Studentesse a cinque stelle consigliano…

“L’autorganizzazione, imparare ad incastrare tutto in agenda, è stata l’impresa più difficile. Mi sono iscritta con il precedente ordinamento, quando in un anno si dovevano sostenere 13 esami. Capitava spesso che esami, corsi ed esercitazioni coincidessero. Ho dovuto imparare a stabilire delle priorità”, racconta Isabella Nittolo, ventidue anni, napoletana, studentessa magistrale in Economia Aziendale che ha vissuto un’esperienza esclusiva, il corso di Negoziazioni, inserito fra gli insegnamenti a scelta del percorso didattico, l’unico esempio in Italia. L’esordio è complicato: “sono riuscita a superare solo quattro esami su sette, ma le cose sono migliorate dopo aver sostenuto l’esame di Microeconomia”.
Iolanda Barone, ventisette anni, napoletana, ma fuori sede nella sua città perché si è trasferita a Roma, è iscritta al primo anno di Economics and Finance, curriculum in lingua inglese della Magistrale in Economia e Commercio. Ha vinto il Premio Lilli Basile, docente della Facoltà scomparsa nel 2007, grazie al quale ha seguito il corso del Centro Estudios Monetarios y Financieros – Cemfi di Madrid. “Ho iniziato, con orientamento a zero, ad Economia Aziendale ma non mi piaceva. Non ero una brava studentessa, poi ho affrontato l’esame di Microeconomia e mi ha interessato molto. Così Macroeconomia. È stato il mio professore a rendersi conto della mia passione per la teoria economica ed a suggerirmi di cambiare Corso di Laurea”. Il consiglio per vivere al meglio l’università: “è non perdere tempo. L’università non è il luogo in cui proseguire gli studi, lavorando sui libri in modo passivo, secondo schemi prestabiliti, scegliendo gli esami in base al numero di pagine, la variabilità delle domande d’esame, la possibilità di copiare, la reputazione del docente. È, invece, il luogo in cui devi formare una tua identità. Il percorso universitario non può prescindere da una chiara visione di chi si vuole essere, quali passioni abbiamo, cosa ci gratifica e ci tiene svegli la notte per la voglia di sapere e di fare”. Così “quando sei cosciente delle tue passioni, quando il tuo obiettivo è la tua identità, lo studio diventa allora la tua passione, l’università il luogo in cui cominci a costruirla e coltivarla e la laurea, conseguita nei tempi necessari ai tuoi scopi, diventa solo un passaggio, non più una meta priva di un valore reale”.
“Ho scelto questi studi perché provenivo dalla Ragioneria. Mi interessavano la libera professione o l’impresa. Poi ho dato due esami di Statistica che mi hanno chiarito le idee sulla materia; chi non la conosce pensa che sia ostica, invece, andando oltre comprendi che, pur fondandosi su principi matematici, non è solo questo”, dice con entusiasmo Nicole Triunfo, venticinque anni, napoletana, laureata magistrale in Economia Aziendale e dottoranda in Statistica. Per affrontare al meglio questi studi è necessario frequentare le lezioni, studiare, frequentare la struttura: “È il solo modo per essere aggiornati. C’è molta solidarietà fra studenti, ci si scambia informazioni sui testi, sulle domande più ricorrenti, sulle difficoltà principali di un esame. In questo modo si riesce a stare al passo senza arretrarsi molto. Io ci sono riuscita, conseguendo anche risultati discreti”.  Per fortuna, sottolinea ancora Nicole, la struttura di Monte Sant’Angelo è perfetta. “C’è tutto quello di cui uno studente ha bisogno, biblioteche, aule studio, uffici, punti ristoro, è accogliente e i docenti di Economia Aziendale sono giovani, con un approccio moderno”. La formazione è teorica, ma molto spazio è riservato all’applicazione pratica. “Molti corsi prevedono tesine, lavori di gruppo, project works, business games che ti permettono di vivere, sotto forma di simulazione, situazioni reali”. Il primo anno è il più difficile. “Matematica è l’esame in cui i ragazzi prendono in genere i voti peggiori, mentre l’Economia Aziendale presenta nella parte applicata cose mai viste a scuola”. L’altro piccolo grande scoglio è rappresentato dall’esame di Microeconomia. 
Claudia Arena, 24 anni , sta svolgendo il dottorato in Economia Aziendale. È la vincitrice del Premio Marisa Bellisario che promuove il talento femminile nelle professioni, nel management, nella scienza, nell’economia e nel sociale a livello nazionale ed internazionale. “Il premio è una mela d’oro, una mela cotogna simbolo delle donne. La selezione è in base al curriculum e alla tesi”, racconta Claudia. Ha scelto il dottorato perché “lo studio è la cosa che amo di più ed in cui riesco meglio”. L’interesse per l’azienda ed il suo funzionamento l’ha spinta ad intraprendere questo percorso che è necessario affrontare con “buone basi perché si tratta di studi multidisciplinari, per i quali occorre una certa flessibilità mentale, puntando al massimo in ogni esame, perché se manca un tassello si nota”. Per questo gli esami del primo anno, più di altri, fanno la differenza.
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