Studenti di 15 regioni alla settimana di orientamento della SSM

“Regolare, accogliere, ottimizzare, calcolare, trasmettere”. Cinque verbi per interrogarsi sul presente e, soprattutto, sul futuro. È cominciata così la settimana di orientamento della Scuola Superiore Meridionale (SSM), dedicata a 150 studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori provenienti da diverse regioni italiane. Dal 7 all’11 settembre i ragazzi sono stati ospitati a Napoli per sperimentare da vicino il metodo di studio, la dimensione comunitaria e l’offerta formativa della Scuola, attraverso lezioni magistrali, seminari, laboratori e visite. L’edizione di quest’anno, dal titolo “Domani: 5 sfide”, parte dalla percezione di un mondo in trasformazione. Ogni giornata è stata costruita attorno a una delle cinque parole del programma, affrontata da prospettive disciplinari differenti.

L’inaugurazione si è svolta lunedì 7 settembre nella Basilica di San Giovanni Maggiore. A prendere la parola, il prof. Giuseppe Recinto, componente del Comitato ordinatore della SSM, docente di Diritto privato, che ha sottolineato il valore del momento di passaggio vissuto dagli studenti: l’ultimo anno delle superiori e le scelte universitarie che ne conseguono. “Ognuno di voi ha un approccio diverso allo studio e alle scelte personali e professionali”, ha ricordato, ribadendo l’importanza che la Scuola attribuisce alla valorizzazione delle attitudini e dei talenti individuali. L’obiettivo della Settimana, però, non è soltanto presentare agli studenti i Corsi. La formula scelta è quella dell’immersione nella vita della Scuola.

“Il nostro orientamento ha una caratteristica che è quella di immergere i ragazzi in una simulazione di una nostra tipica giornata di studio – ha spiegato Arturo De Vivo, responsabile della SSM – Ci auguriamo che questo tipo di orientamento, che non è semplicemente informativo, possa aiutare gli studenti, indipendentemente dalle loro scelte future, a scegliere con consapevolezza quello che sarà il percorso futuro”. La parola chiave è interdisciplinarità: “Della stessa realtà ci possano essere più punti di vista alla fine convergenti, perché arricchiscono una preparazione, una capacità di percepire la realtà e rivolgere le domande giuste per approfondirla”.

La dimensione nazionale dell’iniziativa emerge anche dalla provenienza dei partecipanti: quest’anno gli studenti arrivano da 15 regioni. Un dato che De Vivo considera particolarmente significativo per una realtà nata nel Mezzogiorno ma che punta a costruire una presenza riconoscibile nel sistema nazionale delle scuole superiori ad ordinamento speciale.

La prima giornata, dedicata a “regolare”, ha mostrato concretamente l’impostazione interdisciplinare della settimana. Il prof. Francesco Polizzi, docente di Geometria, ha affrontato il tema dell’“essere (ir)regolare” dal punto di vista matematico, partendo dalla geometria e dal concetto di regolarità per arrivare alle equazioni complesse e al problema del caos. Il passaggio successivo ha portato invece il confronto sul terreno del diritto e dell’innovazione tecnologica. La prof.ssa Margherita Interlandi, che insegna Diritto amministrativo, ha affrontato il rapporto tra innovazione e giustizia sociale.

Al centro dell’intervento il tema della regolazione degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. La docente ha sottolineato come lo sviluppo tecnologico possa incidere sui diritti delle persone e persino sulla distribuzione dei poteri all’interno di una società democratica. “Se l’innovazione, che stiamo vivendo, ha tanti indubbi vantaggi, facilità e libertà umana, produce anche situazioni di irregolarità, nuove disuguaglianze, violazioni di diritti – ha spiegato Interlandi – La sfida posta costituisce uno dei compiti che il diritto è chiamato a svolgere in questa fase storica”.

A raccontare l’esperienza, però, sono soprattutto i ragazzi arrivati a Napoli per viverla in prima persona. Due studentesse, entrambe del liceo classico, hanno seguito percorsi differenti per arrivare alla settimana di orientamento. Una di loro, proveniente dalla Sicilia, ha conosciuto l’iniziativa attraverso la propria scuola. “C’era questa circolare dove ci presentavano il programma dell’iniziativa”, ha raccontato, spiegando di aver scelto di candidarsi perché interessata a capire “come funzionasse effettivamente lo studio e l’organizzazione nella Scuola Superiore”. L’altra studentessa invece era già interessata alla SSM e alla Federico II.

Ha scoperto l’iniziativa autonomamente attraverso i social e ha deciso di iscriversi dopo aver visto il post dedicato all’orientamento. Per chi arriva da fuori regione, la settimana rappresenta anche una prima esperienza della città. “L’accoglienza in città è stata molto ben organizzata”. E il pranzo è diventato uno dei primi momenti per entrare in contatto con gli altri partecipanti. “È una bella attività perché si può conoscere veramente tanta gente”, ha affermato una studentessa.

Allo stesso modo la giornata di orientamento ha creato nuove connessioni e uno spazio di confronto tra ragazzi e docenti. Uno studente di Torino è intervenuto chiedendo come sia possibile conciliare il benessere dei cittadini con gli interessi economici dei grandi colossi tecnologici, proprietari di gran parte delle infrastrutture e degli strumenti di intelligenza artificiale. Un altro studente ha poi spostato il discorso sul mondo del lavoro, in particolare sul modo in cui cambieranno le professioni con l’avanzare dell’intelligenza artificiale. “Dovremmo essere noi giovani i primi a informarci e a prendere in mano la situazione, perché poi è del nostro futuro che stiamo parlando”, ha affermato.

Per diventare allievi ordinari agli studenti viene richiesto di superare un concorso di accesso e di iscriversi contemporaneamente a un Corso di Laurea della Federico II. Al termine del percorso è previsto il diploma di licenza della Scuola, equipollente a un Master di secondo livello. Ma, prima ancora della selezione e dei concorsi, la settimana di orientamento offre ai ragazzi la possibilità di capire che tipo di studenti vogliono diventare e quale rapporto intendono avere con il sapere. Ed è forse questo il significato più concreto delle cinque sfide proposte dalla Scuola: non fornire risposte già pronte sul futuro, ma mettere i ragazzi nelle condizioni di iniziare a porsi le proprie domande.

Daniela Francesca De Luca

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