Vesuvio: 100 anni dall’eruzione del 1906

4 aprile 2006. Una data importante per chi lavora con il Vesuvio. Infatti, proprio il 4 aprile di un secolo fa il vulcano dava il via ad un’eruzione che è rimasta nella sua storia come la più importante del XX secolo. E l’Università Federico II ha ricordato il centenario di questo evento con un seminario organizzato dal Dipartimento di Scienze della Terra e dal gruppo REOLAB coordinato dal prof. Giuseppe Luongo. La sala che ha ospitato il congresso, sede della Società dei Naturalisti di Napoli, era forse un po’ piccola per contenere il centinaio di persone intervenute. Studenti, per la maggior parte, e non solo universitari.
Base e spunto di partenza per questo incontro doveva essere il confronto tra la registrazione storica, raccontata dagli scienziati del tempo, e l’approccio odierno, così come indicava il sottotitolo della locandina “La cronaca dall’interno dell’Osservatorio Vesuviano nel 1906 e quella del National Geographic nel 2006”. La rivista era stata chiamata in causa perché, proprio nel numero di aprile, ha pubblicato un articolo firmato da Mario Tozzi (Vesuvio, la montagna indomabile) che racconta l’eruzione del 1906. Tozzi, pur avendo accettato l’invito, non si è presentato. Il seminario si è svolto ugualmente dando molto spazio alle domande degli studenti.
La sala è piombata indietro nel tempo di cento anni quando il prof. Luongo ha proiettato le prime immagini del filmato “Vesuvio 1906-2006: un secolo fa una grande eruzione”. Immagini storiche per questa eruzione che probabilmente è stata la prima ad avere così tante testimonianze fotografiche: il vulcano in eruzione, con la sua colonna di cenere e materiale incandescente, ma anche la popolazione delle città di Ottaviano e Boscotrecase in ginocchio; case sventrate, scene di morte e devastazione. Il bianco e nero esalta ancora di più l’idea della tragedia. 
Chiara come sempre la presentazione del prof. Luongo il quale, dopo il filmato, ha mostrato una serie di diapositive illustrando, momento per momento, l’evoluzione dell’attività vulcanica da evento ‘normale’ a grande eruzione, le interpretazioni dei segnali del vulcano ad opera degli scienziati del tempo (nomi illustri della vulcanologia moderna). Un’esposizione, quasi un racconto, che ha incantato i presenti. Per le parole usate, per le immagini mostrate. “Descrivere un’eruzione non è una cosa facile -dice Luongo- Bisogna capire quando inizia a prepararsi e se poi, effettivamente, matura un’eruzione”. Ed ecco che allora la preparazione dell’eruzione del 1906 è iniziata molto prima. Un evento precedente era avvenuto nel 1872 e poi nel 1891-94 si era avuta la formazione del Colle Margherita e tra il 1895-99 quella del colle Umberto, duomo lavico che difenderà, con la sua presenza, l’Osservatorio Vesuviano da diversi prodotti eruttivi!
Di particolare interesse, per la loro attualità, lo scambio di telegrammi tra il mondo scientifico -rappresentato dall’allora Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Matteucci- e il Questore di Napoli che si verificava nel periodo precedente l’eruzione: informazioni sullo stato del vulcano, lamentele sulla mancanza di mezzi adeguati (!). Tragicomico il rifiuto del questore alla richiesta di aiuto da parte degli scienziati dell’Osservatorio durante l’eruzione: non poteva inviare lì una squadra dei pompieri perché le forze dell’ordine erano tutte impegnate a Napoli in seguito ad una serie di crolli. Molte morti nell’eruzione del 1906 furono causate non dall’attività vulcanica diretta ma dal crollo di tetti di case e chiese sotto il peso della cenere. 
Un altro aspetto dell’attività vulcanica è stato evidenziato dal prof. Adriano Mazzarella. Attraverso gli archivi dell’Osservatorio Meteorologico, attivo presso il Dipartimento di Scienze della Terra dal 1870, il professore è potuto risalire alle variazioni climatiche locali durante il periodo dell’attività vulcanica. 
Sull’importanza dei vari prodotti vulcanici, in particolare di quelli che vengono comunemente denominati balistici nel mondo vulcanologico, si è soffermato il dott. Vincenzo De Novellis. Un intervento dal taglio più scientifico rispetto ai due precedenti ma comunque riportato con un linguaggio non troppo tecnico, quindi facilmente comprensibile anche dagli studenti non universitari.
Due le questioni che hanno animato il successivo dibattito. La prima: c’è possibilità che si verifichino tsunami in seguito ad un’eruzione vulcanica (vesuviana o flegrea)? Una domanda che hanno posto gli studenti del liceo Vittorio Emanuele. “La possibilità di tsunami è molto remota – spiega Luongo – per ragioni fisiche della costa, napoletana e italiana in generale. Anche storicamente non viene mai riportato che l’attività vulcanica campana abbia generato onde anomale. Basti pensare che durante l’eruzione del ‘79 Plinio raggiunse Stabia proprio via mare!”. Il secondo argomento oggetto di domande, non poteva che essere quello della previsione di un’eruzione: come, quando e se avverrà. 
Valentina Di Matteo
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