Scienza delle Finanze, prova durissima per chi ha poca propensione per i numeri e l’economia

Clima teso agli esami di Scienza delle Finanze con il prof. Gaetano Stornaiuolo. La disciplina non ispira simpatia, è considerata ostica e di difficile comprensione. “Siamo di fronte ad un esame di circa 500 pagine, numeri che in questa Facoltà non sconvolgono. Eppure la disciplina è così complessa che l’esame va sostenuto in più moduli. Sono tre mesi che studio e per un programma da 500 pagine proprio non va”, dice Elvira D’Alterio. Condivide Assunta Di Caterino: 5 mesi di studio e 2 bocciature, bastano a far perdere le speranze. “Lo annovero tra gli esami più difficili del percorso di studi. Si parla tanto delle ‘vittime’ di Procedura Civile o Commerciale, in realtà – scherza la studentessa – qui ci sono molti più feriti. E’ la seconda volta che sostengo il secondo modulo e proprio non riesco a superarlo. Contavo di laurearmi a marzo, dovrò attendere la sessione estiva”. Basta seguire gli esami per rendersi conto che il numero di bocciati è sempre alto. “E’ la materia che spaventa; i grafici da esporre portano all’esasperazione – ammette Giulio – Nello studio di questa disciplina conta molto la propensione che si ha verso l’economia e, purtroppo, a Giurisprudenza non siamo bravi con i numeri. Aver a che fare con le derivate è stato un incubo, per fortuna è andata bene: ho avuto 20 ma senza l’ausilio del Dipartimento non avrei potuto farcela”. “C’è bisogno d’aiuto – dichiara Nunzio Ortona – Lo scorso anno al corso c’era un caos indicibile e abbandonai l’idea di seguirlo. Successivamente, mi sono rivolto al Dipartimento, ma la frequenza da sola non basta. Torno a casa con una bocciatura. Ormai sono consapevole che l’esame è minuzioso e va preparato con cura”. Le domande? “A me hanno chiesto l’imposta sui salari (Ricardo), uno degli argomenti più difficili, – racconta Emanuele – e poi ancora il saggio di profitto (Marx) e l’eccesso di pressione con relativa formula. Purtroppo sono stato frammentario e impreciso, dovrò ritornare direttamente a giugno”. “Sdoppiare la disciplina aiuta di sicuro – afferma Chiara, unico 25 del giorno – Al colloquio devi concentrati solo su una parte. Certo questo allunga i tempi, mediamente occorrono due sessioni per superare l’esame. Però anche la bocciatura fa perdere tempo e demoralizza. Suggerisco di dedicare alla materia la giusta attenzione, questa è una prova che non si ‘arronza’”. Il segreto di un 28: “Sono particolarmente predisposto verso la matematica – ammette Giordano – infatti ad Economia Politica, che reputo più semplice, ho ottenuto la lode”. Le dritte dello studente: “affrontare la disciplina senza timore e studiare in gruppo perché questo è uno dei pochi esami che deve essere affrontato in compagnia, condividendo gioie e dolori”. Poi: “Ci vuole un alleato perché questa disciplina non la si può memorizzare, la si deve capire. Per questo occorre chiedere aiuto in Dipartimento, cercare di farsi spiegare più materiale possibile, in modo che a casa i grafici e le formule diventino più familiari”. 
Si insiste sulla
parte speciale a
Diritto Civile
Aria tesa anche agli esami di Diritto Civile, prof. Biagio Grasso. “La parte sulla dottrina proprio non riesco a capirla – esclama Teresa De Simone – Per non parlare dei saggi: interpretarli è stato il lavoro più duro. L’esame è davvero tosto e la commissione pone domande specifiche proprio sulle parti speciali. Spero vada bene, visto che a dicembre sono già stata bocciata”. “I collaboratori della cattedra – conferma Luca – bombardano di quesiti sulle specificità, sulle sentenze e sulle interpretazioni. Le parti speciali devono essere espresse senza sbavature né imprecisioni. Oggi superare la prova è stata dura, torno a casa con 23, poteva andare peggio”. Le domande più frequenti: proposta irrevocabile, teoria cronologica dell’accollo, beneficium ordinis, preliminare e opzione, espromissione cumulativa, cessione del contratto. “Stiamo parlando di un programma da 900 pagine, è normale che in sede d’esame si spazi su tutto – dice Ida Felaco – A me è stato richiesto almeno un argomento dei diversi manuali di studio. In pratica, o sai tutto, o non passi…ed io non ce l’ho fatta”. Dello stesso avviso Delia: “Prima di studiare Civile si deve ripetere Privato, altrimenti non si hanno le basi da cui partire. Solo successivamente ci si può dedicare alla parte generale, intervallandola con quella speciale. Non si può tralasciare nulla e tre mesi di studio a volte non sono sufficienti. Per fortuna è andata bene, sono soddisfatta del mio 26”. Felice anche Giulio D’Antuono, il suo 30 non passa inosservato: “Credo mi abbia aiutato aver preparato l’esame subito dopo Privato, la mente era allenata”. Occorre, inoltre, “costanza” perché “questa disciplina va studiata tutti i giorni, non sono concesse pause, si rischia di dimenticare i collegamenti fra i vari Istituti”. Il segreto del successo? “Due mesi di studio compatti ripetendo giornalmente gli argomenti più difficili. Le parti ostiche vanno affrontate prima, in modo da metabolizzarne il contenuto”. 
Facce sicuramente più distese agli esami di Storia del diritto medioevale e moderno, prof. Aldo Mazzacane. “La disciplina non desta grandi preoccupazioni, anche se – spiega Lucia Marrazzo – racchiude una sua complessità. Ha una fisionomia un po’ diversa dalle altre materie storiche e si impiega un lasso di tempo superiore per entrare nel meccanismo. Per questo consiglio di non sottovalutarla. I voti bassi di oggi indicano che qualcosa non va”. “La cattedra del prof. Mazzacane è particolarmente puntigliosa – dice Lucrezia – punta ai dettagli con domande minuziose e frequenti. Molti ragazzi prendono l’esame sottogamba, io stessa ho studiato così e cosi, mi devo accontentare di 22”. Francesco, invece, non ci sta: “Queste discipline dovrebbero alzare la media dei voti, non abbassarla. Non potevo accontentarmi di 21, preferisco ritornare nella prossima sessione, magari dedicherò più tempo ai cenni storici del manuale”. Soddisfatta Laura Mancino: “28, proprio non ci speravo. Il programma è facile ed anche breve, tuttavia è insidioso perché passa da un argomento all’altro e si deve essere bravi a fare collegamenti. In un mese lo si prepara, a patto di studiare concretamente, cioè ogni giorno”, commenta la studentessa. 
Procedura Penale:
il segreto è capire, 
non memorizzare
Meno sorrisi all’esame di Procedura Penale, prof. Guido Pierro. “La materia è entusiasmante, però quanti passaggi da ricordare e memorizzare – dice Franco Amato – Occorrono tre mesi di studio, è un esame lungo e impegnativo. Per questo al colloquio occorre essere precisi, basta fare confusione fra elementi che si è fuori”. Per una disciplina altamente formativa si deve avere quel quid che fa differenza. “Ciò che conta è dimostrare di aver capito la materia. Al primo accenno di memorizzazione, la cattedra del prof. Pierro invita a ritornare. Sono stata bocciata – racconta Valentina – perché troppo conforme al manuale. In poche parole ho dato l’impressione di aver studiato a memoria, anche se non è così”. Deluso anche Giacomo Baiano: “Sapevo che la prova non sarebbe stata una passeggiata, ma essere bocciati, senza possibilità di ritornare il prossimo mese, non mi sembra giusto. Ho studiato tutta la sessione per Procedura, adesso mi ritrovo con un pugno di mosche. Eppure ho cercato, attraverso il manuale, di acquisire i termini giusti. Evidentemente gli Istituti più che memorizzarli occorre viverli, ripercorrendo esempi e sentenze”. “Adotto un metodo di studio concreto – svela Mattia, unico 28 del giorno – Sono una persona curiosa che non si ferma al libro. Ad esempio, sono andato a rivedere alcuni processi famosi, per un riscontro di quanto appreso dal manuale. La materia è appassionante e divertente. Per questo consiglio di non scoraggiarsi”.
Susy Lubrano 
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