Quanti fisici avete assunto?

‘Quanti fisici avete assunto negli ultimi tre o quattro anni?’, ‘Ci sono ruoli per i quali ritenete siano preferibili ad altri profili scientifici?’. Le due domande rivolte ai rappresentanti aziendali presenti, provenienti da tutta Italia, nel corso della tavola rotonda moderata dal prof. Canale. “Stiamo sperimentando un modello di organizzazione simile a un’infrastruttura, per lavorare sui nuovi materiali, in cui trovano spazio molti matematici e fisici”, interviene Alessia Guarnacci, del Pandora Group, realtà che realizza pannelli sandwich isolanti da materiali riciclati. “Non serve una persona per quello che ha studiato, ma per quello che può fare. Da noi lavorano ingegneri e fisici in egual numero, il ruolo non è predefinito, ma da costruire”, sottolinea Lavornia, della ST Microelectronics. “Un fisico può essere preferibile non in funzione del profilo, ma del lavoro. Occorre una formazione che arricchisca e aumenti quella percentuale di laureati (il 9 per cento) convinta di poter fare qualunque cosa”, aggiunge Giovanni Mannara, titolare di un’azienda di diagnostica ferroviaria. “Per noi non c’è grande differenza fra un fisico e un ingegnere – dice Giuliano Piccinno, della Bright Solutions, Spin-off dell’Università di Pavia – Per noi contano la persona e la capacità di impostare e risolvere un problema o gestire un’idea nuova. Accanto a questi aspetti, è necessario capire un po’ anche di finanza e fiscalità”. “I fisici sono gli unici a studiare l’interazione e multicorpi e la Meccanica Quantistica”, sottolinea il prof. Giancarlo Gialanella. “È interessante introdurre la cultura imprenditoriale nella formazione di un fisico, ma manteniamo sempre una formazione orientata alla risoluzione dei problemi cercando di avere delle ricadute tecnologiche sul territorio”, afferma il prof. Giovanni La Rana. “Il mercato del lavoro va visto per quello che c’è, ma anche per quello che può diventare. Noi abbiamo creato una microimpresa per ora di quattro persone ma il contributo delle attività di ricerca è molto vasto e richiede competenze di tipo economico”, dice il prof. Spinelli. “Sono alla fine della Laurea Magistrale e mi trovo in una sorta di limbo. Sappiamo tutto sulle possibilità nel campo della ricerca, ma non abbiamo idea di quali possano essere le opportunità nell’industria, né sappiamo a chi rivolgerci”, interviene una studentessa. “Sappiamo di essere un po’ autoreferenziali e di dover potenziare alcuni canali – risponde il prof. Merola – Ma anche le imprese si devono fare avanti”. “Sarebbe più facile se approfittassimo delle norme europee per certificare la formazione, per far sapere cosa un fisico sa fare”, dice il prof. D’Onofrio. “Potremmo prevedere alla Magistrale dei tirocini anche in sostituzione di un corso”, suggerisce il prof. Miele.
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