Competenze pratiche, “Meccatronica ha fatto il suo dovere”

“Sono giovani, hanno voglia di mettersi alla prova e la loro preparazione è stata adeguata alle aspettative delle aziende che li hanno accolti per le attività di tirocinio”. Sono i primi laureati in Meccatronica – la Triennale professionalizzante attivata nel settembre 2018 presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione – coordinata dal prof. Andrea Irace. Dodici gli ingegneri junior che hanno completato il percorso a luglio: “Di questi, 8 già lavorano, 3 sono in attesa di un impiego e uno sta per iniziare un percorso di Laurea Magistrale – informa ancora il prof. Irace – Altri studenti discuteranno la tesi nelle prossime sessioni di Laurea e direi che, entro marzo 2022, sui 34 iscritti del 2018-2019, una trentina concluderanno in regola il percorso di studi”. Dal settore manifatturiero all’industria meccanica, dall’additive manufacturing alla robotica e all’automotive, quest’anno i novelli tecnici dell’industria 4.0, con il tirocinio, si sono messi alla prova in vari campi: “Questo perché il Corso forma una figura estremamente poliedrica. Un ingegnere junior può fare tante cose; ovviamente, a differenza di un laureato Magistrale più formato, inizialmente deve essere affiancato da una figura esperta. Per questo, vari studenti stanno pensando di affiancare il lavoro ad uno studio ulteriore”. E la conquista del titolo sembra effettivamente aver aperto gli orizzonti dei laureati, spingendoli a diverse riflessioni a seconda delle aspettative di partenza. Michele Fusco attualmente è un System Engineer alla Capgemini, nella sede di Modena: “Ho conosciuto questa azienda durante il periodo di tirocinio che ho svolto in FCA. Eravamo tutti coinvolti nello stesso progetto europeo incentrato sullo sviluppo dell’innovazione in ambito automotive”. La telefonata di Ateneapoli lo raggiunge proprio durante il suo primo giorno di lavoro: “Essendo all’inizio non so ancora bene cosa andrò a fare. Un System Engineer, comunque, gestisce la comunicazione all’interno dei componenti del progetto e quindi deve saperne di sensori, attuatori, architetture di comunicazione”. Il trasferimento a Modena è stato ben accetto: “Chi sceglie un percorso come questo non può certo pensare di rimanere nella città natale per sempre. Al momento c’è ancora una forte impronta di smart working, ma la situazione dovrebbe sbloccarsi presto”. Un ingegnere junior, “chiaramente, non è una figura completa, ma ritengo che il Corso di Meccatronica ci abbia formati bene – conclude – Il lavoro che ho svolto in FCA è stato abbastanza tarato su quello che ho studiato all’università; in Capgemini possiamo dire che ci sia stata un po’ un’evoluzione della professione”. L’obiettivo per il futuro “è continuare a crescere e magari anche a studiare per arricchire la mia formazione”. È stato un percorso piuttosto rapido quello di Gaetano Spiezio: “Gli esami li avevo ultimati già a febbraio, tra marzo e maggio ho svolto il tirocinio presso la 3DnA, azienda di Pomigliano d’Arco che si occupa di stampa 3D e prototipazione di pezzi sia in plastiche che in metalli. Il mio era un ruolo principalmente da progettista”. Uno dei primi, dunque, ad entrare nel mondo del lavoro: “E ci sono rimasto fino a settembre su proposta dell’azienda stessa che aveva deciso di assumermi, sebbene io avessi chiarito di voler continuare a studiare”. “La mia esperienza – prosegue – è stata assolutamente positiva. Il Corso mi ha dato competenze pratiche che mi sono servite davvero sul lavoro, soprattutto sul versante software e disegno tecnico”. Una scelta quasi casuale quella di Meccatronica e che adesso potrebbe portarlo a Modena “dove è attiva la Magistrale che mi interessa. Per accedere dovrò acquisire ancora dei crediti, ma va bene così. Sebbene fossi consapevole di aver scelto un percorso professionalizzante, e quindi più breve, non mi aspettavo realmente di trovare una collocazione così presto”. La scelta di proseguire con una Magistrale, quindi, “è per una gratificazione personale. E la 3DnA mi ha lasciato le porte aperte, il che mi rassicura sulla validità del mio curriculum”. Una scelta molto simile l’ha fatta Marianna Santoro, 21 anni, di Fuorigrotta: “L’azienda presso cui ho svolto il tirocinio, a Salerno, mi ha invitato a rimanere in contatto e un’altra proposta l’ho ricevuta anche da una piuttosto vicino casa. Ma alla mia età non me la sono sentita di dedicarmi solo al lavoro”. Studiare le ha fatto venire voglia di saperne di più: “Mio padre è un ingegnere e mi ha un po’ guidato nella mia scelta. Quando ho iniziato il Corso speravo solo di concludere al più presto per mettermi a lavoro. Ma, pian piano, quello che studiavo ha cominciato a piacermi davvero, soprattutto l’informatica, e voglio continuare così”. Anche la pandemia ha pesato sulla sua decisione: “L’università l’ho vissuta poco perché un anno e mezzo lo abbiamo fatto in didattica a distanza e, soprattutto al secondo semestre, la dimensione pratica e laboratoriale che caratterizza Meccatronica è stata mantenuta a fatica”. Qualcosa, dunque, le manca: “Non a livello di competenze, ma la nostra figura professionale è estremamente versatile. Durante il tirocinio, ad esempio, ho lavorato molto con il software gestionale dell’azienda e non ho applicato tutte le nozioni apprese all’università”. Raffaele Prisco racconta una storia differente: “Sono più grande dello studente medio. Quando ho passato le selezioni di Meccatronica avevo già 26 anni e cercavo una strada che mi proiettasse nel mondo del lavoro con una formazione rapida e completa”. Dalle sue parole traspare un po’ di scoramento: “Per età non rientro più nei tipici contratti che di solito le aziende propongono ai neo-laureati. E la pandemia, purtroppo, ci ha anche penalizzati sul lato pratico”. Un ingegnere meccatronico “deve sapere dove mettere le mani e questo aspetto è un po’ mancato. Volessi continuare con una Magistrale a Napoli, poi, dovrei sostenere altri esami per recuperare i crediti mancanti. In altre università, invece, non è così”. Al momento Raffaele lavora come “consulente informatico. Vorrei provare a dare un senso a questi tre anni di studio, ma non so bene in quale direzione andare”. Vincenzo Nastro sta ancora concludendo il suo tirocinio alla Danieli Automation, Udine, e sorride con soddisfazione: “Qui insieme a me ci sono altri studenti Triennali le cui competenze pratiche, soprattutto lato software, sono meno affinate delle mie. Meccatronica ha fatto il suo dovere”. La sua esperienza, cominciata ad aprile, terminerà ad ottobre: “Per convalidare il tirocinio avevo bisogno solo di 400 ore, ma l’azienda mi ha chiesto di rimanere per sei mesi, tempo oltre il quale poi potrebbe valutare un mio eventuale inserimento”. Non essendo laureato, “al momento sono ancora nell’ufficio tecnico dove mi occupo di programmazione software e sviluppo di interfacce grafiche. Sono seguito bene e mi sto integrando nel mio team. Ho colto un’opportunità: volevo lavorare e anche testarmi lontano da casa”. Nel 2018, Vincenzo risultò il primo nella graduatoria di accesso al Corso: “Ho fatto e continuo a fare del mio meglio”. 
 
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