Università: in tre anni 160 milioni di euro spostati dal Sud al Centro-Nord

“Il Fois (Forum per un impegno sociale) ha immaginato di lavorare in maniera propositiva. Abbiamo elaborato delle proposte per le quali ci siamo confrontati anche con il mondo accademico. Oggi siamo qui perché vorremmo offrire al dibattito degli esperti queste nostre idee”. Le sfide urgenti dell’università italiana affrontate attraverso il confronto. A sostenere questa linea è stato il professore e parlamentare Raffaele Calabrò, moderatore del convegno “Valutazione della ricerca e reclutamento universitario” che, il 14 febbraio, ha riunito al Centro Congressi della Federico II in via Partenope membri del mondo accademico e rappresentanti delle istituzioni. L’apertura dei lavori è stata affidata all’Assessore regionale Guido Trombetti: “il tema della valutazione, a mio avviso, è di grandissimo rilievo e su questo vale la pena accendere i riflettori, cosa che gli organizzatori hanno fatto con questa giornata”. La riflessione è partita da alcuni dati che, come sottolinea la prof.ssa Gabriella Fabbrocini, “consentono di ragionare e di mettere in risalto gli effetti positivi, ma anche le criticità del sistema attuale, provando a proporre eventuali soluzioni”. Le cifre sono impietose. Una nuova tempesta si sta abbattendo sulle nostre università? Questa la minacciosa domanda che compare su una delle slide proiettate dalla docente: “se è vero che in tre anni c’è stato uno spostamento di 160 milioni di euro dalle Università del Sud a quelle del Centro-Nord, l’ipotesi è che, in futuro, 100 milioni all’anno verranno sottratti al finanziamento degli atenei meridionali. C’è da chiedersi se stiamo premiando le eccellenze o i territori che le ospitano. Se l’apparato industriale meridionale non è tale da assorbire tutti i nostri laureati, abbiamo colpa come università o forse va rivisto il sistema?”. L’ago della bilancia, naturalmente, pende verso la seconda prospettiva. Motivo per il quale il Fois sta affrontando il tema università attraverso una commissione guidata dal giurista e docente Antonio Palma che, per l’occasione, ha spiegato ai presenti le proposte elaborate dal suo gruppo di lavoro. Il percorso verso il superamento delle criticità passa attraverso quattro tappe: definire una procedura snella da un punto di vista economico e funzionale, modificare criteri e parametri di valutazione per garantire una maggiore partecipazione da parte delle società scientifiche, cambiare il criterio del punto organico per le chiamate degli interni e, infine, rimodulare i parametri di finanziamento delle università, individuando criteri meno penalizzanti per gli Atenei del meridione. Chiaro anche il punto di partenza, definito dal docente: “non v’è dubbio che la prima grande riforma è quella di rendersi conto che l’università nella quale siamo cresciuti noi non esiste più, perché essa non era più in grado di corrispondere alle domande di utilità sociale che il sistema le rivolgeva”.
 
Verso lo spopolamento delle università
 
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del Rettore della Federico II Gaetano Manfredi, che si è soffermato su studenti e qualità di didattica e reclutamento, in nome di un’università che abbia la capacità di differenziarsi dal liceo: “non possiamo scindere la ricerca scientifica dalla didattica. Quello che insegniamo nelle nostre aule non può essere quello che è stato fatto vent’anni fa. Questo per tutti i settori, compresi quelli umanistici”. Poi si è rivolto alle istituzioni: “noi dobbiamo chiedere alla politica un’attenzione per tutto il sistema universitario, che deve essere più finanziato, altrimenti diventa una discussione sulle briciole”. Rischiando di compromettere il futuro dell’università. Su questo, il Rettore della Seconda Università Giuseppe Paolisso: “stiamo andando incontro allo spopolamento dell’università. Avremo tanti generali, ma non avremo soldati. In queste condizioni le battaglie si perdono”. Sul reclutamento ha avanzato, poi, una proposta: “se dobbiamo andare incontro alla valutazione e alla qualità, dobbiamo liberalizzare le chiamate dei professori associati e di quelli ordinari, andando verso un sistema di valutazione serio con penalizzazioni nei confronti delle università che non sono in grado di fare un reclutamento di qualità”. A fargli da eco, il professor Aurelio Tommasetti, Rettore dell’Università di Salerno: “come università siamo pronti a continuare la strada già tracciata, ovvero quella di un legame più diretto tra il reclutamento, la promozione e la valutazione esterna della ricerca. Però, al contempo, bisognerebbe aumentare il grado di autonomia delle università”. Farsi valutare per stare al passo con l’Europa. Questo il monito del Rettore dell’Università Tor Vergata di Roma Giuseppe Novelli, per il quale “il sistema della valutazione è molto importante per creare un ranking”. Sul valore di questa procedura si è soffermato anche il Presidente del CUN (Consiglio Universitario Nazionale) Andrea Lenzi: “un professore universitario che dice che la valutazione è una cosa strana, è un professore che non si fa valutare dagli studenti, che non produce scientificamente e che quindi non conosce come si valuta il prodotto scientifico del collega”. Più morbidi i toni del prof. Stefano Fantoni, Presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca): “bisogna valutare per trasformare le traversie in opportunità. Università e ricerca sono le leve principali dello sviluppo che è ancora possibile. La loro importanza per il futuro del Paese rende altrettanto importanti le scelte che si fanno in materia. Scelte che devono essere colte, cioè non devono prescindere dalla realtà, e rigorose, quindi capaci di attuare strategie a lungo termine”. La palla passa al governo, rappresentato nell’occasione dal Capo Dipartimento del MIUR per la formazione superiore e per la ricerca Marco Mancini: “a breve invieremo il Decreto Ministeriale al CUN e all’ANVUR per ragionare su criteri, parametri e qualità delle proposte avanzate. Il mondo sta cambiando e noi lo stiamo cambiando insieme. Mi sembra un bel segnale che siamo qui, tutti insieme, a discutere di questi argomenti con una tempestività ad horas”. Una tempestività voluta dal Fois, perché, come sottolinea la prof.ssa Fabbrocini, “l’orizzonte è lontano, ma serve per continuare a camminare”.
Ciro Baldini
- Advertisement -





Articoli Correlati