Rettore e Preside, gli studenti chiedono……

Caro rettore, caro preside, per i prossimi quattro anni vorremmo da voi…Abbiamo chiesto agli studenti dell’Università Parthenope di completare questa frase, non prima di aver espresso un giudizio sugli unici due nomi che il prossimo 28 marzo saranno candidati alle elezioni di Rettore dell’Ateneo e di Preside della Facoltà di Economia: Gennaro Ferrara e Claudio Quintano. Dopo tanti anni, saranno nuovamente chiamati a guidare gli studenti, i docenti, il personale tecnico-amministrativo. Presenze autorevoli e allo stesso tempo dal temperamento di spirito: il Rettore Ferrara, in occasione dell’incontro organizzato dall’Aiesec lo scorso 7 marzo, ha risposto scherzosamente al moderatore, che lo aveva introdotto definendolo “padrone di casa”. “Se c’è una categoria di persone antipatica è quella dei padroni di casa- ha detto- io ho solo la responsabilità sociale di portare avanti questa università”. 
Mense e punti
di incontro
Una bella responsabilità, di cui, secondo gli studenti, il prof. Ferrara si è fatto carico egregiamente. Anzitutto, colpisce nel segno la sua attenzione per i ragazzi. Giovanna, studentessa fuori corso di Scienze ambientali, ne elogia la disponibilità, e fa un elenco di problemi concreti di cui il Rettore si è interessato personalmente. “Ci ha sempre ricevuto cordialmente -dice- in più occasioni gli abbiamo chiesto una mano e lui non ce l’ha negata. Per esempio, ha fatto in modo che avessimo dei punti internet in biblioteca. Ha istituito un punto ristoro nell’università, ossia il bar della sede di via Acton. Si è attivato per aiutarci a risolvere il problema del parcheggio dei motorini, che non sappiamo più dove mettere: pare che ci siano trattative con il Comune per avere uno spazio nel fossato del Castello, dove si fa il mercato dei fiori. Insomma, il nostro Rettore non è uno che sta con le mani in mano o che ascolta poco le nostre richieste, io che sono qui da diversi anni lo posso ben testimoniare”. Desideri da esprimergli per il futuro? “Si può sempre fare di più, questo è certo. Il punto ristoro, ad esempio, è troppo piccolo per poterci accogliere tutti, così alla fine ci arrangiamo a mangiare nelle aule, nei cortili, per le scale. A me piacerebbe che ci fossero delle mense convenzionate, qualcosa di più vicino del ristorante del Pappagallo, che troviamo un po’ troppo distante, soprattutto quando dobbiamo seguire i corsi”. Giovanna, che è iscritta alla facoltà di Scienze e Tecnologie, spera soprattutto che nella nuova sede al Centro Direzionale trovi i laboratori di cui avrebbe sempre voluto usufruire e che non ha mai neppure visto. “Non mi manca molto alla laurea, ma meglio tardi che mai…”. La stessa speranza che nutre Francesco Peluso, iscritto al terzo anno di Scienze Nautiche: “non so bene cosa dipende istituzionalmente dal rettore e cosa no, non sono molto informato. Se dovessi chiedergli un impegno per i prossimi quattro anni penserei subito ai laboratori, anche se mi auguro che con il trasferimento al Centro direzionale questo problema sia risolto immediatamente. Anche se a me questa storia del trasloco non aveva mai convinto granché, storicamente la nostra sede è qui al Navale. Per una didattica migliore si rinuncia anche alla tradizione”. Oltre che per la disponibilità nei confronti degli studenti, il rettore Ferrara piace per motivi, diciamo così, strategici. “E’ un uomo che ha un certo peso a livello politico”, dice Dante Scognamiglio, iscritto al primo anno fuori corso del corso di laurea in International Management- Negli altri atenei ci sono parecchi docenti che hanno un ruolo di primo piano nella politica, nelle istituzioni, in enti vari. Il fatto che il nostro rettore sia proiettato verso queste dimensioni non può che essere positivo per l’università”. D’accordo con Dante sono i suoi colleghi di corso Claudio Livieri e Giona Stanco, che, alla domanda cosa vorresti nell’immediato futuro all’università, rispondono: “una burocrazia più svelta e un’organizzazione logistica più omogenea. Può anche andar bene seguire in luoghi non vicini tra loro, ma almeno vi si concentrino solo gli stessi corsi di laurea o i corsi di una stessa facoltà”. E poi, può sembrare apparentemente meno importante, ma non lo è: “vorremmo anche che fosse riaperta l’aula autogestita Kassel, che si trovava qui in centrale al secondo piano. Fu chiusa per alcuni disordini, ma per noi era un centro di aggregazione. Vorremmo un centro dove incontrarci”. 
No agli appelli
alternati
La più importante richiesta che gli studenti di Economia avanzano al Preside Quintano è sempre la stessa: abolizione degli appelli alternati. Prenotare l’esame, sostenerlo ed essere respinti significa non poter ripetere quell’esame se non nella sessione successiva. Prenotare e non presentarsi senza aver cancellato la prenotazione comporta la medesima conseguenza. “Dimenticare di cancellare la prenotazione è come essere bocciati – dice Gaetano Di Pietro, 25 anni, studente fuori corso di Economia del turismo- Naturalmente con questo sistema si perde un sacco di tempo, perché gli esami finiscono con l’accavallarsi”. I suoi colleghi Pierpaolo Chicone e Fabrizio De Maio la pensano come lui: il primo problema che il preside dovrebbe risolvere nel prossimo mandato è quello degli appelli alternati. I ragazzi del nuovo ordinamento lamentano anche qualche altra difficoltà riguardante l’organizzazione degli appelli d’esame. Salvatore, Angela, Assunta, Marina e Francesco, tutti iscritti al terzo anno del corso in Management delle imprese turistiche, siedono sulle scale a ridosso di un’aula per consumare il loro pasto. Del loro Preside dicono di aver apprezzato la chiarezza espositiva. “Belli, i suoi testi – dice Salvatore- Li abbiamo studiati per gli esami di Politica economica del turismo e Statistica del turismo”. Un problema mangiare per le scale? Chiederebbero al rettore un impegno per migliorare il servizio ristoro e ampliare gli spazi per gli studenti? Il gruppetto del Mit dice che trova più urgente rivolgersi al prof. Quintano per risolvere questioni di diversa natura, l’organizzazione delle sedute di esame, appunto. “Per prima cosa vorremmo date d’esame più distaccate tra loro- dicono- Se una sessione dura circa due settimane, ad esempio dal giorno 20 al giorno 31 del mese, le sedute andrebbero distribuite in modo equilibrato, e non un giorno dopo l’altro: 20, 21 e 22”. “O si estende la sessione su tre settimane o si distaccano le date d’esame”, l’opinione di uno di loro. Segue dibattito. “Impossibile sostenere gli esami su tre settimane, non ci troveremmo con la durata dei corsi…”. Allora non resta altra soluzione, va chiesto al Preside che gli esami siano distribuiti in maniera più razionale nell’arco della sessione. Un’altra richiesta, Assunta quasi la urla: “migliore organizzazione nella gestione delle singole sedute d’esame! Visto che si conosce benissimo il numero di prenotati per ciascuna seduta, perché convocarci tutti in una volta, a Villa Doria per giunta, quando poi una parte degli esaminandi deve essere rinviata ai giorni seguenti? Se i prenotati sono troppi per esaminarli tutti in una volta, cosa costa suddividerli prima?”. 
Un servizio 
navetta
Presso un’altra scalinata della sede di via Acton, oltre che consumare il pranzo, si festeggia. Nicola, iscritto a Management delle imprese internazionali, brinda con alcuni colleghi ai suoi 25 anni. Tutti fuori sede: Antonio di Eboli, Valentina e Stefania di Caserta, Alessandro di Potenza, Giuliana di Capua. Ci si potrebbe aspettare da loro un invito al Rettore a considerare ancora più attentamente le loro esigenze di fuori sede, e invece preferiscono rivolgere un messaggio al prof. Quintano. Messaggio semplice: no agli appelli alternati. Niente da chiedere al Rettore? “Un altro problema per noi di Economia è quello della distanza tra le diverse sedi – dicono- Se proprio non si può fare nulla per consentirci di seguire le lezioni in luoghi meno distanti tra loro, almeno ci offrano un servizio navetta. Villa Doria non è proprio dietro l’angolo, questo sì che vorremmo ricordarlo al rettore”. 
Sara Pepe
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