Le giornate del 9 e 10 aprile non sono state soltanto un appuntamento accademico, ma una vera e propria finestra sul futuro del settore. La seconda edizione dei PhD Days, ospitata dal CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) con sede a Capua e coordinata dall’ing. Antonio Concilio, ha trasformato l’istituto in un ecosistema vibrante dove la teoria incontra la visione strategica. Per i 63 dottorandi coinvolti, l’evento ha rappresentato un fondamentale “momento di discussione e di comparazione della loro metodologia e del loro approccio”, una definizione che l’ingegnere utilizza per sottolineare come il valore della ricerca non risieda solo nel dato numerico, ma nel processo intellettuale che lo genera.
Riuscire a “mettere insieme 14 Atenei di tutta Italia è motivo di orgoglio”, commenta, evidenziando la missione del CIRA come baricentro di un’eccellenza che supera i campanilismi locali per farsi sistema Paese. L’ambizione è quella di allargarsi a un numero sempre maggiore di Università distribuite lungo tutta la Penisola. I PhD Days si pongono come luogo di confronto e di stimolo tra dottorandi di diversa estrazione specialistica e tradizione territoriale, finalizzata ad un arricchimento trasversale di esperienze maturate sul campo dagli studenti e dai propri tutor, sia universitari sia del CIRA.
In questa cornice, il Centro smette di essere un semplice luogo fisico per diventare un “collante o meglio un facilitatore di interazioni tra i vari atenei che possono confrontarsi in un ambiente libero che va al di là del semplice ed elevato studio”. È proprio questo superamento del rigore isolato a favorire una crescita che l’ing. Concilio definisce come maturazione critica, essenziale per chi deve domani guidare l’innovazione.
Il programma ha seguito un’evoluzione narrativa che ha gratificato tutti i livelli dei ricercatori presenti: dai risultati consolidati di chi ha terminato il percorso, fino all’entusiasmo dei neofiti del 39º e 40º ciclo. Proprio la sessione dedicata alle nuove leve è stata descritta dal coordinatore come “uno tra i momenti più interessanti: la platea è diventata parte attiva grazie al confronto con chi è all’inizio del percorso, l’approccio ideale per guidare e ispirare i ricercatori di domani”. Questo scambio simbiotico si fonda sulla convinzione che più le idee circolano, più il ricercatore può “fare tesoro delle informazioni e decidere di conseguenza come meglio orientare la propria ricerca”.
L’utilità di giornate simili risponde a una necessità fisiologica del settore: rompere l’isolamento specialistico. L’ingegnere osserva infatti che il dottorato è spesso un sentiero solitario, ma la vera scoperta richiede di “guardare le cose da punti di vista diversi”, permettendo ai giovani di spaziare dalle scienze aeronautiche fino alle frontiere della Space Economy.
Oltre all’accesso a laboratori d’avanguardia, il valore aggiunto del CIRA risiede nel network umano. “E, si badi bene, questo tipo di espansione del significato economico dell’aerospazio, dovrà necessariamente contare su competenze diverse e complementari.
Non è un caso che già oggi si sviluppino tesi di dottorato su argomenti dell’aerospazio all’interno dei Dipartimenti di Giurisprudenza e di Economia, così come già in quelli di Biologia e di Medicina”, dunque il consiglio che Concilio rivolge ai giovani talenti è quasi una chiamata alle armi emotiva: “seguire la propria passione, staccarsi un attimo da quelle che sono le tendenze del momento”, evitando di inseguire mode tecnologiche che, per loro natura, sono effimere.
“Non esiste il ricercatore che lavora da solo all’interno del proprio sgabuzzino”, ribadisce con forza, ricordando che il successo scientifico è frutto di un contributo corale e di una socialità che diventa il vero motore del progresso tecnologico. Infine, guardando alle traiettorie di sviluppo della spesa economica globale, estende un ulteriore invito a non temere l’esperienza internazionale, purché si consideri l’Italia come il “punto naturale di compimento dei propri sforzi”, un approdo dove le opportunità future promettono di dare finalmente il giusto spazio a una generazione di ricercatori validi e appassionati.
Lucia Esposito
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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 6-7








