Tra le esperienze di tirocinio più consolidate per gli studenti di Lettere Classiche si distingue quella attivata presso la Fondazione Banco di Napoli, che custodisce uno dei più grandi archivi bancari al mondo. Un percorso che, negli anni, ha coniugato formazione archivistica e competenze umanistiche, integrando anche strumenti innovativi. “Fu una delle prime esperienze attivate quando partirono i moduli di tirocinio curriculare – racconta il prof. Giancarlo Abbamonte, docente di Filologia Classica, già Coordinatore del Corso di Studi – anche perché esisteva già una convenzione con il nostro Ateneo.
Questo ha reso possibile avviare da subito il percorso”. A prima vista, si tratta di un contesto lontano dalle discipline classiche: “È un archivio bancario, quindi con poco latino e quasi nulla di greco”. Eppure, proprio questa distanza si traduce in un valore aggiunto. Gli studenti, infatti, acquisiscono “competenze tecniche legate alla catalogazione e all’archiviazione, applicandole a contenuti coerenti con il loro percorso di studi”. Non manca, dunque, una dimensione di ricerca pienamente inserita nell’ambito delle Lettere Classiche. “Negli anni precedenti alcuni studenti hanno lavorato sui pagamenti degli stampatori napoletani del Seicento: documenti che permettono di ricostruire quanto costasse stampare un libro in latino o in greco. In alcuni casi emergono dettagli molto precisi, come il costo dei caratteri tipografici greci”.
Ampio spazio è dedicato anche all’innovazione tecnologica, in particolare grazie all’utilizzo di Transkribus, software basato sull’intelligenza artificiale che consente la trascrizione automatica dei manoscritti. “Il Banco di Napoli rappresenta uno dei pochi centri nel Mezzogiorno, e tra i più avanzati a livello nazionale, ad adottare e sviluppare in modo sistematico questa tecnologia, nell’ambito di un consorzio internazionale – informa Abbamonte – Gli studenti lo utilizzano direttamente durante il tirocinio, applicandolo ai documenti d’archivio e acquisendo competenze immediatamente spendibili”. Si tratta, infatti, di uno strumento fondamentale anche per la paleografia, perché permette di “lavorare su testi in latino o in greco con trascrizioni automatiche che migliorano progressivamente”.
L’idea si è rivelata vincente: i posti disponibili vengono richiesti rapidamente e le domande spesso superano le disponibilità. “Per quest’anno, anche se il Banco di Napoli ha messo a disposizione quattro posti, mi sono già arrivate sei domande. Proverò a fare in modo che tutti possano partecipare, ma il numero resta limitato”. A supportare la formazione contribuiscono anche momenti didattici dedicati, con archivisti ed esperti coinvolti direttamente nelle attività.
Alla base dell’iniziativa c’è anche una prospettiva occupazionale concreta.
“Negli ultimi concorsi in archivistica molti posti sono rimasti scoperti, anche perché la prova di latino non è stata superata da diversi candidati”, osserva il docente. L’obiettivo del Corso è quindi quello di “formare studenti che abbiano sia competenze archivistiche sia una solida preparazione linguistica”. Un’esigenza che si lega anche ai cambiamenti nelle modalità di studio e degli interessi: “Tra le nuove generazioni c’è un interesse crescente per il dato materiale, per il documento. Più che all’interpretazione del testo, spesso si preferisce lavorare direttamente sulle fonti; inoltre corsi come Papirologia e Paleografia, pur essendo opzionali, registrano una partecipazione sempre più significativa”.
Accanto ad altre convenzioni attive, dalle scuole ai musei, fino agli scavi archeologici e all’editoria, è proprio l’apertura verso il mondo archivistico a delineare quindi una prospettiva sempre più concreta. Abbamonte lo rimarca: “Le Lettere Classiche possono oggi formare anche i futuri archivisti, soprattutto in un contesto in cui il latino e il greco stanno progressivamente scomparendo dai percorsi scolastici”.
Gi.Fo.
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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 18








