Sessanta studenti in visita al carcere di Rebibbia

60 gli studenti che giovedì 8 aprile hanno preso parte alla visita guidata presso il carcere di Rebibbia a Roma. L’evento è stato promosso dalla cattedra di Diritto Penale del prof. Bruno Assumma. “Sono già alcuni anni che la mia cattedra organizza visite al carcere di Roma – spiega il prof. Assumma -. Attraverso la visita delle strutture penitenziarie si coglie ogni volta la misura della pena, la sua applicazione, ed è in questo momento che il diritto prende forma e comincia ad avere una dimensione più terrena”. Un’esperienza altamente formativa che deve essere presentata agli studenti con il dovuto riguardo. “Da un punto di vista umano – continua il docente – visitare il carcere può risultare un’esperienza dura, con un impatto psicologico molto forte. Ci si rende conto delle condizioni in cui si vive quando si viene privati della libertà e si avverte il senso di disagio di chi ha violato la norma. L’applicazione della pena sembra il più delle volte un elemento sospeso, che non si palesa facilmente in modo visivo. Nella realtà, invece, il diritto applicato è la componente essenziale della giurisprudenza, ed il carcere rispecchia in pieno la più complicata delle esecuzioni”. Durante le lezioni, il docente, per rendere più concreto l’argomento di cui si dibatte in aula, proietta documentari che parlano di processi, storie raccontate dai protagonisti ed immagini che provengono dall’archivio Rai di ‘Un giorno in Pretura’. Un esperto conclude la lezione “argomentando il fatto appena discusso e le possibili conseguenze giudiziarie”. Da qui poi parte l’organizzazione – “che non è per nulla facile” – della visita. Tanti gli studenti che si candidano a vivere l’esperienza: quest’anno ben 150. Il docente ha dovuto per forza di cose procedere ad una selezione; ha usato il criterio della frequenza (un minimo di tre presenze al corso.      
“Ogni volta che percorriamo i corridoi del penitenziario, che assistiamo a filmati o a spiegazioni di esperti, si esce dal mondo ovattato dell’aula universitaria e si entra in quello reale. Spiegare delle cose non equivale a viverle, per questo motivo sono indotto a rendere concrete le pagine di diritto. Vedere da vicino scene dure, aprire gli occhi davanti a realtà difficili, risulta tante volte molto più istruttivo delle pagine del manuale. Scopo dell’evento – conclude il prof. Assumma – è quello di far vedere che il diritto c’è, vive e va applicato. La sua applicazione a volte, però, può sfociare in una costrizione. La perdita totale o parziale della libertà individuale”.
Soddisfatti gli studenti che hanno preso parte alla visita guidata. “Un’esperienza forte, a tratti angosciante – racconta Viola D’Anna, studentessa al quarto anno – Per quanto giusta possa essere l’applicazione del diritto, è umanamente toccante sapere che c’è gente che passerà l’intera vita tra quelle pareti. Per fortuna che il carcere prevede un programma riabilitativo pieno di opportunità”. L’esperienza romana ha colpito molto anche Marco Fauci, iscritto al quinto anno. “Ripercorrere, grazie all’aiuto della guida, le fasi previste durante l’ingresso in carcere – racconta lo studente – è stato molto istruttivo, mi ha aiutato a capire quanta concretezza c’è dietro una decisione giudiziaria. Per il resto l’intera giornata è stata entusiasmante, dall’arrivo in pullman alle spiegazioni istantanee del prof. Assumma”. Giada, studentessa all’ultimo anno, sottolinea: “Quando si parla di pena e di carcere si pensa sempre al lato negativo della cosa, oggi è stato bello scoprire che l’Istituto penitenziario adotta un programma di riabilitazione per tutti i detenuti che abbiano voglia di riscattarsi. Ora il diritto penale mi appare più concreto”.  Giorgio, studente al terzo anno, confessa: “ero un po’ titubante nel partecipare ma poi la curiosità ha prevalso sul timore. Un viaggio da rifare, magari quando si affronterà la Procedura Penale, proprio per rendere ancora più reali le decisioni e le norme che si incontrano sui manuali di diritto”. 
Susy Lubrano
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