Testimonianze nell’incontro promosso dal Corso di Laurea Magistrale in Biologia. Dall’embriologia alla nutrizione: le possibili traiettorie professionali della biologia

Il dirigente dell’Asl; l’esperta nel trattare gli embrioni nei procedimenti di fecondazione assistita; la ricercatrice del Cnr impegnata nello studio di malattie rare; la rappresentante di un gruppo farmaceutico. Sono gli ospiti che hanno raccontato di sé, del proprio lavoro, dei propri percorsi professionali il 15 aprile a Monte Sant’Angelo, nell’ambito dell’evento ‘La professione del biologo tra pubblico, privato e libera professione’.

“L’iniziativa – dice la prof.ssa Gabriella Fiorentino, Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale che ha organizzato l’evento – ha rappresentato un momento dedicato all’orientamento e all’approfondimento delle prospettive professionali. Sono intervenuti professionisti che operano nei diversi ambiti professionali riconducibili ai curricula della Laurea Magistrale in Biologia attualmente impiegati in aziende, enti pubblici o liberi professionisti. I relatori hanno condiviso le proprie esperienze e percorsi di carriera, offrendo testimonianze volte a fornire una visione delle possibili traiettorie professionali della biologia”.

La risposta degli studenti è stata positiva: l’aula dove si è svolto l’incontro era gremita.
Ha aperto le danze Giuseppe De Carlo, biologo nutrizionista e dirigente presso l’Asl Napoli 1. “Dopo la maturità scientifica – ha raccontato – volevo cercare qualcosa che avesse a che fare con la nutrizione e l’ho trovata nel Corso di Laurea in Biologia”.

Entrambe le sue tesi di laurea, Triennale e Magistrale, “hanno avuto ad oggetto la nutrizione: Fisiologia della nutrizione e Nutrizione avanzata”. Già dopo il conseguimento della Laurea Triennale “avevo seguito Corsi di perfezionamento”. Esperienza che suggerisce a tutti: “così come consiglio, dopo la Magistrale, frequentare Scuole di Specializzazioni o Master, ad esempio quello in Sicurezza nutrizionale”. Vero è, ha chiarito, “che bisogna anche iniziare a lavorare. È un’esigenza per tutti. Io, dopo la Magistrale e l’esame per accedere all’Ordine dei Biologi, ho aperto uno studio come biologo nutrizionista ed ho insegnato per tre anni nelle scuole. L’insegnamento è compatibile con l’attività privata, sebbene vada richiesto il permesso al dirigente scolastico. È stato un periodo faticoso, ma si può fare”.

Ad ottobre 2021 si è presentata l’occasione di un concorso pubblico nell’Asl Napoli 1 per dirigenti biologi nella disciplina della nutrizione: “Andò bene ed ora lavoro nel Dipartimento di Prevenzione dell’Asl”. Una ragazza dalla platea ha chiesto se De Carlo era ansioso nel giorno della prima visita nello studio di nutrizionista.

“L’ho aperto – ha risposto lui – sette-otto mesi dopo la Laurea Magistrale e quando avevo già alle spalle il primo semestre di attività pratica nella Scuola di Specializzazione. Un po’ d’ansia c’è sempre, ma se si è ben preparati la si controlla”. Un’altra domanda ha riguardato i ritmi dell’attività di studio. “Dura 25 ore su 24”, ha detto lui con una iperbole. Come farsi conoscere? “Va fatta una sana pubblicità, che rispetti il codice deontologico. Ci sono poi i social e il passaparola, che resta lo strumento migliore”.

“Abbiamo a che fare con cellule e provette, ma anche con le speranze delle persone”

È intervenuto sulla genetica forense e sul ruolo del biologo in quel settore il dott. Ciro Di Nunzio. A raccontare il mondo dell’embriologo, Mirella Iaccarino, laurea in Biologia nel 1996, che oggi dirige un centro privato per la fecondazione assistita.

“Contribuire all’origine della vita è il più bel lavoro per un biologo. È inoltre un campo in continua evoluzione, c’è ancora poca automazione e si lavora in squadra – ha detto – Tutto questo senza dimenticare che è un lavoro dove il contatto umano è essenziale. Abbiamo a che fare con cellule e provette, ma anche con le speranze delle persone. È un lavoro dove c’è anche tanta manualità, che richiede concentrazione. Ben diverso da quello dei laboratori di analisi, dove ormai si tratta per lo più di caricare i campioni nelle macchine. Ancora, è un lavoro di squadra che impegna anche genetisti, nutrizionisti, andrologi, ginecologi e psicologi”.

Non tutti, ha sottolineato, possono diventare embriologi: “Servono grande capacità di concentrazione e di gestione dell’ansia e massima dedizione, perché non ci sono week end e festivi irrinunciabili. Noi seguiamo gli embrioni anche sabato e domenica”. Cosa fa l’embriologo: “Fecondazione in vitro, coltura e manipolazione degli embrioni, crioconservazione”. Iaccarino dopo la laurea ha frequentato un Master in Embriologia clinica nel Regno Unito e si è formata prevalentemente all’estero: Germania, Grecia, Belgio, Stati Uniti. “A differenza che in Spagna e in Inghilterra – ha spiegato – non esiste un percorso lineare in Italia per diventare embriologo. Sono certamente necessarie una laurea in Biologia oppure in Biotecnologie, poi consiglio di frequentare un Master.

La specializzazione, ma manca ancora una Scuola specifica, è indispensabile se volete lavorare in un centro pubblico”. Una studentessa ha chiesto alla biologa come si accede per fare esperienza nei centri di fecondazione assistita. La risposta: “In quelli privati non è semplice perché formare richiede tempo e lo si fa solo in caso di necessità, se ci sono posizioni da coprire. Meno arduo entrare nei centri universitari per svolgere la formazione pratica. Nel mio centro, per esempio, si accettano tesisti, ma pochi alla volta”.

In laboratorio “lo studio della vita al livello più profondo”

‘Empatia, collaborazione e condivisione’: peculiarità del gruppo della ricercatrice del CNR (Istituto di Biostrutture e Bioimmagini) di Emilia Pedone. Perché scegliere Biologia Biomolecolare? “È lo studio della vita al livello più profondo: le molecole, il funzionamento del DNA, i motivi per i quali ci ammaliamo e lo sviluppo di nuove terapie, farmaci e vaccini”. Una professione che richiede: “molta attività pratica in laboratorio”. Lo studente adatto: “Devono piacere chimica e biologia. Devono interessare la ricerca e il lavoro in laboratorio. Indispensabili la curiosità, il metodo e la voglia di capire in profondità”.

Gli sbocchi lavorativi, ha proseguito, non mancano: “L’industria farmaceutica, la ricerca pubblica o privata, i dottorati di ricerca. Suggerisco sempre di svolgere esperienze all’estero”. Ha ripercorso brevemente il suo cammino: “Mi sono laureata in Scienze Biologiche, ho conseguito poi il dottorato di ricerca in Chimica Biologica e Biologia Molecolare. Ho vinto alcune borse di studio e sono stata per un periodo all’estero, poi sono entrata tramite concorso al Cnr”.

Ha citato alcuni esempi delle ricerche nelle quali attualmente è impegnata: “la struttura e la funzione delle proteine coinvolte nei processi fisiopatologici. Per esempio nella sindrome di Ondine, una malattia rara che impone ai bambini che ne sono colpiti, per sopravvivere, la ventilazione meccanica notturna”. La ricerca implica necessariamente una situazione di instabilità economica? La domanda di una studentessa.

La risposta: “Certamente è una professione che non si sceglie per soldi. Il confronto con quello che guadagnano i ricercatori all’estero o con altri lavori dirigenziali, non regge. Però ci si sente veramente utile. Ho incontrato più volte i genitori dei bambini affetti dalla sindrome di Ondine. Quando sono in laboratorio vedo dietro le provette il volto di Riccardo e degli altri bambini”.

Silvia D’Amato, in conclusione, ha raccontato la vita di una biologa in un’azienda che produce dispositivi medici a base di sostanze, integratori alimentari, cosmetica e medicina estetica. “Nella mia azienda lavorano diversi biologi in vari ambiti. Per esempio nella produzione, nei dati clinici, nella consulenza e nella certificazione”.

Sulla sua formazione: “Ho frequentato il curriculum in Nutrizione e discusso una tesi in Biochimica, poi ho virato in Cosmetologia grazie ad un Master a Pavia. In quella città ho conseguito anche l’abilitazione alla professione”. Ha sottolineato: “Nulla è andato perduto del mio percorso di formazione”.
Fabrizio Geremicca

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