Una scuola in Africa e borse di studio per i giovani: l’impegno filantropico del Commendatore al Merito prof. Donato Matassino

Un premio per l’impegno civile e filantropico. Lo ha ricevuto il prof. Donato Matassino dalle mani del Presidente Sergio Mattarella. È stato nominato, lo scorso dicembre, Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, terzo grado onorifico dell’Ordine al Merito. “Per me è stata davvero una sorpresa, non mi aspettavo di ricevere una tale onorificenza – commenta il docente, Emerito di Zootecnica alla Federico II – L’incontro con il Presidente della Repubblica mi ha lasciato un bellissimo ricordo, di una persona squisita, dai modi gentili e dall’intelletto fino, con uno sguardo profondo ed acuto. Ho avuto modo di scambiare alcune frasi con lui sia al momento della consegna del Premio, che durante il buffet che ci è stato offerto nella Sala degli Specchi, al termine della cerimonia. Vorrei anche ricordare con piacere la lettera che mi è stata inviata dal Rettore Manfredi, ora Ministro dell’Università, che sottolineava come con il mio impegno abbia dato lustro all’Ateneo federiciano”. Il prof. Matassino è stato insignito di questa onorificenza “per il suo generoso contributo per il sostegno al diritto allo studio per i bambini nei Paesi svantaggiati e per la promozione della ricerca scientifica in Italia”, come si legge nelle motivazioni. Il professore, 85 anni, di Ariano Irpino, ha infatti devoluto la sua intera liquidazione per la costruzione di una scuola in Madagascar, e ha impegnato somme proprie per l’erogazione di borse di studio a giovani dottorandi italiani. In quiescenza dalla didattica accademica, il prof. Matassino è tuttora Presidente, nonché fondatore, del Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative (ConSDABI) e porta avanti il suo impegno di ricerca e di studio su diversi progetti scientifici, ma la sua carriera inizia negli anni ’50. Classe 1934, il docente ricorda i suoi primi anni alla Federico II e il suo Maestro, il prof. Manlio Bettini, come tempi ricchi di entusiasmo e di spirito innovativo: “A 24 anni divenni assistente ordinario, grazie all’appoggio del prof. Bettini. Dopo diventai incaricato e nel ’74 ottenni la cattedra di Zootecnia Speciale. Quando il mio Maestro andò in pensione, presi la sua cattedra di Zootecnia Generale, che negli anni ha cambiato nome tante volte”. Nella sua lunghissima carriera il professore ha visto e vissuto in prima persona tutti i cambiamenti che hanno investito l’Università italiana in questa metà secolo, sempre con impegno e forte spirito critico, come quando si oppose fermamente alla riforma del sistema universitario voluta dall’allora Ministro Luigi Berliguer: “All’epoca ero Presidente del Comitato di Bioetica e Biotecnologia Molecolare del CNR e ho visto gli effetti disastrosi che ebbe la Riforma sulla ricerca, sulla distribuzione dei fondi e sulla rete di trasmissione di pensiero che si era formata tra i vari comitati”.
Un’Università che negli anni ha tolto spazio ai giovali talentuosi, restringendo le maglie del reclutamento a pochi eletti: “Oggi ci sono eccellenti ricercatori, ma per loro non c’è spazio. Nel ’70 eravamo 3400 ordinari in tutta Italia, eravamo pochi e se c’era qualche ‘barone’ che imperava si vedevano comunque meno favoritismi e clientelismi. Il reclutamento veniva fatto seguendo un percorso rigoroso che considerava tutto il curriculum del candidato, il quale, solo raggiunta la giusta maturità scientifica, superava la selezione. Oggi i criteri di valutazione sono sbagliati e non viene valutato il vero valore dei candidati”.
Le battaglie per
l’informatizzazione
con il professore
Nino Salvatore
Durante il suo cinquantennio alla Federico II, sono diversi i momenti che hanno rappresentato delle pietre miliari della storia non solo dell’Ateneo, ma di tutta la comunità scientifica. Tra questi il prof. Matassino ricorda: “il lavoro sul Centro Informatico di Elaborazione Elettronica, fatto con il prof. Savastano. Erano gli anni ’60 quando nacque il progetto di ampliamento del Centro che poi fu trasferito a Piazzale Tecchio, all’Istituto di Fisica. Ricordo – aggiunge – tutta la battaglia portata avanti dal prof. Nino Salvatore, il quale, dopo un viaggio in Svezia, chiese al Rettore di allora l’informatizzazione del Policlinico, con cartelle cliniche informatizzate per tutti i pazienti, come avveniva nel Paese scandinavo. Un progetto ambizioso. E sempre con Salvatore è stata l’avventura che ci doveva portare alla nascita di ‘Virgen’, Centro di Ricerca con sede ad Ariano Irpino che sarebbe dovuto diventare fulcro di una rete di scientifica tra i settori medici, zootecnico, biotecnologico e vegetale. Da qui si è arrivati alla nascita di Biogen e del ConsDABI”. Ma negli anni sono tanti i settori e i campi in cui il professore ha svolto ricerche (ha all’attivo oltre 400 memorie sperimentali e oltre 350 memorie critiche e contributi tecnici) ed è stato uno dei primi, negli anni ’60, ad interessarsi di biodiversità: “in particolare il recupero di biotipi autoctoni per recuperare le vecchie razze animali. Abbiamo iniziato dall’Uro, razza bovina presente migliaia di anni fa. Ora stiamo lavorando in stretta collaborazione con studiosi olandesi e oggi c’è una rete europea di ricerca che sta andando avanti per il recupero di questi bovini”. Notevole l’impegno filantropico che ha accompagnato l’impegno scientifico. Il prof. Matassino ha devoluto la sua intera liquidazione di oltre cinquant’anni di carriera, circa 200 mila euro, per la costruzione di una scuola in Africa: “Incontrai la madre fondatrice delle Suore della Visitazione ad Acerno, paese di cui sono originario e di cui sono stato sindaco e ora cittadino onorario. Loro avevano bisogno di fondi per la scuola ‘Magnificant’ in Madagascar, così decisi di fare questa donazione. Oggi la scuola, che è partita con 20 bambini, conta ben 525 studenti e proprio quest’anno raggiungono la maturità classica 16 dei venti alunni iniziali. È per me motivo di grande soddisfazione e orgoglio”. Diverse anche le donazioni per il sostegno ai giovani studiosi: “Sono socio emerito dell’Accademia dei Georgofili e ho stanziato 170 mila euro per una borsa di 6000 euro, da bandire ad anni alterni, per dottori di ricerca. Altri 50 mila euro – racconta il professore con estrema semplicità, come di chi fa della filantropia un gesto naturale – li ho donati all’Associazione Italiana per le Scienze e le Produzioni Animali per borse di studio di 4000 euro, sempre ad anni alterni e per giovani studiosi. Questi soldi sono quelli che ho ricevuto con il Premio Invernizzi (il Premio Nobel Italiano), per dare sostegno anche ai giovani delle università meridionali che spesso non avevano accesso alle borse di studio della Fondazione Invernizzi”.
Valentina Orellana
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