Urbanistica addio, nasce ‘Sviluppo sostenibile e reti territoriali’

Addio ad Urbanistica che si trasforma in un nuovo Corso di Laurea Triennale: Sviluppo sostenibile e reti territoriali. La novità, che sta per essere defi nitivamente approvata dal Ministero dell’Università, scatterà sin dal prossimo anno accademico. “È una modifi ca di ordinamento – commenta la prof.ssa Daniela Lepore, una delle promotrici della nascita di Urbanistica ad Architettura della Federico II – della quale si discuteva da tempo e che nasce, sostanzialmente, da due motivi. Il primo di ordine, per così dire, cronologico: sono trascorsi diciannove anni dal varo di Urbanistica. Sono cambiate moltissime cose e la proposta didattica che formulammo all’epoca, necessariamente, doveva essere rivista e calibrata sulla base di nuove esigenze. Il secondo motivo è che negli anni gli immatricolati alla Triennale di Urbanistica sono progressivamente diminuiti. C’è stato un notevole calo di interesse delle ragazze e dei ragazzi verso la nostra proposta, motivato da varie ragioni che forse sarebbe lungo elencare. Sta di fatto che, alla luce di questi due elementi e dopo averne a lungo discusso, abbiamo deciso di cambiare radicalmente volto al Corso di Laurea”. Il percorso prevede una componente piuttosto robusta di discipline che afferiscono al settore delle Information technology e del Big data. Diminuisce l’area prettamente urbanistica. L’offerta didattica si differenzia in maniera molto più netta, rispetto al passato, da quella di Architettura. Per fare cosa? Per produrre un laureato in possesso di quali competenze? “Deve uscire dal percorso Triennale – risponde la prof.ssa Lepore – un laureato che ragiona sullo sviluppo locale sostenibile e che potrebbe continuare con la Magistrale in Pianificazione, ma che potrebbe anche non voler fare da grande l’urbanista ed immatricolarsi per questo al più due in una Magistrale in Economia del turismo o in Management dei beni culturali. Naturalmente – e questo è un lavoro che ci impegnerà molto – bisognerà stabilire accordi ed intese con le Magistrali che potrebbero rappresentare uno sbocco dei nostri laureati triennali diverso da quello classico in Pianifi cazione”.
Sarà un corso ad accesso libero
Sviluppo sostenibile e reti territoriali non sarà un Corso di Laurea a numero programmato. Ci sarà, come ormai accade ovunque, un test obbligatorio ma non selettivo, attraverso il quale l’immatricolando potrà verifi care se ha tutti gli attrezzi, le basi per intraprendere con buone possibilità di successo il percorso formativo. Eventualmente l’esito del test sia negativo, potrebbero essergli attribuiti debiti formativi che lo obblighino ad affrontare prima un determinato esame. Il cambio di ordinamento didattico è la novità principale ad Urbanistica, ma non l’unica. “Abbiamo vinto un bando – prosegue la docente – con altri Corsi di Laurea di Urbanistica attivati in Italia per fi nanziare iniziative di orientamento e tutorato nelle scuole. Inoltre, a settembre dovremmo partire con una Scuola estiva che durerà una settimana”.
A cinquanta anni dal ’68
Si è concluso, intanto, il ciclo di seminari dedicati al Sessantotto promosso dal Dipartimento e coordinato dai professori Lepore e Marella Santangelo. Nell’ultimo appuntamento, che si è svolto il nove maggio, tra gli ospiti c’era anche il prof. Aldo Masullo, fi losofo sempre attento al dialogo con i giovani ed alle rifl essioni sull’etica e sulla politica. “In complesso – riferisce Lepore – abbiamo avuto tre incontri. Il primo con Mario Capanna, uno dei protagonisti del ’68, il quale ha avuto la capacità di non abbandonarsi a nostalgie e ricordi da reduce ma ha stimolato i ragazzi a riflettere sui temi della partecipazione, dell’impegno civile, della politica”. L’idea di un ciclo di incontri sul movimento di contestazione che 51 anni fa attraversò le scuole, gli atenei, per poi allargarsi alle fabbriche con l’autunno caldo e che ha portato non pochi mutamenti epocali nella vita civile italiana è nata da uno spunto, il libro di Pier Antonio Toma, un giornalista del quotidiano la Repubblica che alcuni mesi fa aveva proposto al prof. Mario Losasso di organizzare proprio ad Architettura una giornata di presentazione e di discussione. Losasso ha pensato che si sarebbe potuta strutturare una iniziativa più ampia ed ha coinvolto nell’organizzazione del progetto Lepore e Santangelo. “Mediamente – dice Lepore – hanno partecipato una quarantina di ragazze e ragazzi ad ognuno degli incontri. Hanno posto soprattutto domande sull’oggi. La vera cosa di cui si è discusso è che i ragazzi vorrebbero animarsi ed essere appassionati civilmente, ma contemporaneamente sono piuttosto scettici circa i risultati. Un tempo, nel ’68 o nel ’77, forse era più facile perché c’era un quadro ben delineato, un nemico facilmente identifi cabile. C’era, inoltre, una profonda fi ducia nella politica, intesa come mobilitazione per cambiare in meglio le cose. Era una visione perfi no totalizzante, ma che aiuta a capire come e perché ci furono quei grandi movimenti di massa. Oggi è tutto cambiato, eppure, mi pare di avere intuito da alcuni interventi degli studenti, c’è ancora la voglia di impegnarsi. In maniera forse diversa dal passato, ma c’è”. Se e come l’università possa rappresentare, come fu nel ’68, un luogo centrale per i giovani che vogliano cambiare le cose, è una discussione aperta. “Non pochi studenti – sottolinea la docente – hanno detto che il meccanismo dei crediti, dei corsi compatti, del tre più due non lascia spazio ad altro, non aiuta chi desideri dedicarsi anche all’impegno civile”.
Fabrizio Geremicca
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