Studio matto e disperato

“È una Facoltà che si trasforma, che tiene il passo con i cambiamenti del mondo esterno”, dice Roberto Iacono, Presidente del Consiglio degli Studenti di Facoltà. “Negli ultimi anni c’è stato un avvicinamento tra docenti e discenti, che sfata quel luogo comune che vede professori inarrivabili e studenti in panne. Oggi c’è molta più disponibilità a mettersi in gioco”. Un cambiamento che si avverte anche nei numerosi progetti che la Facoltà sviluppa d’intesa col territorio. “L’apertura al sociale è stato il punto di svolta, in questo caso oltre ai nostri Maestri abbiamo l’opportunità di trovarci di fronte a operatori che tracciano la storia del diritto. Questa Facoltà è adatta a chi fa progetti concreti, ben ancorati alla realtà. Giurisprudenza non è in linea con chi ama divagare, qui c’è bisogno di concretezza e le matricole devono essere disposte al continuo aggiornamento”. La scelta di questo percorso di studi va fatta solo se “piace il diritto e si è animati da un forte senso della legalità”. Alla Federico II, sottolinea Iacono, “si consegue una laurea molto forte, spendibile in più campi, che apre molte più porte nel futuro post laurea”. 
Barbara Ranieri, studentessa al quinto anno prossima alla laurea, ha scelto la Facoltà proprio guardando al futuro. “Laurearsi al Federico II è da sempre sinonimo di garanzia e quindi dovrebbe essere più facile trovare lavoro – dice – La Facoltà è ben organizzata, le sessioni d’esame non sono poche come in altri atenei e la difficoltà degli insegnamenti è commisurata alla bravura dei Maestri. Consiglio l’iscrizione a chi non ha paura di uno studio matto e disperatissimo”. Per Domenico Passaro, studente al terzo anno, “la preparazione è ottima e altamente competitiva. Gli studi giuridici sono sempre attuali e promettono bene in campo lavorativo”. Il consiglio alle matricole: “studiare da subito onde evitare quelle perdite di tempo che durante il percorso rischiano poi di accumularsi”. Per Margherita Marletta, studentessa al quarto anno, è necessario sostenere “Costituzionale e Privato entro il primo anno, in modo da evitare i ritardi previsti dalle propedeuticità. Più si va avanti, più gli esami rischiano di complicarsi e di accavallarsi. Nei primi mesi, meglio buttarsi nella mischia in modo da verificare subito la propria attitudine agli studi giuridici”. “Mai mollare – l’invito di Francesco Costagliola – Neanche di fronte ad esami da 1000 pagine, neanche se in aula non c’è un posto per sedersi e il sovraffollamento diventa davvero fastidioso. I primi tempi sono i più difficili, poi ci si adatta e si scopre che a Giurisprudenza si costruisce il futuro di questo Paese. Ed allora sì che comincia la parte entusiasmante…”.
- Advertisement -
spot_img
spot_img

Articoli Correlati