Stage al Tar: “un’esperienza particolare”

L’ingresso dei laureati in materie giuridiche nel mondo del lavoro: per chi proviene dalla Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa i tempi di attesa si riducono. E’ quanto emerge da un’inchiesta recentemente pubblicata sul settimanale l’Espresso, secondo cui, dati alla mano, il Suor Orsola è uno degli atenei che “fanno la differenza” per il collocamento professionale dei dottori in legge. Da fonte Istat l’ateneo orsolino risulta essere tra le cinque università italiane con la più alta percentuale di laureati in area giuridica occupati dopo tre anni dalla laurea: il 61,2%. Lo precedono solo Varese-Insubria con il 65,8% e Trieste con il 63,2, mentre seguono Milano Bicocca e Parma, rispettivamente con il 58,3% e il 58,1%. Un risultato possibile grazie a un patto di collaborazione con il mondo delle professioni, che prende corpo nei percorsi di formazione post lauream tracciati dal Suor Orsola. Un esempio significativo ci è offerto dallo stage che quattrordici giovani laureati in Giurisprudenza stanno svolgendo al Tar della Campania, in forza di una convenzione stipulata lo scorso luglio tra l’ateneo e il Tribunale Amministrativo Regionale, fortemente voluta dal Preside della Facoltà Franco Fichera e dal Presidente della sesta sezione Tar dott. Michele Perrelli. Suddiviso in due quadrimestri per sette tirocinanti ciascuno, lo stage consente ai neodottori di entrare per la prima volta a contatto con la pratica del diritto, in un settore peraltro delicato e complesso come quello del Diritto amministrativo. Si tratta di un esperimento unico in Italia, che sta raccogliendo consensi sia per i suoi contenuti che per il modo in cui è organizzato. 
Antonio Barba, Maria Anna Ceccarelli, Luca Nuzzolo, Enrico Silvestri, Ida Tascone, Ilaria Valentino e Giuseppina Valiante sono i primi sette tirocinanti, selezionati in base al curriculum tra coloro che nell’anno precedente si erano laureati al Suor Orsola con la votazione minima di cento. Hanno iniziato lo stage da meno di un mese, ma già trovano giovamento dal frequentare il Tribunale amministrativo nel corso di quello che può essere definito come una sorta di uditorato, dato che ciascun partecipante viene assegnato a una sezione e ai suoi magistrati. “Sono molto soddisfatta – dice Ida Tascone, ventiquattrenne di Salerno, assegnata alla terza sezione- finalmente passo da uno studio accademico a uno studio pratico, che, per come è organizzato, consente di avere uno sguardo globale su tutto l’iter processuale amministrativo. Mi sono stati affidati una decina di fascicoli da studiare, resi anonimi in ossequio alle norme sulla privacy, inoltre ho potuto assistere a delle udienze, alcune delle quali in camera di consiglio”. Ida, che si è laureata a ottobre 2004 con una tesi sulla potestà statutaria del comune, relatore il prof. Giuseppe Palma, frequenta anche la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Sottolinea che lo stage, grazie al rapporto diretto che permette di instaurare con i giudici, aiuta ad apprendere un metodo di ragionamento. “Il momento della decisione è segreto – racconta- ma i magistrati, accompagnandoci attraverso le diverse fasi del processo, ci permettono di arrivare da soli alla decisione. Ci insegnano a ragionare”. 
Sorpresi “dalla 
serietà dello stage”
L’eccezionalità di quest’esperienza è ciò su cui si sofferma Antonio Barba, che non avrebbe mai pensato di poter frequentare un ambiente importante come quello del Tar a soli 23 anni. “E’ un’esperienza eccezionale nel senso di particolare – precisa Antonio, che è anche dottorando in Procedura penale- non capita tutti i giorni di avere la possibilità di osservare il funzionamento del Tribunale amministrativo dall’interno, addirittura essendo presenti in camera di consiglio. Al di là di quella che avrebbe potuto essere l’utilità concreta dello stage in termini di titolo attribuito, ho ritenuto giusto presentare domanda di partecipazione per l’innovatività e l’importanza di quest’iniziativa”. Antonio è rimasto colpito dalla disponibilità e cordialità dei magistrati, e non è l’unico. Maria Anna Ciccarelli, 24 anni, aspirante uditore giudiziario, è entusiasta dell’ambiente in cui si trova a svolgere il tirocinio: “mi piacciono il rigore e il rispetto della forma, l’ordine con cui si svolgono le udienze, elementi che non sempre si ritrovano in altri ambienti, come ad esempio quello dei tribunali civili. Apprezzo molto anche la disponibilità dei magistrati del Tar, che ci seguono attentamente”. Luca Nuzzolo, 26 anni, laureato come gli altri con il massimo dei voti, afferma di essere addirittura rimasto sorpreso della serietà dello stage. “Quando mi arrivò la lettera con cui l’università informava della possibilità di svolgere uno stage presso il Tar pensai che si trattasse di una trovata pubblicitaria – racconta- però ho voluto provare e oggi sono contento: questo stage è una cosa seria, impegnativa. E’ decisamente formativo, inoltre i magistrati sono molto presenti, spronano a studiare e insegnano ad analizzare i problemi giuridici a 360 gradi. Quando si svolge la pratica forense invece è difficile che l’avvocato dominus ti stia realmente dietro, la formazione e l’approfondimento sono lasciate al tuo senso di responsabilità”. Luca in genere non manca di verve polemica, ma stavolta dice di non avere proprio nulla da recriminare. E da ex membro studentesco della Commissione paritetica per la didattica, afferma che sceglierebbe la Facoltà di Giurisprudenza al Suor Orsola altre cento volte. “Sono stato tra i primi iscritti di questa facoltà – afferma- girava voce che da noi gli esami fossero più facili. In realtà, se di maggiore semplicità si vuole parlare, lo si può fare solo ricordando il problema della giustizia: se spendo soldi per iscrivermi all’università poi pretendo che i docenti impieghino il loro tempo per me, pretendo che mi sia dato lo spazio per un contatto diretto con loro. Al Suor Orsola questo contatto c’è, e sicuramente ne deriva una maggiore serenità nel portare avanti gli studi. Studi più agevoli perché fatti in una facoltà più giusta”. 
Sara Pepe
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