Una Facoltà totalizzante

Tempo di esami ad Architettura. Nell’aula al pianterreno della sede di via Forno Vecchio poche persone, concentratissime a studiare. Paolo Stanzione, un ragazzo che vive a Pagani e frequenta il primo anno, racconta il suo impatto con la Facoltà. E’ iscritto a Scienze dell’architettura. “Temevo molto che fosse sostanzialmente disorganizzata. Devo dire, invece, che è meglio di quanto mi aspettassi. Certo, può capitare che il microfono sia guasto e chi siede in fondo non riesce a sentire bene le parole del professore, ma nel complesso sono abbastanza soddisfatto”. Il vero problema, riferisce, è trovare il tempo per studiare e ripassare ciò che i docenti spiegano in aula. “Io mi sveglio la mattina alle sette per essere qui in Facoltà alle otto e mezza. Torno a casa alle cinque e mezza, se i corsi si concludono alle quattro, oppure alle sette e mezza, quando ho lezione fino alle sei di pomeriggio. Resta poco tempo per studiare ed anche per fare altro”.  Fabrizio Ciarnelli ricorda il suo test di ingresso: “Abbordabile, tranne che per i quiz di Matematica”. Francesca Liparelli, 20 anni, iscritta ad Architettura quinquennale: “Pensavo fosse peggio, più difficile. Merito soprattutto dei docenti, che  sono molto disponibili, attenti, ci seguono bene. E’ una sorpresa piacevole, perché avevo ricevuto notizie diverse”. In negativo, anche lei indica i ritmi dei corsi fin troppo serrati. “Quando c’erano i corsi entravo la mattina presto ed uscivo a pomeriggio inoltrato o addirittura la sera, dopo le sei. Ho cercato  di studiare quando arrivavo a casa, ma effettivamente non mi è rimasto spazio per fare molto altro. Non che non sapessi che l’università è molto impegnativa, tutt’altro, però così diventa addirittura totalizzante”. Mauro Arcella, 19 anni, pure lui napoletano, ha già scelto il corso che gli piace di più. “Direi senza dubbio alcuno Disegno. Quello meno bello non lo dico, mi limito a riferire che la Matematica non è proprio la materia che prediligo”. La sorpresa migliore? “La sede di via Forno Vecchio è davvero bella e funzionale. Mi piace molto, è accogliente, pulita, gli spazi sono bene organizzati”.
Amalia Piccirillo elegge Storia dell’architettura, se le si chiede di indicare il corso che l’ha appassionata in maniera particolare. “Merito della materia, certamente”, riferisce, “ma pure del professore e del metodo di insegnamento”. Per lei Architettura è stata una sorpresa. “Mi è sembrato di stare ancora a scuola, al liceo. Non per i contenuti, naturalmente, ma per come sono organizzate le giornate. Credevo che all’università ci fosse la possibilità di gestirsi in maniera più autonoma. Noto, invece, che bisogna studiare giorno per giorno e seguire costantemente dal primo mattino fino a tutto il pomeriggio”. Raffaele Celentano è un ragazzo della provincia di Salerno. Racconta: “L’impatto con la Facoltà è stato buono. Meno quello con la città. Abbiamo preso casa in 5, nel centro storico, in un appartamento piuttosto vecchio e malandato. Sono molto più tranquillo in Facoltà che a casa!”.  
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