Un archeologo (ex studente) alla guida del Corso: il prof. Nicola Busino

È il prof. Nicola Busino, ordinario di Archeologia, a succedere alla prof.ssa Nadia Barrella alla Presidenza del Corso di Laurea in Conservazione dei beni culturali: “Già a inizio mandato – ricorda il prof. Busino – la prof.ssa Barrella aveva supposto che il nuovo ruolo sarebbe stato incompatibile con i suoi numerosi impegni, tra i quali quello di delegata al placement di Ateneo, era quindi plausibile che si sarebbe dimessa. Per il tempo che ha retto la presidenza la professoressa, così come chi l’ha preceduta, ha fatto del suo meglio e io sarò ben lieto di fare altrettanto. Sono contento che i colleghi abbiano deciso di darmi fiducia, e farò della mia gestione un modo per ringraziare loro e l’istituzione stessa, dato che anch’io sono stato studente di questo Ateneo”, afferma il prof. Busino. I punti su cui intervenire: “credo che lavorare nel settore dei beni culturali ponga di fronte a grandi responsabilità e anche a una certa incertezza – racconta – Mentre per i nostri colleghi di Lettere è pressoché naturale il decorso, che nella maggior parte dei casi sfocia nell’insegnamento, per un operatore dei beni culturali la scelta non è altrettanto automatica. Come Presidente del Corso di Laurea, mi piacerebbe quindi aiutare gli studenti a comprendere quali sono i molteplici aspetti del mondo dei beni culturali e l’alta versatilità a cui quest’ultimo si presta”. Poi, la pratica sul campo: “Si dice che nell’ambito dell’archeologia sia necessario ‘fare l’occhio’, e io sono sinceramente convinto che sia così. L’archeologia è un ambito disciplinare pratico, vivo e pulsante, che come tale deve essere vissuto. L’emergenza epidemiologica ha causato il fermo delle attività e probabilmente la situazione resterà invariata nel prossimo semestre, ma tutti i nostri sforzi saranno volti a riprendere le attività in presenza quanto prima, compatibilmente con le misure statali”.
I numeri del Corso: “Dai dati Anvur risulta che il numero degli iscritti è sensibilmente aumentato rispetto agli anni passati, fino a raggiungere un centinaio di adesioni in questo anno accademico; credo che questo sia dovuto al grande impegno profuso dal nostro corpo docente, che ha permesso di poter reggere il confronto con i competitors coi quali pure dobbiamo misurarci, primo tra tutti la Federico II. Da noi sono presenti anche studenti che provengono dal Molise e dal basso Lazio, questo a dimostrazione che la nostra offerta formativa viene apprezzata anche al di fuori dei confini regionali”. Un settore del quale non è semplice indagare l’indice di occupazione, quello dei beni culturali: “questo a causa dell’alta versatilità a cui questo ambito si presta. È per questo che lo studente che intenda scegliere Conservazione dei beni culturali deve già avere le idee chiare: ci si iscrive per passione, perché nel corso degli anni di studio è la curiosità che funge da catalizzatore – sottolinea il prof. Busino – I nostri studenti si distinguono proprio per questa caratteristica, la curiosità! Abbiamo studenti che provengono dalle più diverse carriere scolastiche, licei e istituti professionali, e tutti riescono a conseguire discreti successi, perché l’offerta formativa è studiata per ognuno, a prescindere dai prerequisiti che possiede”. L’intento è anche quello di abituare gli studenti a una nuova realtà, quella del 2.0, che nell’abbracciare tutti i settori non ha risparmiato i beni culturali: “Ci muoviamo in un mondo sempre più digitalizzato, e il nostro compito è non soltanto quello di rimanere costantemente aggiornati, ma di trasmettere le giuste competenze. I beni culturali sono oggi fruibili dal grande pubblico grazie a una serie di iniziative promosse sul web e che, nella gran parte dei casi, prevedono percorsi interattivi; il ruolo dell’operatore dei beni culturali non è dunque più solo quello tradizionale: egli deve conoscere i meccanismi intorno a cui si muove il web e saperlo sfruttare per la promozione dei siti di interesse collettivo”. Ecco quindi che il prof. Busino ha intenzione di puntare sulla chiarezza e sull’internazionalizzazione: “cercherò di dare agli studenti, nei limiti delle mie possibilità, una visione precisa del ventaglio di occasioni cui possono ambire e proporrò concreti interventi per la promozione dell’internazionalizzazione”. Un consiglio agli studenti: “Essere sempre curiosi. Questo è un settore nel quale non si può improvvisare e si deve essere mossi dalla passione. Si tratta di un percorso che può richiedere molti anni, ed è quindi necessario godere sempre di quella spinta propulsiva che, come ben sappiamo, è data solo dalla motivazione. Lo studente non è solo e può contare sulla disponibilità di tutto il corpo docente, basta presentarsi e chiedere”.
Nicola Di Nardo

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