Scienze Biotecnologiche, una Facoltà in piena crescita

L’autunno 2006 darà alla luce i primi laureati della Specialistica in Scienze Biotecnologiche presso la Federico II. In cinque anni di vita la Facoltà, ancora unica in Italia, ha visto moltiplicarsi il numero degli iscritti ed ha inaugurato nel 2005 la nuova Tensostruttura all’interno del complesso del Policlinico di Cappella Cangiani.
“E’ una Facoltà cresciuta bene che accoglie anche quest’anno ben 900 matricole” afferma il Preside Giuseppe Marrucci, orgoglioso dell’interesse che gli studi biotecnologici destano tra i giovani diplomati, pur essendo ben consapevole dei problemi che un così cospicuo numero di laureati potrà comportare in futuro per l’inserimento professionale.
Per il prof. Marrucci, quella che lui presiede è una Facoltà con un grande avvenire ma che deve fare i conti con problemi di mancato riconoscimento degli ordini professionali e con le difficoltà da parte dell’opinione pubblica ad accogliere alcune delle novità biotecnologiche. 
E’ anche una Facoltà che risente, però, della dispersione  delle sue strutture sul territorio cittadino e che costringe, dunque, gli studenti a fare la spola tra la Tensostruttura  o la Reggia di Portici ove si tengono i corsi, i Dipartimenti dei professori situati presso le altre Facoltà, i laboratori collocati al centro storico ed a Monte S.Angelo e la segreteria studenti che si trova in via Mezzocannone 16.
L’ultima nata tra le Facoltà della Federico II può, però, già vantare un prestigio culturale tale che due personalità di chiara fama come il  professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza ed il professor Howard R. Morris hanno accettato di ricevere la Laurea honoris causa in Biotecnologie.
900 posti 
disponibili
Tre sono i Corsi di Laurea di durata triennale a cui i diplomati possono accedere superando un test d’ingresso che si svolgerà alla fine di settembre. Per ognuno dei corsi è stabilito un numero massimo di iscritti ma, sinora, il numero degli aspiranti non ha mai ecceduto questa soglia. Ogni studente è poi chiamato a scegliere un curriculum all’interno del proprio Corso di Laurea.
75 è il numero massimo di ammessi al Corso di Laurea in Biotecnologie molecolari ed industriali; 75 quello previsto per il Corso di Laurea in Biotecnologie per l’Agro-alimentare, 750 sono invece i posti a disposizione per il Corso di Laurea in Biotecnologie per la Salute, di cui 645 per il curriculum medico, 70 per quello farmaceutico e 35 per quello veterinario.
La grande affluenza  al corso di Biotecnologie mediche si spiega col fatto che la maggior parte degli studenti è costituita da coloro che, dopo aver provato il test d’ingresso a Medicina, decidono di iscriversi a Biotecnologie mediche nella speranza che gli esami lì sostenuti verranno poi convalidati quando finalmente, l’anno successivo, riusciranno ad entrare nel ristretto numero dei futuri medici. Già nel corso del primo semestre, però, la maggior parte degli studenti cambia idea, si appassiona al proprio corso di studi, per poi decidere, all’inizio dell’estate, di rinunciare al vecchio sogno di diventare medico e  proseguire invece la strada intrapresa.  
Test d’ingresso 
a fine settembre
Il test di ammissione si svolgerà la terza settimana di settembre nella Tensostruttura e verterà su domande di cultura generale e sulla comprensione di un testo. Per superarlo è necessaria la conoscenza delle nozioni base di chimica, fisica, biologia, matematica e informatica. Esempi dei quesiti inseriti nel questionario distribuito agli studenti dell’anno scorso sono consultabili sul sito della Facoltà (www.scienzebiotecnologiche.unina.it).
Nel 2005 soltanto l’80% di coloro che avevano sostenuto il test si è poi iscritto a Scienze Biotecnologiche. Nonostante il numero dei prenotati fosse superiore a quello dei posti disponibili, non è stato, dunque, necessario selezionare gli ammessi sulla base della graduatoria dei risultati della prova.
Nella richiesta di partecipazione al test occorre scegliere un corso di laurea ed uno dei curriculum in cui ciascun corso è organizzato. “Da un punto di vista concorsuale le tre lauree sono equivalenti – afferma il prof. Antonio Marzocchella, responsabile all’orientamento della Facoltà – Indipendentemente da quale dei tre corsi di studio abbiano frequentato, i laureati partecipano ad un’unica classe di concorso. All’iscrizione al test viene chiesto di specificare quale siano le proprie scelte ma ciò serve soprattutto per esigenze di programmazione didattica”.
Il professore consiglia agli aspiranti biotecnologi di consultare la guida dello studente sul sito e poi di chiedere informazioni agli allievi anziani, presenti agli sportelli dei  due Centri per l’Orientamento, che  sorgono l’uno presso la Facoltà di Agraria a Portici e l’altro all’interno della Facoltà di Farmacia.
Tre anni di 
studio e poi?
Dal 2005 anche il Corso di Laurea Specialistica in Scienze Biotecnologiche è diventato a numero chiuso ed un decreto ministeriale ha limitato a 300 il numero degli iscritti alla specialistica in Biotecnologie per la Salute ed a 60 il numero degli studenti che possono essere ammessi ad ognuno degli altri 4 Corsi di Laurea: Biotecnologie industriali, agroalimentari, veterinarie e farmaceutiche.
Per adesso, l’affluenza di coloro che accedono alla Specialistica rientra nei limiti imposti dal Ministero ma desta preoccupazione la possibilità che nei prossimi anni gli aspiranti possano essere in esubero. Quando i fuori corso accederanno in massa  al secondo ciclo di insegnamento, il numero chiuso potrà impedire ad alcuni di loro di proseguire gli studi presso la stessa Facoltà. “Il novero degli ammessi è stato sì ristretto – sostiene il professor Marzocchella – ma è stato fissato in maniera tale da soddisfare le esigenze degli studenti. E’ un valore legato alla politica ministeriale ma che viene fissato di anno in anno”. Il professor Marzocchella assicura che il Consiglio di Facoltà farà di tutto per andare incontro alle esigenze dei ragazzi e sottolinea che, all’occorrenza, l’entità consentita potrebbe essere anche ampliata.
“Con la legge dei requisiti minimi va rispettata un’equa proporzione tra docenti ed iscritti – afferma Ida Crifò, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Facoltà – L’Istituto sta acquisendo sempre più docenti. La quantità in aumento dei contratti permetterà di assorbire più studenti.” La Crifò spiega che la riduzione degli iscritti alla Specialistica è il frutto di una strategia: “Si è deciso di trasferire alla Triennale i docenti in esubero, ma se occorresse, potrebbero ripassare alla Specialistica. Il corpo docente ha sempre mostrato una grande attenzione nell’evitare disagi agli studenti. La volontà del Preside, del professor Franco Salvatore e di tutti i coordinatori è sempre stata quella di rapportare l’offerta formativa alla domanda.”
Strutture disperse
 in città per 
almeno altri 3 anni
Alla Tensostruttura i futuri Biotecnologi per la Salute seguono i corsi tre giorni a settimana dalle 9 alle 15.30 e, nell’ora di spacco, sono soliti rifornirsi di energie al bar-ristorante dell’edificio 20 del Policlinico.
I laboratori sono invece collocati nelle aree che ospitano i tre corsi di Laurea, perciò gli studenti devono condividerli con i loro colleghi che frequentano le Facoltà di Agraria, Scienze, Farmacia e Medicina. C’è però il progetto di riunire in un unico edificio di tre piani i laboratori, i Dipartimenti, la Segreteria e la Presidenza. Il fabbricato è in costruzione all’interno della cinta del complesso di Cappella Cangiani e, secondo quanto assicura il professor Marzocchella, sarà completato nel giro di circa tre anni.
Un tempo utile, se sarà rispettato, alle nuove matricole per completare il primo ciclo di studi. Il laureato alla Triennale potrà allora inserirsi nel mondo del lavoro, accedere ai concorsi nella pubblica amministrazione, iscriversi agli albi professionali oppure proseguire gli studi con la Laurea Specialistica o con un Master di primo livello.
“I primi laureati alla Triennale di Scienze Biotecnologiche sono studenti particolarmente bravi che si sono quasi tutti iscritti alla Specialistica. – afferma il professor Marzocchella – So che alcuni di loro hanno anche ricevuto delle offerte di lavoro ma hanno tutti praticamente ignorato la possibilità di andare a lavorare.”
“Non solo gli studenti, ma lo Stato non considera la Triennale come una Laurea definitiva. – sostienne Ida Crifò – Non molti triennali lavorano, ma ciò dipende da un problema a livello normativo che investe tutte le Facoltà”.
Manuela Pitterà
- Advertisement -




Articoli Correlati