Docenti e studenti sull’esperienza dei corsi da remoto

Una cinquantina le matricole della VI cattedra

Sono una cinquantina le matricole iscritte alle lezioni della VI cattedra di Giurisprudenza. L’opportunità di seguire da remoto (in modalità sincrona)  offerta agli studenti del primo anno sembra non decollare del tutto. Delle 180 aspiranti matricole preiscritte a settembre, solo pochi hanno già confermato la decisione (comunque c’è tempo fino al 31 ottobre). “Al mio corso – spiega la prof.ssa Francesca Scamardella, docente di Filosofia del Diritto – sono una trentina gli studenti che seguono assiduamente. Alcuni lavorano e non possono collegarsi, un signore studia per la seconda laurea. Altri, se possono, talvolta sono in presenza, com’è accaduto qualche giorno fa per degli studenti provenienti dalla Basilicata. Si trovavano a Napoli per adempimenti di segreteria e si sono fermati anche a lezione”. Ma cosa si prova ad insegnare con studenti dietro ad uno schermo? “La pandemia ci ha insegnato che ci sono necessità diverse che vanno tutelate e rispettate. Nel mio corso, ad esempio, c’è una ragazza fragile”. Il ‘rapporto’ a distanza ha una sua ragion d’essere, “occorre forse rendere la procedura più chiara”. Alcuni studenti a settembre non avevano ben chiare le finalità della VI cattedra: “Mi sono resa conto, dai loro racconti, che molte matricole si sono iscritte perché pensavano fosse una procedura obbligatoria per tutti. Quindi, dopo aver effettuato la preiscrizione, hanno deciso di seguire in presenza, abbandonando l’ipotesi della didattica a distanza”. Alla fine è rimasto solo chi era fermamente convinto della scelta: “Chi è presente a telecamere accese è attivo. Durante le lezioni, seppur timidamente, si interviene, si pongono domande e si fanno riflessioni insieme. Ci sono dei ragazzi della provincia di Napoli molto attenti, hanno preferito la didattica da remoto per questioni logistiche spesso legate al cattivo funzionamento dei trasporti pubblici”.

Arriva da Palermo con un contratto triennale il prof. Giovanni Bernardo,docente di Economia Politica. Dice: “ho accettato volentieri la sfida delle lezioni a distanza”. Una trentina i ragazzi videocollegati che “non hanno manifestato alcun tipo di disagio”, nonostanteuna materia così tecnica come Economia Politicarichieda un rapporto diretto in aula. “Uso le slide ma a volte temo che la spiegazione on-line possa risultare farraginosa perché con il contatto diretto ci si accorge subito se un passaggio è stato compreso oppure no”. Chi è più timido “non sempre riesce a vincere la ritrosia e non pone domande, e recuperare eventuali lacune in matematica è complesso. Ci sono studenti che non si rapportano da un po’ di tempo con la disciplina, interfacciarsi con un grafico cartesiano non è semplice. Da lontano non sempre riesco a capire se hanno le competenze per seguirmi nella costruzione del grafico. Molti sono studenti lavoratori e non ricordano i concetti fondamentali”. Per ovviare alle difficoltà, si propone “un corso tarato su Giurisprudenza. Non si hanno pretese particolari con la matematica, se non un minimo di grafici e numeri”. Le esercitazioni durante il corso sono utili “quando qualche concetto non è chiaro. Chiedo ai ragazzi presenti un po’ di collaborazione, li invito a farmi presente qualsiasi difficoltà. Se ci aiutiamo diventa tutto più semplice”.

Si perde meno tempo

Seguire i corsi da casa è pratico e consente di evitare perdite di tempo negli spostamenti. Tempo che si può recuperare per lo studio e per se stessi. È il comune sentire degli studenti che hanno scelto la didattica a distanza. “Abito a Sperlonga e l’università non è proprio dietro l’angolo. Avrei potuto anche scegliere di studiare a Roma ma ho preferito la Federico II perché mi piace la città e l’ambiente. Una parte della mia famiglia, inoltre, è napoletana. Insomma, una scelta quasi scontata”,racconta Tancredi Balletta, studente da remoto. Poi racconta una sua giornata tipo: “Seguo le mie sei ore di lezione e nel pomeriggio mi dedico allo studio autonomo. Mi trovo molto bene, i docenti sono giovani, i loro metodi di insegnamento ottimi. Le sei ore di corsi trascorrono in modo molto piacevole. Non perdo tempo negli spostamenti e posso studiare quando mi va”. La relazione virtuale con i colleghi? “Sembrerà strano ma ci teniamo in contatto, ci confrontiamo sulle discipline tramite diversi canali. Questo primo anno mi serve anche a capire come va, se riesco ad integrarmi, se mi piacciono le materie. Provengo da un Istituto tecnico, ho studiato per cinque anni il diritto e mi sono appassionato alla materia. Però poi l’Università è un’altra cosa”. Per ora: “considero il canale telematico una doppia possibilità. Magari fra qualche anno chiederò di passare in presenza per vivere un’esperienza diversa. È tutto in divenire”.  Già è tempo di pensare alla programmazione degli esami: “Mi piacerebbe sostenere Diritto Privato e Diritto Costituzionale, per entrare nel vivo del percorso. Poi, a seguire, Filosofia, Economia e Storia. Però è prematuro, mi riservo la possibilità di cambiare idea”.

“C’è più socializzazione di quanto si possa immaginare”

Antonella Piano, 20 anni, abita ad Agropoli. La scelta di seguire in remoto le è sembrata quella più logica. “Lo scorso anno per esigenze personali non ho frequentato nessun Corso di Laurea – racconta – Poi ho saputo della possibilità offerta da Giurisprudenza e ho deciso di iscrivermi. Agropoli non è distante ma il viaggio è molto scomodo”. Fare su e giù tre volte la settimana  “non mi allettava”. E poi, “dopo ore trascorse in treno ed in aula, arrivare a casa la sera e mettermi a studiare non mi sembrava fattibile. Con questa modalità, invece, riesco a gestire meglio lezioni, studio e attività di volontariato che svolgo nelle scuole con i bambini disabili”. Il rapporto con i colleghi: “riesco ad interagire con loro attraverso i gruppi whatsapp. C’è più socializzazione di quanto si possa immaginare”. Perché proprio Giurisprudenza? “Mi piace l’idea della giustizia, di seguire e rispettare le regole, ho sempre pensato di voler intraprendere questo percorso. Grazie a questo sistema, posso seguire senza fare troppi sacrifici”. I primi esami: “saranno relativi alle discipline che riuscirò a studiare meglio, un passo alla volta per vedere come va”.

Elena Russo, 21 anni, ha scelto la VI cattedra per un motivo logistico: “Sono di Giugliano, mi ci sono trasferita da poco e devo ancora ambientarmi, arrivare a Napoli con i mezzi pubblici è ogni volta un delirio”. Poicosì “risparmio sui biglietti per i mezzi pubblici”. Inoltre, sta svolgendo il Servizio Civile: “sarebbe impossibile conciliare gli orari dei corsi e delle trasferte con i miei impegni”. La didattica a distanza “ormai mi è familiare. Due anni fa, in piena pandemia e con la maturità alle porte, mi sono abituata e la trovo molto comoda”. I docenti “sono disponibili e sempre pronti a ripetere se si è perso qualche passaggio”. Confessa: “Sono timida, grazie alla piattaforma riesco ad ‘alzare la mano’ e a chiedere aiuto se non ho capito. Provengo da un Istituto tecnico informatico e ho studiato il diritto solo nel biennio. Però mi sono appassionata così tanto che quando ho saputo della cattedra da remoto, seppur dopo due anni, ho deciso di riprendere gli studi”. Il suo augurio: “spero che l’esperienza prosegua in tutti i cinque anni del percorso”. E sottolinea: “Ci sono colleghi di Ischia che seguono da casa, risparmiano sulle spese di traghetto e sul fitto di una stanza. Cose su cui occorre ragionare bene nei tempi in cui viviamo”.

Susy Lubrano

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