Supplenze, d’ora in poi incarichi gratuiti ai docenti interni

È stata approvata nel corso del Senato Accademico della Federico II del 12 maggio la bozza, tuttora in corso di revisione, del nuovo Regolamento che disciplinerà d’ora in poi in tutto l’Ateneo i nuovi incarichi di insegnamento gratuiti e retribuiti. Una nuova terminologia, quella di “incarichi di insegnamento”, come spiega il Preside di Lettere Arturo de Vivo, che – applicando il decreto ministeriale dello scorso luglio – accorpa le tipologie finora distinte in supplenze e contratti di insegnamento a tempo determinato. Nella sostanza, il nuovo regolamento formalizza e disciplina una prassi già in uso da qualche tempo: quella di dare la preferenza, dove possibile, ad incarichi di insegnamento a titolo gratuito piuttosto che retribuiti, per cercare di salvare le casse già dissestate dell’Ateneo. L’affidamento di numerosi corsi a docenti esterni ai Corsi di Laurea, pagati con contratti a termine elargiti spesso fin troppo generosamente, è infatti una pratica che ha inciso finora non poco sulle finanze universitarie. Per questo, come nelle altre università italiane, anche alla Federico II vengono ufficializzati i nuovi criteri in base ai quali la preferenza verrà data d’ora in poi, in tutte le Facoltà, agli incarichi prestati a titolo gratuito da docenti o ricercatori interni; soltanto una volta che questo primo bando vada deserto, sarà possibile ricorrere ai contratti retribuiti. 
“Certo il nuovo testo sembra solo regolamentare un meccanismo già funzionante da tempo”, commenta Vincenzo Drago, rappresentante degli studenti di Lettere in Senato Accademico, “ma mi sembra che comporti anche una riduzione dell’autonomia decisionale delle singole Facoltà, introducendo nuove regole uguali per tutti”. Uno dei timori dei rappresentanti degli studenti, come spiega Vincenzo, è che “dovendo dare la preferenza agli incarichi a titolo gratuito, il rischio è che docenti più inesperti, magari più interessati a ricoprire questo tipo di incarichi rispetto ad altri già affermati, possano ritrovarsi a ricoprire corsi anche importanti. Non vorrei che a causa dei tagli si cominciasse a ricorrere a contratti solo gratuiti, con un ricambio di docenti continuo. Per i neodocenti poi questo percorso prevederebbe un calvario minimo di due anni accademici; in questo senso il nuovo regolamento riguarda anche gli studenti, sia come destinatari dell’insegnamento, che come futuri docenti sottopagati. In particolare a Lettere, dove ci sono dieci corsi di laurea Triennali e altrettanti Magistrali, si ricorre molto spesso a contratti per docenze e supplenze; senza dubbio ci sono meno soldi e bisogna fare sacrifici, ma bisognerebbe cercare di razionalizzare il tutto, magari accorpando Corsi di Laurea simili, piuttosto che tagliare i soli contratti di docenza, altrimenti tra un paio d’anni si rischia il collasso totale. L’Università è fatta di studenti e docenti, se tagliamo i docenti non possiamo certo mettere i tecnici amministrativi a fare ricerca…”.
Secondo la prof.ssa Adriana Pignani, docente di Lettere e senatrice accademica, queste preoccupazioni non avrebbero fondamento. “Il regolamento non fa altro che introdurre un po’ d’ordine e procedure più snelle riguardo a prassi già consolidate, accrescendo anzi l’autonomia delle singole Facoltà e rendendo più agile il conferimento di incarichi di insegnamento a docenti interni alla stessa Facoltà. D’altra parte a Lettere le supplenze prestate dai docenti interni finora sono state sempre, o quasi, gratuite”. Uno dei problemi posti dal nuovo regolamento, come sottolinea la prof.ssa Pignani, è quello dei certificati di servizio: la bozza recita infatti che “l’attività di insegnamento svolta non dà luogo a diritti in ordine all’accesso nei ruoli delle Università”. Cosa che di fatto mette ancora di più in evidenza come gli incarichi gratuiti siano pensati per i docenti o ricercatori con un ruolo già consolidato e non per gli aspiranti neo-docenti. “Certo c’è un problema di reclutamento, tanto più ora che l’università tende a svecchiarsi, con i nuovi pensionamenti, portando ad un allargamento della base della piramide; ma non credo che i neo-docenti vadano indirizzati subito verso incarichi didattici, spesso troppo onerosi, quanto piuttosto verso la ricerca”, afferma il Preside De Vivo. Sempre nella stessa direzione va un altro elemento di novità introdotto dal nuovo regolamento, che stabilisce che le ore di incarichi ‘aggiuntivi’, per docenti e ricercatori già incardinati in un Corso di Laurea, possano essere 120 e non più 80 – “così almeno il Senato Accademico non sarà più sommerso dalle richieste dei docenti che chiedono di superare la soglia, com’è accaduto finora”, commenta la prof.ssa Pignani. Secondo i docenti, quindi, le preoccupazioni riguardo ad un possibile calo della qualità dell’insegnamento connesso all’aumento di incarichi gratuiti sarebbero del tutto immotivate. “Non vedo alcun problema in questo senso, ma mi fa piacere che gli studenti si preoccupino della qualità dell’insegnamento, è una cosa che va richiesta all’università italiana”, aggiunge la prof.ssa Pignani. 
“E’ piuttosto il contrario – afferma il Preside – perché per gli incarichi di insegnamento verranno privilegiati i docenti già interni alla Facoltà, ricorrendo ad esterni solo nel caso siano richiesti esperti con competenze specifiche”.
Viola Sarnelli
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