Venezuela, un golpe televisivo

Doveva esserci Gianni Minà a parlare di America Latina e informazione, ma l’impegno per la stesura del libro su Maradona ha avuto il sopravvento. Al suo posto, un altro giornalista, il napoletano Giulio Gargia, che ha intrattenuto la folta platea di studenti de L’Orientale sullo stesso argomento, proiettando un documentario sul colpo di Stato venezuelano del 2002, allorché la prima presidenza Chavez fu rovesciata ad opera di un “golpe televisivo”. L’incontro si è svolto lo scorso 5 maggio a Palazzo du Mesnil e s’inserisce nel ciclo di seminari sul giornalismo ideato dalle docenti Anna Maria Valentino e Michèle Benaiteau e indirizzato agli iscritti della Facoltà di Lettere.
“Questo video, che circola solo su internet, è l’occasione per vedere delle testimonianze che raramente ci sono in giro. E non è un caso che la tv stenti a trasmetterle”, esordisce Gargia. Al centro delle immagini, uno scorcio di storia venezuelana che va dal 1998, data d’insediamento del presidente Hugo Chavez, eroe popolare, sino al golpe del 2002. Amato e odiato in patria, Chavez balzò agli onori delle cronache locali per aver attuato una serie di politiche sociali, sfruttando i proventi della vendita del petrolio (il Venezuela è il quarto paese al mondo produttore del greggio e terzo fornitore degli Stati Uniti). A contrastare la politica di Chavez, un’opposizione tenace, padrona di tutte le tv private locali che sovrastavano l’unica rete pubblica, Canal 8. Asserviti agli Stati Uniti, che speravano in un governo amico propenso a svendere l’oro nero, gli avversari politici di Chavez riuscirono a sovvertire la sua presidenza con il colpo di Stato del 12 aprile 2002, andato a segno manipolando l’informazione televisiva. Dopo due giorni appena, però, Chavez poté tornare al suo posto, contando anche sulla riconferma referendaria avvenuta sei mesi dopo e ottenuta con il 65% dei voti. Terminato il primo mandato, Hugo Chavez è stato in seguito rieletto alla guida del Venezuela col 75% dei suffragi, a riprova di quanto la sua politica nazionalista sia ancora gradita in patria.
“Si dice che la tv non determina gli eventi, ma li amplifica. Un’affermazione vera in parte, perché il caso venezuelano mostra il ruolo da protagonista che ha svolto la televisione, oscurando la voce del governo legittimo – afferma Gargia – Dal video si evince quanto lo stesso Chavez fosse ben consapevole dell’importanza dell’informazione, tant’è che a più riprese ha incitato i suoi a comunicare, attraverso i media, piani e conquiste del governo. E non è un caso che, dopo la vicenda del 2002, Venezuela, Argentina e Brasile abbiano lanciato la tv satellitare Telejure”. Secondo la prof.ssa Valentino, “non divulgare certi fatti è una chiara scelta mediatica”, e cita l’esempio della Nigeria che, grazie al greggio, “sta saldando i suoi debiti, anche se sono in pochi a saperlo. Quindi un riferimento all’Italia, “dove, si spera, ci avviamo verso la fine del ‘golpismo mediatico’”. 
Un tema azzeccato, dunque, quello del golpe venezuelano, visto che ben pochi studenti conoscevano compiutamente i fatti. “Sapevo del colpo di Stato, ma ignoravo il ruolo determinante svolto dai media”, dichiara Sara, terzo anno. “Del documentario mi ha colpito la voglia dei venezuelani di non sottostare a una dittatura”, riferisce Angelo, anche lui terzo anno. Per Chiara, sua collega di corso, “queste immagini stupiscono sempre di più. Tv e giornali ci ripropongono di continuo gli stessi temi, tralasciando le notizie sui paesi che contano meno”. 
Sesto di sette incontri, il seminario sul giornalismo (che vale due crediti per le altre attività) ha suscitato un interesse crescente tra gli studenti. Aperto da Roberto Zaccaria, ex presidente Rai, il ciclo ha visto la partecipazione di giornalisti del calibro di Enzo Nucci, corrispondente del Tg3 dall’Iraq, e Giulietto Chiesa, esperto delle faccende dell’ex Unione Sovietica, che ha tenuto tre conferenze e che tornerà nel dibattito di chiusura previsto il 22 maggio dalle 11 alle 13, sempre presso la sede del Rettorato di via Chiatamone. 
Ed è stato proprio l’ex corrispondente da Mosca a raccogliere le preferenze degli studenti. “Ho molto apprezzato il video sull’11 settembre trasmesso da Chiesa col quale si evince che la strage delle Torri Gemelle era stata premeditata dagli stessi americani come pretesto per la guerra in Iraq”, commenta Federica, che da grande vorrebbe fare la giornalista. 
Paola Mantovano
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