Un Laboratorio, Didattica creativa attraverso le innovazioni tecnologiche (DiCiT), pensato per avvicinare concretamente gli studenti al mondo delle imprese, sviluppando competenze trasversali e capacità di problem solving. È questa la visione alla base del percorso coordinato dal prof. Vincenzo Basile, docente al Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni.
“Nasce dall’esigenza di innovare la didattica e di tenersi al passo con i tempi”, spiega. Il Laboratorio si inserisce in una linea più ampia: “Vogliamo utilizzare metodologie innovative e creative, abituando gli studenti a sviluppare una meta-competenza fondamentale: il problem solving”. Il valore aggiunto sta proprio nell’approccio pratico: “Non si tratta solo di teoria: gli studenti lavorano con strumenti digitali e software, ma soprattutto entrano in contatto diretto con aziende e imprese, che portano problemi reali da risolvere”.
Il laboratorio, iniziato il 23 aprile per concludersi il 14 giugno, è strutturato in sette incontri da tre ore ciascuno. “Abbiamo progettato un formato che alterna didattica frontale, lavoro individuale e attività di gruppo”, illustra il docente.
L’approccio è chiaramente definito: “È industry-driven, basato sul learning by doing e su logiche project-based”. Un elemento centrale è anche la componente digitale: “La piattaforma operativa è Behaveme, che consente agli studenti di lavorare su processi reali di onboarding e selezione”.
Il percorso prevede deliverable concreti: “Gli studenti dovranno sviluppare un project work, un impact brief e un executive pitch finale”. Il Laboratorio si configura quindi come un vero e proprio spazio di sperimentazione. “Mettiamo insieme competenze manageriali e offriamo strumenti avanzati per progettare scenari trasformativi ed evolutivi per le aziende”. Tra i partner coinvolti figurano aziende come Caffè Borbone, Carpisa e Compro Oro Milano, oltre alla stessa Behaveme: “Sono realtà che portano casi concreti e contribuiscono attivamente al percorso”.
Il calendario degli incontri riflette questa integrazione tra teoria e pratica. “Il primo incontro il 27 aprile è il kick-off, coordinato da me insieme al dott. Luigi Caputo, Ceo di Behaveme, per introdurre il framework e avviare gli studenti alla piattaforma”. Seguono poi le sessioni aziendali e tematiche: “Al secondo incontro il 30 aprile con il dott. Roberto Marra analizziamo le esigenze di formazione e onboarding di Caffè Borbone, una realtà napoletana; il 6 maggio affrontiamo temi normativi con l’avvocato e ricercatore Carlo Corcione, tra GDPR, uso dei dati, tutela della privacy e AI Act; per il quarto incontro, il 14, ospitiamo il dott. Dario Giordano, direttore generale di ComProf Milano, con cui collaboro da anni; per il quinto, sempre a maggio, con Antonio De Angelis e Bruno Mignosi lavoriamo sul caso Carpisa”.
Il laboratorio si apre anche a una dimensione internazionale: “Il 28 maggio il prof. Gregorio Fuschillo, della Kedge Business School di Marsiglia, terrà un intervento sul branding, utilizzando il caso Garofalo. Questo approccio innesca processi che favoriscono la creatività degli studenti, portandoli a sviluppare soluzioni efficaci a problematiche reali”. Il percorso si concluderà con una conferenza finale tra maggio e giugno. “Gli studenti presenteranno i progetti sviluppati davanti alle aziende partner, in un momento di confronto diretto e applicazione concreta”.
Essendo al primo anno, il laboratorio è ancora in fase di sperimentazione. “È un progetto pilota, ma abbiamo già circa 15 iscritti: un numero ideale per lavorare bene – osserva il prof. Basile – Con gruppi troppo grandi sarebbe difficile mantenere l’efficacia”.
Alla base del progetto c’è una visione chiara della didattica. “Spesso si guarda più alla forma che alla sostanza: noi vogliamo colmare questo gap”, afferma. L’approccio è fortemente orientato alla pratica: “Cerchiamo di rendere gli studenti proattivi, avvicinandoli a problemi aziendali reali attraverso creatività, lavoro di squadra e anche elementi di gamification”. L’obiettivo finale è creare un ponte autentico tra università e impresa.
“Non si tratta solo di applicare nozioni, ma di sviluppare competenze trasversali e capacità di adattamento – conclude il prof. Basile – Un buon tecnico deve sapersi calare nella realtà aziendale e comprenderne davvero le dinamiche”.
Eleonora Mele
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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 15








