Federica, matricola di Ingegneria Informatica, vince la borsa di studio di Amazon

Federica, matricola di Ingegneria Informatica, vince la borsa di studio di Amazon

6.000 euro l’anno e i consigli di una manager-mentor per l’intraprendente studentessa

Professionale e colta, indipendente e sicura di sé, con un buon fiuto per le opportunità di business innovative. È il bel ritratto di donna in carriera che sta disegnando Federica Panico, la vincitrice di ‘Amazon Women in Innovation’, la borsa di studio rivolta ad una studentessa in Ingegneria Informatica con cui il colosso del commercio elettronico sostiene le giovani universitarie in ambito STEM.

Un ritratto, o per meglio dire un autoritratto, in realtà appena abbozzato. Diciannovenne, sportiva, appassionata di matematica, Federica è una matricola, ancora all’inizio del suo percorso di studi che, “chissà dove mi porterà – dice – Spero lontano!”. Intanto, “io parto dalle basi, perché bisogna avere gambe forti su cui camminare”. Il primo anno all’università “sta andando davvero bene. Al primo semestre ho sostenuto due esami, Fondamenti di Informatica e Analisi I, tutti e due con 30, e adesso sto seguendo Calcolatori elettronici, Fisica II, Analisi II, Algebra e Geometria. Mi piacciono molto Calcolatori, una materia completamente nuova, e Algebra e Geometria, essendo stata sempre appassionata alle applicazioni pratiche dei numeri”.

Alla base il desiderio di vedersi un domani nei panni dell’ingegnere, all’Ingegneria Informatica in particolare è arrivata grazie ad un progetto di alternanza scuola-lavoro sviluppato da IBM, “grazie al quale sono entrata in contatto con il mio attuale Dipartimento DIETI, Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione. Per quell’attività dovemmo sviluppare delle chatbot a tema, al servizio di diverse categorie di utenti. Io ho partecipato a due edizioni e una l’ho vinta con l’idea di ‘In-Dream’, una chatbot capace di interpretare i sogni”.

Anche il progetto NERD, spiega, “aveva a che vedere con l’empowerment femminile e l’avvicinamento delle ragazze alle discipline scientifico-tecnologiche. La sigla, infatti, è l’acronimo di ‘Non è Roba x Donne?’, con il punto interrogativo finale. In qualità di vincitrice ho avuto la possibilità di svolgere un piccolo stage estivo in IBM in cui ho acquisito un po’ di rudimenti dell’ingegneria informatica e incontrato delle manager donne che hanno raccontato la loro esperienza professionale”. Ed è così che “mi sono appassionata all’intelligenza artificiale e affini. Dopo la Triennale mi piacerebbe approfondire questo settore dalle infinite possibilità. Pensando di nuovo alle chatbot, ad esempio, in ambito medico possono dare un grande aiuto nella raccolta dei dati, nell’ottimizzazione del processo diagnostico o semplicemente nel contatto tra dottore e paziente. Sarebbe anche l’opportunità per fare qualcosa di utile”.

“Non avere obiettivi chiari è motivo di abbandono degli studi”

È roba da donne quindi: “È nelle mie corde. Io sono una ragazza determinata, ambiziosa e testarda. So cosa voglio. Non avere obiettivi chiari è motivo di abbandono degli studi, soprattutto al primo anno, e l’ho visto accadere, pure nel mio gruppo. Io, invece, per fortuna sto avendo la conferma di aver compiuto la scelta giusta”. Al di là di tutto, però, “mi piace studiare, all’università ancora più che a scuola perché adesso posso organizzarmi come meglio credo. Io, comunque, seguo le lezioni passo dopo passo, non mi perdo nulla e sotto esami non sono obbligata a sacrifici estremi causa studio. Anzi, questa pianificazione mi permette di non rinunciare al nuoto, la mia grande passione sin da bambina. In passato nuotavo a livello agonistico, poi è subentrata la scuola e ho dovuto stabilire delle priorità. Ancora oggi, però, impegna molto del mio tempo poiché mi alleno tutti i giorni. È una grande liberazione”. Una curiosità che vuole condividere: “La prima volta che ho sostenuto Analisi I sono passata con 18 e naturalmente l’ho rifiutato, con un po’ di biasimo generale. Avevo provato il pre-appello a dicembre, ma mi ero inspiegabilmente fatta prendere dall’ansia. Consapevole di essere preparata, però, l’ho ritentato e superato con il massimo. È l’effettiva dimostrazione che volere è potere”. Un buon curriculum di studi del resto, e il 100 alla maturità, erano la condizione per la vittoria della borsa Amazon Women, di durata triennale, per un finanziamento di seimila euro all’anno. L’azienda metterà a disposizione delle vincitrici (il progetto coinvolge sei Atenei italiani) delle manager-mentor per aiutarle a sviluppare competenze utili per il lavoro. “La prima cosa che chiederò a questa professionista è come abbia fatto a raggiungere la sua attuale posizione e a conciliare la carriera con la vita privata. Ora come ora il mio grande desiderio è realizzarmi professionalmente e non so se sarò in grado di trovare un equilibrio con una eventuale famiglia”. Al suo Corso, di ragazze non ce ne sono moltissime: “Noi seguiamo con Ingegneria Biomedica e dell’Automazione e la maggior parte delle studentesse è iscritta a Biomedica. Ad Ingegneria Informatica saremo meno di dieci, ma non ne capisco il motivo”. Progetti per il futuro: “Avevo intenzione di partecipare al bando Erasmus per il prossimo anno, ma all’ultimo ho rinunciato. Per il momento darò priorità allo studio e mi assicurerò che vada tutto bene. L’anno prossimo, invece, vorrei acquisire la certificazione di inglese C1”.
Carol Simeoli

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