Tre anni sono pochi per formare un fisico

“Occorre una seria analisi dell’andamento del corso triennale e della laurea specialistica, per capire quali correttivi apportare a breve termine” dice il prof.Antonino Sciarrino neo eletto presidente del Corso di Laurea in Fisica. A suo giudizio, la laurea triennale non è una catastrofe ma non è soddisfacente. “La mia opinione è che un laureato triennale non è spendibile sul mercato del lavoro. Tre anni sono troppo pochi per formare un fisico, si acquisiscono solo le basi. Può avere un senso, un corso di laurea triennale molto professionalizzante, in settori estremamente specifici”. A sostegno di questa tesi, la quasi totalità degli studenti si iscrive con l’intenzione di proseguire con la specialistica. “È così per molte lauree scientifiche.  Pare non sia vero per le discipline umanistiche e per quelle che afferiscono al Polo delle Scienze della Vita”. Gli immatricolati registrati fino al 31 ottobre sono 74, un lievissimo calo rispetto all’anno scorso ma, da diverso tempo il numero degli immatricolati, pur restando sostanzialmente invariato, non cresce e il fenomeno si riproduce su scala mondiale. “Credo che sia dovuto al fatto che la Fisica non è più la scienza del secolo, è stata soppiantata dalla Biologia. Ma c’è anche da dire che il livello di preparazione è più basso rispetto al passato e un Corso di Laurea difficile come questo può scoraggiare”. Generalmente gli studenti sono divisi in due categorie, c’è chi ama lo studio e chi, invece, vuole avere una formazione migliore per affrontare il mondo del lavoro, una tendenza che la riforma ad Y sembra aver istituzionalizzato. “La maggior parte di chi sceglie Fisica sa già cosa vuole fare, non credo che quest’impostazione rappresenti una soluzione”. Una dimostrazione a supporto di questa affermazione: negli ultimi anni il numero di tesi teoriche, a Fisica è enormemente aumentato. 
“Bisogna migliorare l’organizzazione didattica, l’organigramma dei programmi e il modo di insegnare, per incrementare sensibilmente la percentuale delle persone che si laurea in tre anni”. Eppure il presidente non risparmia qualche tiratina d’orecchie ai suoi studenti: “la componente studentesca è molto attiva quando ci sono da affrontare le grandi riforme ed è presente nella commissione di autovalutazione ma potrebbe essere più attiva nel raccontare l’esperienza vissuta sulla propria pelle e nel segnalare le piccole disfunzioni del sistema”. Per affrontare i problemi creati dal nuovo ordinamento la ricetta sembra essere abbastanza chiara: “ridurre il numero dei corsi e aumentare i crediti. Non è solo una questione di stress. Con esami troppo frammentati si finisce col tagliare un argomento a fettine perdendone la visione d’insieme”. Fisica sta anche cercando di guardare oltre i propri confini, “siamo interessati a progetti di internazionalizzazione ma per la laurea specialistica” 
   Simona Pasquale
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