Vulcano Marsili, niente panico

“Torna a far paura il Marsili, vulcano sommerso nel Tirreno. Si è formata una nuova camera di magma”. È il titolo di un’intervista al dott. Enzo Boschi (Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV), pubblicata sul Corriere della Sera qualche settimana fa. Un titolo degno dei migliori trailers cinematografici  subito evidenziato da numerosi media che ha suscitato non poche preoccupazioni.
Letti gli allarmanti contenuti dell’articolo viene subito da chiedersi: è veramente un vulcano pericoloso? Esiste più di una camera magmatica cioè  il “serbatoio” nel quale si accumula il magma al di sotto del vulcano? 
Abbiamo chiesto al prof. Giuseppe Luongo, del Dipartimento di Scienze della Terra del Federico II, di raccontarci “scientificamente” cosa sta succedendo in realtà sotto il mar Tirreno.
“Il Marsili è un vulcano molto interessante per noi vulcanologi, sia per le dimensioni, che superano quelle dell’intero golfo di Napoli, che per la sua posizione. Inoltre in questa zona la crosta oceanica è molto assottigliata, il che vuol dire che il magma si trova a piccole profondità”. 
Cosa sappiamo invece di una possibile eruzione di questo vulcano e delle catastrofiche conseguenze riportate dai notiziari? “Stiamo parlando di un vulcano non altamente esplosivo, la lava è poco viscosa, quindi più fluida e scorre facilmente. Inoltre, essendoci già una tettonica estensiva, la lava è ‘facilitata’ nella sua fuoriuscita. Un altro parametro importante da considerare è la notevole massa d’acqua che sovrasta l’apparato vulcanico e che contrasta la pressione del materiale in uscita”.
Boschi dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso. Su che basi si può fare un’affermazione simile di un vulcano poco studiato e sorvegliato? “Sorvegliare un vulcano e comprenderne tutti i parametri e le sue variazioni è molto difficile. Ancora più difficile è studiare e sorvegliare un vulcano sottomarino. Non solo per la difficoltà fisica a raggiungerlo, ma anche perché la ricerca oceanica è molto più costosa. Detto questo, per un vulcanologo è più che normale che un vulcano attivo possa eruttare, ne ha una consapevolezza sicuramente differente rispetto alle persone comuni, d’altro canto ‘all’improvviso’ non vuol dire ‘subito’, ma potrebbe voler dire ‘improvvisamente ma tra cento anni…’”. “Quello che deve preoccupare, nel caso del Marsili – continua il prof. Luongo – non è tanto una possibile e più o meno prevedibile eruzione, quanto piuttosto gli effetti che questa potrebbe causare sul vulcano e di conseguenza sulle vicine coste. Alle eruzioni sono spesso collegati smottamenti del terreno e frane. Ora, la rimozione di una grande quantità di roccia nelle profondità marine può dare origine ai tanto temuti tsunami. Le onde anomale che si generano da questi fenomeni viaggiano con velocità molto elevate, dell’ordine delle centinaia di km all’ora. Se si potesse sorvegliare il vulcano ventiquattro ore al giorno, si potrebbe riconoscere per tempo un incremento di attività. Tutto questo è, ancora per ora, una cosa molto difficile da poter effettuare perché mancano i mezzi, soprattutto economici. E d’altro canto, non per essere pessimisti, ma la verità è che attualmente non si riescono a prevedere le frane in superficie, figuriamoci quelle sottomarine”. 
C’è comunque da preoccuparsi? Come vengono controllati attualmente questi fenomeni? “Niente panico. L’INGV tiene continuamente sotto sorveglianza il Vesuvio e i Campi Flegrei; il Dipartimento di Scienze della Terra della Federico II fa continua ricerca sugli stessi apparati vulcanici. Il Marsili non è in eruzione e sicuramente non è più pericoloso del Vesuvio o di altri vulcani”.  
Valentina Di Matteo
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