Equità di genere e mondo dell’on-line

Dalla cyberviolenza alla cultura dello stupro: i temi di un percorso seminariale rivolto a 50 studenti del Dipartimento

Grazie alla simbiosi tra il Dipartimento e l’associazione studentesca UDU è nato il ciclo di incontri “Dall’online all’offline: prospettive sull’equità di genere”. Nello specifico parliamo di un percorso seminariale aperto a 50 studenti dei Corsi di Laurea Triennale e Magistrale di Scienze Sociali, presentato dalla prof.ssa Barbara Agueli, docente di Psicologia sociale delle comunicazioni di massa. Il ciclo offre, fino al 15 dicembre, l’occasione per interfacciarsi concretamente con quelle che sono le dinamiche del mondo dell’online, con l’obiettivo principale di sviluppare competenze e un pensiero critico che possano permettere agli studenti coinvolti di muoversi con consapevolezza in questo spazio virtuale potenzialmente infinito. Tanti i temi trattati, dalla cyberviolenza alla cultura dello stupro, passando per quelli che sono gli attori in scena che normalmente incontriamo in questa realtà connessa in rete. I dettagli dell’iniziativa dalla viva voce della docente.
Professoressa, su quali presupposti è basato questo ciclo seminariale e con quali obiettivi?
“Il ciclo di seminari, che nasce dalla sensibilità degli studenti e delle studentesse dell’UDU circa le tematiche di genere e in accordo con la vocazione e la tradizione del Dipartimento, intende esplorare l’impatto dei media digitali – e non solo – sulla disparità di genere. Le rappresentazioni mediatiche, infatti, influenzano l’immaginario collettivo. Il web e i suoi strumenti sono diventati un nuovo contesto in cui agire vecchie ideologie. Per questo il nostro obiettivo è aumentare conoscenza e consapevolezza circa le tematiche che affronteremo ma soprattutto aiutare gli studenti e le studentesse a sviluppare un pensiero critico e spingerli alla riflessione”.
Con quali modalità si svolge il progetto nel corso degli incontri e quali (se ci saranno) le personalità coinvolte?
“Gli incontri sono svolti tutti in modalità frontale, con un primo momento introduttivo in cui i relatori e le relatrici forniscono degli input teorici per creare la base di comprensione. Fondamentale è però stimolare un dibattito con gli studenti e le studentesse al fine di cogliere la loro voce, il loro posizionamento, e, laddove possibile, le loro esperienze di vita, poiché si tratta di fenomeni che ci coinvolgono tutti e tutte da vicino. Il ciclo di seminari vede la presenza di altre figure professionali proprio per cercare di cogliere non solo gli aspetti sociali e psicologici dei fenomeni, ma anche quelli organizzativi, linguistici e tecnologici in senso stretto. Abbiamo inoltre la presenza di alcune associazioni che operano nel settore al fine di permettere ai/alle partecipanti di fare esperienza di come avviene il lavoro sul campo”.
La cultura dello stupro da che basi si sviluppa e in che modo il mondo dell’online vi influisce?
“La cultura dello stupro nasce storicamente e culturalmente come predominio e potere maschile che sancisce e legittima la violenza come modalità relazionale. In questo senso l’online ha contribuito in parte ad ampliare dei fenomeni perché la mancanza di corpo ‘reale’ può potenziare meccanismi come deumanizzazione e oggettivazione sessuale, ma anche spettacolarizzazione della violenza. Tuttavia è importante considerare l’online, non come un mondo staccato da quello offline, ma con una stretta relazione e interdipendenza tra le due dimensioni. Comprendere ciò che avviene online ci permette di comprendere cosa avviene offline”.
Il sexting è più una semplice pratica o la conseguenza di un limite nelle capacità relazionali?
“Il sexting è al centro di molti dibattiti, anche di natura scientifica. Possiamo comprenderlo a fondo solo se riusciamo a renderci conto di come le tecnologie abbiano permeato ogni aspetto della nostra vita, compreso quello relazionale, e di conseguenza hanno anche modificato in parte il modo di vivere la sessualità, soprattutto tra i più giovani”.
Quali sono i parametri o le modalità della cyberviolenza e ci sono leggi che ci tutelano?
“Parlare di cyberviolenza significa parlare di differenti comportamenti antisociali in continuo incremento. Se dovessimo pensare ad un elenco di forme della cyberviolenza non riusciremmo a crearne uno esaustivo poiché queste azioni cambiano e si sviluppano nel tempo, proprio perché seguono la costante evoluzione degli stessi strumenti digitali in cui vengono agite. Questi continui cambiamenti e sviluppi, ma al tempo stesso anche una difficoltà nel trovare denominazioni comuni dello stesso fenomeno, creano una serie di complicazioni nel pensare a strategie di prevenzione e intervento. Il concetto chiave su cui lavorare è il consenso. La convenzione di Istanbul (2011) ha sottolineato l’importanza del consenso, il rispetto della volontà della persona nell’ambito delle relazioni e in qualunque pratica sessuale. Per questo oggi si parla di promozione della cultura del consenso”.
L’online è più democratico e partecipativo del mondo reale?
“Indubbiamente l’online e i suoi strumenti hanno in qualche modo semplificato e migliorato la nostra vita, in tutti i suoi campi (relazionale e lavorativa solo per citarne un paio). Oggi si usa il termine ‘prosumer’ proprio per indicare che non siamo più semplici spettatori e spettatrici ma veri e propri creatori di contenuti. Ciò ha inevitabilmente portato ad una comunicazione più interattiva e partecipativa, realizzata da chiunque sia in possesso di uno strumento digitale. L’online e i suoi strumenti ci hanno fornito un grande potere e per questo è importante saperlo usare. Io ripeto sempre ai miei studenti e alle mie studentesse che i fenomeni bisogna conoscerli a fondo, saperne cogliere potenzialità e criticità e ciò è possibile solo attraverso lo sviluppo di un pensiero critico”.
Simone Cerciello

Ateneapoli – n.18 – 2023 – Pagina 14

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