Il 24 settembre si terrà una riunione tra i docenti di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (Dicea), durante la quale uno o più docenti comunicheranno ai colleghi la propria volontà di proporsi nel ruolo di Direttori del Dipartimento. Il 24 novembre, infatti, scadranno i sei anni dall’insediamento nel ruolo del prof. Francesco Pirozzi, Ordinario di Ingegneria Sanitaria – Ambientale. Dopo due mandati consecutivi il docente non è ricandidabile e si sono dunque aperti i giochi per il subentro. Si voterà il 6 ottobre. “Sono state informalmente comunicate alcune manifestazioni d’interesse – dice il 12 settembre il Direttore uscente – ma non c’è nulla di ufficiale e comunque nell’incontro potrebbero farsi avanti anche altri colleghi. Preferisco dunque evitare di fare nomi.
Con un po’ di pazienza, sarà poi tutto più chiaro”. Il Dipartimento è composto da 94 docenti e sono incardinati in esso dieci Corsi di Studio: 5 Triennali, uno dei quali in inglese; 4 Magistrali, con uno in inglese; uno a ciclo unico, Ingegneria Edile – Architettura, che dura 5 anni.
È dunque tempo di bilanci per il prof. Pirozzi.
Parte dalla didattica “che per noi è cruciale ed è la nostra prima missione. L’area dell’ingegneria civile e ambientale in Italia ha perso attrattività e ha subito negli anni più recenti un calo di immatricolazioni. Ebbene, quando mi sono insediato eravamo ai nostri minimi storici, ma il fenomeno è stato poi in qualche modo tamponato e siamo un po’ in risalita”. La novità fondamentale sul versante della didattica: “negli anni del mio mandato, è stata l’attivazione dei Corsi di Studio in Inglese. Quello Magistrale, che si chiama Transportation Engineering and Mobility era stato progettato prima che mi insediassi. È al quinto anno e mantiene una buona attrattività verso gli studenti che provengono dall’estero. Se ne iscrivono ogni anno tra i 60 e i 70. Molti provengono dal Pakistan e dall’Iran, poi ci sono anche europei e abbiamo avuto un paio di statunitensi”.
Internazionalizzazione “La scommessa mi pare abbia funzionato”
L’altro Corso in inglese è la Laurea Triennale in Civil and Environmental Engineering: “Ora parte il terzo anno. Nel primo avemmo circa 40 immatricolati e lo considerai un buon risultato, in considerazione del fatto che solo ad agosto avevamo ottenuto l’accreditamento e non c’era stato molto tempo per far conoscere la novità. Lo scorso anno s’iscrissero 110 matricole.
Quest’anno abbiamo ricevuto 1500 richieste attraverso Universitaly, il portale destinato agli studenti che dall’estero intendono venire in Italia per frequentare un Corso di Laurea. Naturalmente solo una percentuale di queste richieste si concretizzerà in una iscrizione, anche perché per gli studenti che vengono da fuori c’è la trafila burocratica dei visti che devono rilasciare le ambasciate e non è un passaggio semplice. Tuttavia, se anche solo un decimo di quelle 1500 preiscrizioni si convertiranno in immatricolazioni, avremo ottenuto un miglioramento rispetto allo scorso anno, quando già eravamo soddisfatti per il numero dei nuovi iscritti. Insomma, la scommessa sulla internazionalizzazione mi pare abbia funzionato. Lo scorso anno accademico avevamo in Dipartimento circa 180 immatricolati dall’estero, su un totale di 1300 della Federico II”.
Capitolo ricerca. “Siamo stati Dipartimento di Eccellenza nel ciclo precedente e quest’anno siamo il secondo Dipartimento in Ateneo relativamente ai risultati della VQR, che sta per Valutazione della Qualità della Ricerca. Ci siamo, tra l’altro, dotati di un modello di monitoraggio della produzione scientifica dei colleghi e di ottimizzazione dei lavori da mostrare alla VQR che ha rappresentato uno stimolo. Nell’ottica di migliorare la ricerca sono stati inoltre effettuati importanti interventi nei laboratori. La nostra sede fu inaugurata nel 1964 e ben si comprende quanto ci sia bisogno di un aggiornamento costante”.
Cita alcuni esempi: “Abbiamo investito un milione di euro nel laboratorio di Idraulica, quello di Ingegneria sanitaria è stato spostato in una collocazione nuova e più funzionale, sono stati inaugurati altri due laboratori nel settore edile e lo stesso è avvenuto per il settore dei trasporti. Tengo molto a sottolineare questo aspetto perché i laboratori sono una delle caratteristiche (non la sola) che ci distinguono dagli atenei telematici”.
Prosegue nel bilancio dei suoi sei anni di mandato. “Sono soddisfatto che sia stata realizzata la riorganizzazione degli uffici. Erano tre quando arrivai ed ora sono diventati quattro. Abbiamo un Ufficio didattica con tre persone che prima non avevamo e si è aggiunto agli uffici acquisti, contabilità, ricerca. C’è stato inoltre un rinnovamento pressoché totale del personale amministrativo, legato all’esigenza di sostituire chi è andato via per pensionamento o per altre sue scelte”.
Ancora, “sono stati compiuti passi avanti anche con riferimento alla vivibilità e alla qualità degli spazi del Dipartimento. È stata ricavata una bella aula studio al terzo piano della palazzina 8, che è molto frequentata dagli studenti. Non solo da quelli del Dipartimento. È stato migliorato il decoro con il rinnovo degli arredi e la pitturazione di alcuni ambienti. Sta adesso per partire un bando per mettere a posto altre situazioni”. Il dottorato va bene, continua il prof. Pirozzi, “sebbene abbiamo poche borse. Solo quattro, a causa delle poche risorse di Ateneo.
Negli anni, però, abbiamo recuperato fondi per borse di studio ai dottorandi anche da fonti diverse: Regione Campania, Inps e ricerca. Anche il reclutamento dei docenti e dei ricercatori non si è fermato, pur non avendo grandi fondi dall’Ateneo, perché abbiamo fruito delle risorse aggiuntive collegate al Dipartimento di Eccellenza e abbiamo avuto ricercatori vincitori di bandi ERC e ministeriali”. Sottolinea: “Il nuovo Rettore ha ribadito la necessità di rivedere il criterio di distribuzione delle risorse, che oggi si basa essenzialmente sul numero di studenti e sulla valutazione della ricerca. Il mio Dipartimento è penalizzato per il numero di studenti, ma ha ben dieci Corsi di Laurea ed anche questo fattore andrebbe considerato. Come quello relativo alla necessità di garantire il ricambio generazionale. Da noi, per esempio, sono andati in pensione o lo faranno a breve diversi colleghi”.
Terza Missione, un lavoro importante
Tra gli obiettivi non raggiunti, il Direttore indica il ricambio dell’organico dei tecnici di laboratorio: “Siamo in difficoltà su questo aspetto e sarebbe importante che l’Ateneo destinasse più risorse per questa voce”. Un altro rimpianto, se così si può dire, riguarda la comunicazione del lavoro di Terza Missione.
“Il Dipartimento – sottolinea Pirozzi – ha fatto e continua a fare moltissimo sotto questo aspetto. Abbiamo lavorato, per esempio, in convenzione con il Commissario di Ischia per progettare interventi dopo l’alluvione del 2022. Abbiamo rapporti di collaborazione con le istituzioni in relazione alle criticità dell’area flegrea e del bradisismo.
Autostrade, Ferrovie dello Stato, Tangenziale, Gori, Abc, i gestori degli impianti di depurazione, Metropolitana di Napoli, Anas sono tutti nostri clienti, realtà per le quali abbiamo svolto progetti ed interventi. Non facciamo forse abbastanza per farlo sapere all’esterno. Su questo versante dovremmo fare meglio, come nel seguire le ricadute dei progetti che proponiamo alle realtà esterne all’Ateneo con le quali collaboriamo”.
Fabrizio Geremicca
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 13







