Una squadra di tre studentesse si aggiudica la “Moot Court Competition”

Sesta edizione per la Moot Court Competition di Giurisprudenza. La simulazione processuale, che vede confrontarsi squadre di studenti in ordine ad un caso fittizio di fronte ad una giuria di esperti, affina le sue armi espositive e, come il buon vino, migliora con gli anni. Arringhe ricercate esposte con veemenza, studenti in toga che emulano un processo civile con dovizia di particolari, professori estasiati: questi gli ingredienti di uno degli eventi più attesi del secondo semestre. Ad inaugurare la manifestazione del 27 marzo, il Rettore Guido Trombetti. “Il forte valore intrinseco dell’iniziativa fa pensare al ruolo centrale che occupano le università nel processo di formazione culturale. In un mondo che cambia di continuo, c’è bisogno di una grande cultura di base che permetta una certa flessibilità mentale e quindi lavorativa. Per questo motivo si sviluppano conoscenze più ampie e ci si abitua fin da subito a confrontarsi con la figura dell’altro. Questo evento di qualità rappresenta non solo un momento di crescita, ma anche un orientamento futuro, visto che ci si confronta con la realtà delle aule giudiziarie”, ha detto il Rettore. Anche il Preside di Giurisprudenza Lucio De Giovanni, soddisfatto per la manifestazione diventata ormai il fiore all’occhiello del corso di Diritto Privato, sottolinea la necessità di rafforzare il rapporto con il mondo delle professioni legali. “Quest’iniziativa, ormai diventata una piacevole consuetudine, rappresenta proprio l’unione perfetta tra formazione e sapere scientifico nel confronto tra matricole ed esperti del mestiere”, aggiunge il Preside. 
Il caso – l’Istituto del Contratto di Mutuo Oneroso con tasso di interesse usurario – è stato sviluppato dalla cattedra del prof. Ferdinando Bocchini, promotore dell’incontro con il comitato napoletano dell’associazione studentesca ELSA. Otto le squadre di studenti che, a turno, hanno recitato la parte dell’attore o del convenuto, attraverso la formulazione di arringhe atte a manifestare le proprie tesi. Difficoltà principale: esternare la propria difesa di fronte  ad una platea variegata, composta da professori e giovani studiosi del diritto. La giuria di esperti presieduta dal prof. Gabriello Piazza ha visto la partecipazione del prof. Bocchini, di Antonio Areniello, Segretario del Consiglio dell’Ordine dei Notai di Napoli, Nola e Torre Annunziata, e di Antonio Lepre, Magistrato del Tribunale di Napoli. La commissione si è soffermata ad ascoltare, interrompendo il discorso quando il concetto appariva poco chiaro, coadiuvando il lavoro dei ragazzi nell’esposizione di una materia tanto tecnica e vasta. L’obiettivo della Moot Court è proprio quello di aiutare gli studenti a “vincere le paure abituando al dialogo, alla competizione, attraverso una verifica delle idee atta ad acquisire una migliore capacità di articolazione delle tesi”, spiega il prof. Bocchini. Una palestra di vita che coinvolge un intero corso di Diritto privato: “c’è un impegno che dura tutto l’anno accademico – sottolinea il professore – L’evento è possibile grazie ad una comunità rappresentata dal corso, dalle esercitazioni, dalla disponibilità dei collaboratori. Quello che si vede è solo l’atto finale di un lungo processo, alla base c’è molto di più”. 
L’iniziativa rappresenta un valido ausilio didattico ed anche “un modo per capire che il diritto vivente è quello applicato e che il libro di testo deve essere letto attraverso l’interpretazione giurisprudenziale”, spiega il docente. Fatto sta che gli studenti che partecipano alla simulazione sono avvantaggiati in sede d’esame. “E’ innegabile che chi attraverso la simulazione acquisisca un metodo di studio particolare sarà avvantaggiato quando si ritroverà di fronte l’esame di Privato. Limitare la portata dell’evento all’esame però rischia di sminuire il lavoro svolto. Quello che è importante è aiutare i ragazzi (soprattutto le matricole) a vincere la timidezza, rapportandoli al mondo del diritto più concreto, fatto di aule giudiziarie, arringhe competitive e confronti con varie figure del mondo giuridico”, conclude il prof. Bocchini. 
Finite le orazioni, la giuria raggiunge il verdetto: una squadra tutta al femminile si aggiudica il titolo di miglior arringa. Le tre ragazze Lorenza Turnaturi, Giorgia Salernitano e Alessia Tomo sono, a detta degli esperti, quelle “più affiatate”, “hanno saputo dare il meglio nell’esposizione, senza l’ausilio di ulteriori materiali didattici”. Emozionate ed incredule, le studentesse ricevono il tanto sospirato attestato di merito. “Non credevamo di vincere – esordiscono all’unisono – Siamo soddisfatte perché abbiamo lavorato molto, la manifestazione richiede impegno costante. Per raggiungere risultati eccellenti, oltre allo studio è richiesta una bella dose di coraggio”. Incoscienza che solo le matricole possono avere. “Speriamo che quest’esperienza sia fruttuosa anche nell’affrontare il Diritto privato. Di certo abbiamo studiato molti istituti che ci aiuteranno nello svolgimento dell’esame”. Un’ultima battuta per Valentina Citarella, Presidente dell’Elsa: “ogni anno è sempre una forte emozione vedere giovani studenti confrontarsi su questioni attuali di giurisprudenza. Grazie alla simulazione, portiamo il diritto fuori dalle aule giudiziarie, con l’ausilio e l’esperienza dei grandi maestri”
Susy Lubrano
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