Lettere e Beni Culturali: si conclude il doppio mandato del prof. Sodano alla guida del Dipartimento

Dopo sei anni e due mandati alla guida del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali (Dilbec), il prof. Giulio Sodano, ordinario di Storia moderna, traccia un bilancio del suo percorso prima del passaggio di testimone (si vota il 29 settembre) e racchiude l’intera esperienza in una sintesi immediata: “Soddisfazione, impegno e crescita, sul territorio e a livello nazionale”. Guidare una struttura universitaria negli ultimi sei anni ha significato attraversare una fase storica complessa.

Tra il periodo post-pandemico e le più recenti strette sui finanziamenti pubblici, la fase più delicata si è concentrata nell’ultimo periodo, quando è diventato più difficile far fronte ai pensionamenti e ai trasferimenti dei docenti. “Soprattutto negli ultimi mesi si è particolarmente fatto sentire il restringimento dei finanziamenti pubblici all’università, nonostante il grande impegno profuso per recuperare fondi per la ricerca e nello svolgere attività legate alla formazione docenti”. In questo scenario, il traguardo che rivendica con maggior orgoglio è senza dubbio “la nascita del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria”, un traguardo che ha arricchito un’offerta formativa già caratterizzata da didattiche laboratoriali all’avanguardia.

Durante questi anni il Dilbec si è affermato come un punto di riferimento per importanti progetti di ricerca internazionali. Dalla digital papyrology alle nuove tecnologie applicate alla tutela e catalogazione del patrimonio manoscritto, la spinta verso l’innovazione è evidente. Ma come si bilancia l’anima tradizionalista del Dipartimento con l’apertura verso l’Umanesimo Digitale? Secondo il prof. Sodano, l’integrazione tra le due componenti è non solo naturale, ma indispensabile: “L’Umanesimo Digitale rappresenta la nuova frontiera delle scienze umane: o ci si avventura in questi territori, o si rischia di restare ancorati a una visione rigida e statica della cultura. Tuttavia, per affrontare le digital humanities è essenziale possedere una solida base di saperi tradizionali.

Ritengo che ci sia da parte di molti un fraintendimento che queste tecnologie possano essere gestite prescindendo da una preparazione adeguata, ma il punto fermo del nostro Dipartimento è l’esatto contrario: solo una profonda conoscenza della materia permette di progettare e governare gli strumenti digitali. L’Umanesimo ha come fondamento l’attitudine critica. Oggi viviamo in un mondo in cui la velocità della circolazione dei dati spesso impedisce una corretta verifica delle fonti, operazione che risulta possibile solo grazie al rigore delle discipline umanistiche. Utilizzando spesso i sistemi di intelligenza artificiale, mi rendo conto di quanti errori commettano: è proprio il pensiero critico che ci consente di mantenerne il controllo, ricordandoci che l’intelligenza artificiale è in grado di fornire informazioni, ma non di generare nuove conoscenze”.

Questo legame tra radici e futuro si riflette anche nel rapporto con il territorio. La sede di via Perla ha rafforzato le sue storiche sinergie con le istituzioni locali, consolidando in particolare la collaborazione scientifica e divulgativa con la Reggia di Caserta, culminata in grandi iniziative culturali come la mostra Le Regine, “che ha visto il contributo di molti nostri rappresentanti”.

Parallelamente, si è lavorato per migliorare la vivibilità universitaria: se l’Ateneo ha cercato di rispondere alla cronica sofferenza dei trasporti con il servizio Verysoon, sul piano delle strutture si vedrà a breve “la conclusione dei lavori nel seminterrato, dove troveranno amplissimi spazi didattica e i laboratori”.

Al termine di questo percorso, il Dilbec che passa nelle mani della nuova guida è “una realtà molto solida, soprattutto cresciuta nell’ambito della formazione docenti”.
Il consiglio finale per chi ne raccoglierà l’eredità punta dritto al cuore dell’identità del Dipartimento: “Attenzione al pluralismo disciplinare, uno dei nostri patrimoni fondamentali”.
Angelica Cioffo

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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 31

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