuviano Faber, un vero e proprio marchio per una società che propone itinerari nuovi tra Somma Vesuviana, Ottaviano e Terzigno, ‘loci ameni’ del passato, oggi degradati. “Sono i nostri luoghi, non sono riusciti ad emergere come altre località della regione, ma crediamo che abbiano un grande potenziale”. L’idea è quella di intercettare flussi turistici alternativi, sfruttando realtà già esistenti. Per esempio il Museo Emblema di Terzigno, allo stesso tempo casa museo ed un opificio per la lavorazione di materiali lavici utilizzati da grandi case di gioielli, come Bulgari. E ancora, ville romane ridotte a discariche, chiese antiche e aziende agricole.
“Vorremmo appoggiarci ad agenzie che già lavorano nel settore e proporre loro qualcosa di diverso dai percorsi ordinari, ormai saturi”, spiega Valentina Caldara e mostra l’itinerario attraverso il versante lucano del Parco del Pollino cui ha lavorato con il suo gruppo. “È un piccolo paradiso, perfetto per gite fuori porta”. Gli itinerari proposti, distribuiti sui 20mila ettari e articolati tra le valli e la montagna, sono legati a delle attività specifiche. Si tratta di escursioni sulle tracce dei briganti, percorsi ludici per bambini, un concorso fotografico, un itinerario gastronomico e un percorso ciclabile. “Siamo già stati sul luogo per individuare le strutture cui potremmo appoggiarci, sono per lo più piccole e a conduzione familiare”. 
I ragazzi che hanno partecipato al Laboratorio sono entusiasti. “Questa esperienza ci ha permesso di capire come funziona una società cooperativa in ambito turistico”, dice Maddalena Giugliano. “Tutto nasce dalla passione per i luoghi in cui viviamo. Il nostro sogno è quello di portarli in auge, renderli mete turistiche. È stato utile entrare in contatto con un possibile lavoro del futuro”, aggiunge Antonella Bianco.
Alle presentazioni è seguita una tavola rotonda. 
UN BUSINESS PLAN PERCHÈ L’IDEA DIVENTI IMPRESA. Carlo Borgomeo, responsabile del Dipartimento di Sviluppo Economico della Confcooperative, è molto franco. “Trasformare un’idea in un’impresa richiede un business plan e qui manca completamente. Dove sono i ricavi? A quale mercato vi rivolgete? Un’impresa esiste solo se ha mercato. Alla Confcooperative possiamo fornirvi il supporto di un tecnico che vi aiuta, gratuitamente, a diventare padroni del vostro lavoro”. 
Amedeo Bassi, docente di Diritto Commerciale, autore della legge sulle società cooperative, afferma: “oggi il paniere si è arricchito di molte altre forme di cooperazione, come le imprese sociali e quelle no profit. Proporrei, in questo senso, un approfondimento culturale tramite l’università”. 
“Da noi il contesto è ostile a causa della burocrazia, ma la cultura della cooperazione è in crescita anche al Sud perché rappresenta un’occasione di riscatto sociale”, racconta nel suo intervento Ernesto De Nito, ricercatore di Organizzazione Aziendale presso l’Università di Catanzaro. “Ci sono anche altri modi per diventare imprenditore, perciò inserirei nei vostri progetti qualche riferimento sul perché avete scelto di mettervi insieme, a quali ideali vi ispirate e quali obiettivi avete, suggerisce Battista Tamponi, direttore delle Cooperative Campania. “Queste attività devono essere di stimolo, perché prima vengono le idee e poi i finanziamenti”, conclude il ricercatore di Sociologia Raffaele Sibilio.
   Simona Pasquale 
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