Cristian e l’incontro (fortunato) con il Corso in Sustainable Blue Economy

Classe 2006, Cristian Camporeale è tra i primi iscritti al nuovo Corso Triennale in Sustainable Blue Economy della Parthenope, un percorso internazionale istituito nell’ambito dell’Alleanza SEA-EU che guarda ai settori del mare e alle trasformazioni più attuali dell’economia globale. Una scelta tutt’altro che scontata per lo studente, maturata tra i banchi del liceo grazie ad una iniziativa di orientamento dell’Ateneo.

Un incontro che si intreccia con un fatto di cronaca molto discusso in quel periodo: “Casualmente, proprio allora era diventata virale la notizia del ‘granchio blu’ e di come questa specie invasiva stesse devastando l’acquacoltura di mitili nella laguna veneta. Mi affascinò subito l’idea”. Il fulcro degli studi è la Blue Economy, cioè l’insieme delle attività economiche legate al mare, spesso poco visibili ma fondamentali. “Sono settori tradizionalmente poco considerati dall’opinione pubblica, se non in casi eccezionali come il granchio blu, la Costa Concordia o gli avvistamenti di cetacei in acque inquinate. Eppure sono vitali per l’economia e la società”.

Per rendere l’idea della loro rilevanza, porta un esempio concreto: “Il 90% di tutti gli oggetti che ognuno di noi ha mai visto nella propria vita è stato almeno una volta trasportato via nave, cibo e vestiti compresi”. Un ambito, quello dello shipping, tornato al centro dell’attenzione anche per le tensioni geopolitiche: “Paradossalmente, il blocco delle navi ne ha fatto salire enormemente i prezzi. Ed è curioso che proprio adesso io abbia dato un esame di Diritto pubblico internazionale e della navigazione in cui si parlava, tra le altre cose, del diritto di passaggio negli stretti e della contrattazione per il trasporto di petrolio”.

Non manca uno sguardo alle criticità, soprattutto sul piano ambientale: “Molte di queste attività sono state per anni al centro di polemiche per la loro scarsa sostenibilità”. Oggi, però, il quadro normativo è cambiato: “Pensare ad un battello che emette fumo nero dalla ciminiera è ormai impensabile, almeno in Europa, grazie alle regolazioni dell’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) e alle direttive europee”. Tra i temi affrontati, anche casi storici come le ‘guerre del merluzzo’: “Dispute diplomatiche nel Nord Atlantico negli anni ’50 che hanno quasi portato all’estinzione della specie”.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: a cosa aspira uno che studia le guerre del merluzzo? Le prospettive professionali sono ampie: il Corso forma per diverse posizioni, come il Sustainability Junior Manager, oggi centrale nelle grandi aziende anche per via delle normative europee, oppure per attività di consulenza alle istituzioni pubbliche. Il percorso si distingue per un’impostazione fortemente multidisciplinare; il programma è molto vario (si può studiare biologia marina e oceani per un mese e poi passare a economia e matematica quello successivo), l’organizzazione didattica innovativa (12 moduli, si seguono lezioni per quattro settimane e alla quinta si sostengono due esami, per un totale di 10 ECTS).

Le prove non sono solo teoriche: spesso si tratta di progetti e case studies. Interamente in inglese, il Corso richiede un livello B1 e prevede un numero limitato di partecipanti. Elemento distintivo è la dimensione internazionale: il baccellierato è rilasciato da tutte le università coinvolte. Durante alcuni moduli arrivano professori da tutta Europa e tengono lezione in presenza. Il programma include inoltre almeno un anno all’estero: “Io ho scelto la Spagna”, dice Cristian. Anche il supporto economico è facilitato: il programma è co-finanziato dall’Unione Europea, quindi l’accesso ai fondi Erasmus è più semplice.

Entusiasmo e consapevolezza convivono nel racconto dello studente: “Il Corso mi piace moltissimo, in un certo senso sto vivendo un sogno. Anche se non ho ancora un obiettivo preciso, so che mi piacerebbe lavorare in un contesto internazionale, tra sostenibilità e istituzioni”. Ma c’è anche una riflessione sugli inizi del Corso: “Questo primo anno ci sono state poche iscrizioni, perché la promozione è partita tardi e c’era incertezza sull’avvio. Chi si iscriverà in futuro troverà probabilmente un’organizzazione ancora più rodata”. Eppure, proprio quell’incertezza iniziale si è rivelata decisiva: “Se non fosse partito subito, probabilmente avrei fatto altro. Invece è andata così, e ne sono davvero contento”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 39

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