Troppi compiti ma pochi fondi

La Scuola di Specializzazione per insegnanti: è stato l’argomento al centro dell’ultimo Consiglio di Facoltà a Lettere. In assemblea è stata illustrata la relazione del professor Giovanni Polara, coordinatore per la Sis della Campania. L’occasione per fare il punto della situazione su quanto finora fatto per la Scuola e quale sarà il suo ruolo nell’ambito della riforma universitaria con l’introduzione della laurea europea. A pochi giorni dall’avvio delle lezioni sono ancora tanti gli interrogativi rimasti aperti per la Scuola che ha di fatto mandato in soffitta il vecchio sistema di reclutamento all’insegnamento. “Le Scuole di Specializzazione per la formazione degli insegnanti-scrive Polara-sono state istituite dalla legge 341/90 e sono normate dalla successiva decretazione, in particolare il Dpr del 1996 e il decreto ministeriale del 1998 che ne definiscono gli ordinamenti. Questa loro particolare caratteristica di essere previste da apposita specifica legge dello Stato le mette al sicuro, insieme con le Scuole di area sanitaria e quella per le professioni forensi, dall’abrogazione di tutte le altre Scuole di Specializzazione così come stabilito dal Decreto 509. La loro normativa è peraltro assai diversa da quelle delle altre Scuole, sia quelle tutelate da leggi italiane o da normative europee, sia le più diffuse Scuole di Specializzazione presenti in molte Facoltà (si pensi, da noi, a quelle in Archeologia e in Storia dell’arte); a differenza di essi infatti, non solo non sono incardinate in una Facoltà, ma non appartengono neppure ad una singola Università, bensì ad un consorzio a cui afferiscono tutti gli Atenei collocati nel territorio della regione”.  La Scuola Interuniversitaria della Campania, in sigla Sicsi, si è costituita con una convenzione fra l’Università di Napoli “Federico II’’, la Seconda Università di Napoli, l’Università di Salerno, l’Università del Sannio, l’Istituto Universitario Orientale, l’Istituto Universitario Navale e l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa. Convenzione che è stata poi firmata dai rispettivi Senati Accademici e Consigli di Amministrazione. “La necessità di trovare un accordo fra un numero così alto di sedi e di organi di gestione-continua Polara-ha comportato discussioni e tempi di gestazione assai lunghi, sicché l’attivazione della Scuola stessa è stata rinviata di un anno rispetto alla maggior parte delle altre regioni italiane, e comporta delicati equilibri fra le sedi consorziate”. Stabiliti gli ordinamenti didattici (“le attività didattiche dei due anni di corso, sono equamente divise fra approfondimenti disciplinari e discipline pedagogico – psicologiche, con l’aggiunta delle previste attività di laboratorio didattico e di tirocinio”), si sono definite le modalità delle prove di selezione per il reclutamento dei supervisori di tirocinio e per l’ammissione degli studenti. Il 18 ottobre sono state pubblicate le graduatorie provvisorie degli studenti ammessi all’orale consultabili sul sito web dell’Ateneo (www.amministrazione.unina.it). Dopo i tempi per i ricorsi e la pubblicazione delle graduatorie definitive inizieranno le prove orali. Prove da portare a compimento entro l’anno accademico 2000/2001, per garantire l’avvio delle lezioni. “Più lunghi saranno i tempi per il reclutamento dei supervisori, sia per il maggior numero di titoli da valutare, sia per la diversa tipologia delle prove scritte (temi anziché questionari) sia per la loro oggettiva minore urgenza, dal momento che l’avvio della Scuola può aver luogo anche indipendentemente dalle attività di tirocinio, che possono essere concentrate nel secondo anno, come è già avvenuto in molte delle Scuole già attivate nell’a.a.1999/2000”. Questione da affrontare: il budget. “L’intero finanziamento governativo previsto è stato infatti ampiamente esaurito dalla sola prova di ammissione degli studenti, che si è voluto fosse gratuita, e la possibilità di procedere ad attivazioni di supplenze retribuite o di contratti di insegnamento è stranamente connessa con le decisioni che saranno prese dagli organi di governo delle singole Università per eventuali finanziamenti aggiuntivi. Qualora tali disponibilità non dovessero sussistere, le possibilità di funzionamento della scuola sarebbero tutte riposte sull’utilizzazione di parte dell’orario corrispondente e carico didattico dei docenti in ruolo nei sette Atenei della regione” scrive Polara. Ai Rettori il compito di decidere. L’avvio della Sicsi comporta l’iscrizione annuale di un numero assai elevato di studenti (si pensi che gli immatricolati della Scuola di specializzazione superano per numero quelli della Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II nella proporzione di 7 a 5). “Sarà necessario -conclude il Coordinatore Polara- costituire un ufficio amministrativo e di segreteria, sia per i compiti di presidenza che coordinamento, sia per le pratiche degli studenti; soprattutto sarà necessario individuare gli spazi in cui avranno luogo le attività didattiche, che saranno tutte pomeridiane per consentire agli specializzandi eventuali supplenze di insegnamento nelle scuole”.  
Elviro Di Meo
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