Scienze Politiche investe su “formazione e Mediterraneo”

Il progetto. “Voglio fare di questa facoltà un centro di formazione per i giovani del Mezzogiorno. Un centro culturalmente avanzato e formativamente concreto. Concreto significa che produca lavoro, non aria fritta”. Tre le direttrici: “un forte collegamento con Regione ed Enti locali; un legame serrato, di collaborazione, con alcuni dei maggiori studiosi nazionali ed internazionali; una vocazione forte per il Mediterraneo, come luogo di traffici, di scambi, dove creare sviluppo per i nostri giovani e per riportare – come un tempo – Napoli al centro di quest’area”.
“Scienze Politiche, – insomma, – una facoltà per pensare e per fare. Ecco, questo potrebbe essere  il mio spot”. Si apre così l’intervista al prof. Raffaele Feola, Preside dall’1 novembre 2004, un anno e quattro mesi al vertice della sede di via Rodinò. Un’intervista che detta la linea e dà la carica ad “una facoltà che unisce il corpo docente consolidato negli anni, che rappresenta la nostra storia – accademicamente – dunque il pensare; e i giovani, di recente chiamata, il fare, ma anche il pensare. Perciò in un recente Consiglio di Facoltà ho invitato i colleghi a correre al galoppo. Certo occorrono i cavalli (i fondi, n.d.r.), ma anche la volontà di andare avanti, di correre”. Aggiunge: “oggi credo ci sia in Facoltà un cambiamento di clima, tale da farmela definire: “una facoltà che sorride”, che ha una meta e la forza per raggiungerla. Un entusiasmo dovuto alla consapevolezza che si sta facendo, che c’è un progetto”, nonostante i forti tagli di fondi da “parte del governo Berlusconi”: “non se ne può più. Stanno distruggendo l’Università italiana e quella del Mezzogiorno in particolare. Non ci sono più i fondi neppure per le cose essenziali. Mentre i soldi si trovano per le università private, anche se poi per gli organici docenti, i neoatenei e facoltà beneficiate, vanno in giro con il cappello in mano alla ricerca di professori da assumere: i quali si negano perché hanno ancora una dignità. L’Università pubblica, specie al Sud, è nella condizione di condannato a morte. Questo governo prima va via e meglio è per la formazione dei giovani”. “Speriamo in un nuovo governo che abbia l’Università e la Ricerca Scientifica fra le priorità”. 
“Fondi: 57%”
“Meno 57% come budget di finanziamento ordinario a Scienze Politiche; nonostante un incremento del 33% degli immatricolati. È quanto, con una lettera, il rettore mi ha comunicato che sarà la dotazione della facoltà”, afferma il Preside. “48.000 euro nel 2005, 21.000 nel 2006. Un taglio ancora più forte se paragonato ai 55.000 euro del 2004, ultimo della gestione del mio predecessore Tullio D’Aponte”. Colpa della legge finanziaria approvata a dicembre dal governo. Ma a cosa servono questi fondi di dotazione ordinaria? È sempre il Preside a rispondere: “è il fondo di funzionamento, necessario alla manutenzione ordinaria: luce, telefoni, lavagne, fax, lampadine, sapone, carta igienica. Siamo al punto che la carta igienica dovremo portarcela da casa”. Rincara: “non possiamo aprire un’aula multimediale, con 12 computer e connessione internet per gli studenti, nell’ex sede Arpa, – all’interno della facoltà (tre stanze), – perché manca la porta blindata. Porta che non si può realizzare perché occorrono 1.000 euro che non abbiamo. Una porta necessaria, se non vogliamo che i computer appena acquistati spariscano”. Anche per la vicinanza tra via Rodinò e i gradini con lo spaccio di droga che portano a piazzetta San Marcellino. “Ho dunque chiesto al Polo delle Scienze Umane se questi 1.000 euro me li possono dare loro. Sono ancora in attesa di risposte”.
Il piano di Feola
Il Mediterraneo prima di tutto. È alla base del progetto di ampliamento pensato da Feola. “Mediterraneo come fattore di sviluppo, che ritornerà a breve ad essere centrale, come zona di libero scambio nel 2010 e con Napoli che tornerà, come un tempo, al centro di quest’area: con il suo porto, le sue strutture politiche, economiche e culturali; crocevia di scambi e di interessi. Ebbene, noi forniremo i primi laureati un anno prima che tutto ciò avvenga, nel 2009. Per non trovarci impreparati come istituzione formativa e come Enti locali. Perché il Mediterraneo non è solo conflitti, ma è soprattutto scambi, di merci e di persone, traffici, sviluppo economico per quei paesi e per i nostri giovani”. Per dirla breve: “un’opportunità”. “E un mercato potenziale prossimo al miliardo di persone”. In questo quadro si inserisce il seminario del 7 febbraio “con una grande esperta del Welfare come Flavia Prodi, con un esperto di politica estera, come il deputato Umberto Ranieri”, la realizzazione di “ANSA MED”, notiziario Ansa sui paesi del Mediterraneo con il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Ermanno Corsi, così “il Master in ADR, con la Camera di Commercio, per evitare ed agevolare le controversie economiche e legali dei nostri cooperatori economici in Iran, Iraq, etc, che talvolta durano anche dieci anni, mettendo a rischio intere attività”. 
Da qui la novità del Corso di Laurea in Cooperazione allo Sviluppo che dovrebbe partire il prossimo autunno (“dovrebbe, perché al Ministero c’è aria di smobilitazione, e non c’è più nessuno demandato a dare risposte”), con sede ad “Ercolano, luogo di storia, con le sue Ville Vesuviane, con un porto aperto al Mediterraneo, con una sua tradizione di attivismo economico e culturale. Comune che investirà economicamente: 55.000 euro il primo anno, ed altri fondi nei due anni successivi. E ci auguriamo che anche la Regione faccia la sua parte”. Quali discipline si studieranno a Cooperazione allo Sviluppo? “Dalle discipline di nostra tradizione, le relazioni internazionali e il diritto internazionale, al diritto economico e commerciale, alla storia delle istituzioni, alla sociologia, alle tematiche dell’Islam”. 
Enti locali. “Formazione con e per gli Enti locali. È un altro tassello di questo progetto. Vogliamo, come Facoltà, contribuire alla formazione dei funzionari degli enti locali. Che, in questo scenario, non possono più essere solo dei giuristi, ma debbono maturare anche un’esperienza, delle conoscenze, di relazioni internazionali, di scienze politiche, di sociologia, di psicologia, di comunicazione”. Del resto, il Presidente Bassolino in Campania e gli altri Presidenti di Regione del Mezzogiorno, stanno attivando degli Assessorati proprio al Mediterraneo. Qualcosa vorrà pur dire? Ma andiamo oltre.
Abbiamo detto Enti locali e una forte vocazione per il Mediterraneo. Terzo punto: i docenti di rilevanza internazionale e nazionale. “Sì. È l’altro obiettivo. Abbiamo ottimi contatti. Li porteremo a Napoli per stage, conferenze, seminari. Perché i nostri studenti dovranno imparare a confrontarsi ai massimi livelli, ad essere protagonisti; per una Napoli e i nostri giovani con un ruolo forte nel Mediterraneo. Fra questi studiosi Sabino Cassese, grande amministrativista, già Ministro della Funzione Pubblica (settore dalle grandi potenzialità), ed ora giudice Costituzionale”. Non ritiene però che si rischi di snaturare gli studi tradizionali di Scienze Politiche? “No. Semmai parlerei di arricchimento. Perché ciò avviene senza sottovalutare, ma anzi potenziando, il nostro patrimonio storico, la tradizione, di cui siamo orgogliosi, andando oltre gli sbocchi tradizionali nella carriera diplomatica, la Scienza dell’Amministrazione, le autorità e i grandi organismi internazionali”.
“Facoltà unita”
“In questa idea ambiziosa di progettualità e di ampliamento dei campi disciplinari in cui intervenire, in un processo di rinnovamento che trova tutti concordi, la facoltà è unanime. Perciò parlo di facoltà che sorride”. Ricucita la spaccatura che portò a due candidature alla presidenza per il dopo D’Aponte? “C’erano due candidature, entrambe autorevoli ed entrambe sostenute da un ampio consenso. Appena dopo il voto ci siamo salutati e debbo oggi ringraziare il prof. Piccolo di essere uno dei miei maggiori alleati in questo progetto di ampliamento della facoltà”. 
Fondi. Preside, il progetto complessivo è accattivante, ma con quali fondi pensa di realizzarlo? “I fondi si possono trovare, il problema è avere i progetti. Su Formazione ed Enti locali, ad esempio, ci sono sia fondi regionali che europei”. Del resto, l’Università da sola non ha denari da mettere in campo. Come ha scritto Ateneapoli, “siamo stati costretti a vendere i beni, un grande terreno in Puglia”. 
Consumatori e mercato. È l’altro fronte su cui Feola intende impegnare la facoltà. “La Facoltà intende attuare la massima apertura all’esterno. Ad esempio alla Federconsumatori, ma anche al mercato, e penso alla significativa esperienza del Cis di Nola. Dunque dai temi della garanzia e della tutela dei consumatori, alla formazione di nuove figure sui temi dell’economia e dei mercati, spesso internazionali come l’esperienza del Cis ci dimostra. Un mercato che è sempre più aperto e capace di dare benessere al maggior numero di persone”.
Il Polo
Infine, Scienze Politiche intende giocare un ruolo nella politica accademica dell’ateneo. “Siamo per l’articolazione dell’ateneo per Poli. Purchè non siano una duplicazione dell’attività dell’Amministrazione Centrale, non siano sola ripetizione o spezzettamento di funzioni. In tal caso non servirebbero a nulla. Sì, invece, se i Poli rappresentano un nuovo slancio, in una funzione più autonoma e progressiva”. In questa linea il discorso candidature: “due mesi fa, insieme ai Presidi di Giurisprudenza e di Sociologia, Scudiero ed Amaturo, e con le firme di appoggio di numerosi docenti, abbiamo ufficializzato una lettera di appoggio della candidatura del prof. Massimo Marrelli alla Presidenza del Polo delle Scienze Umane e Sociali. Ritenendolo la migliore opportunità possibile”.
Paolo Iannotti
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