Job Day: un ponte tra aula e impresa che riaccende la fiducia dei giovani

Un’occasione concreta per accorciare le distanze tra il percorso accademico e il mercato del lavoro: il 24 settembre torna il Job Day organizzato dal Placement Office & Career Service dell’Ateneo. L’iniziativa offre a laureati, specializzati dei Master, studenti del quarto e quinto anno delle Lauree Magistrali e del terzo anno delle Triennali la preziosa opportunità di sostenere colloqui conoscitivi con i responsabili HR di svariate realtà aziendali, sia per sbocchi occupazionali stabili, sia per attivare quegli stage curriculari ed extracurriculari che rappresentano un tassello fondamentale del percorso di studi.

Come ricorda la prof.ssa Alessandra Storlazzi, delegata del Rettore al Job Placement e Stage: “in moltissimi percorsi universitari lo stage curriculare è obbligatorio, per questo il Job Day non serve soltanto a rispondere alla domanda di posizioni lavorative aperte, ma anche a intercettare le aziende alla ricerca di stagisti”.

La macchina organizzativa è già in moto sul portale di Ateneo, dove gli studenti possono consultare i profili delle imprese aderenti e prenotare fino a un massimo di cinque colloqui entro la scadenza del 21 settembre. Un appuntamento che taglia trasversalmente tutti i Dipartimenti – Scienze formative, psicologiche e della comunicazione, Scienze umanistiche e Scienze giuridiche ed economiche – integrandosi così, agli ulteriori incontri dedicati ai singoli percorsi di laurea, che si svolgono durante l’anno accademico. “L’anno scorso abbiamo registrato più di 200 prenotazioni e quest’anno mi aspetto numeri ancora più alti.

Inoltre, è sempre emozionante scoprire che tra i recruiter aziendali siede qualche nostro ex studente: da un lato abbiamo i nostri giovani che raccontano il proprio percorso, dall’altro professionisti formatisi qui che ora selezionano i nuovi talenti”. L’evento rappresenta soprattutto un antidoto allo scetticismo diffuso e all’impersonalità delle consuete piattaforme telematiche di recruiting verso cui, nota la docente, le nuove generazioni ripongono sempre meno fiducia. “Vivere un’esperienza diretta fin da subito dà concretezza. Mettersi in gioco, esporre le proprie competenze e dialogare con i selezionatori è un momento altamente formativo a prescindere dall’esito immediato”.

E non mancano i suggerimenti della docente per presentarsi al meglio: “informatevi sulle realtà con cui sosterrete il colloquio, senza mai arrivare impreparati. Spesso i curricula sono troppo lunghi: se ci si candida per un ambito specifico, come per esempio la sostenibilità, è opportuno snellire il CV ed enfatizzare le piccole passioni attinenti, capaci di trasmettere un reale interesse per quel ruolo”. Al centro della selezione restano infatti le doti umane: “le aziende vogliono innanzitutto incontrare le persone prima ancora dei professionisti, per capire quanto siano motivate e sentano proprio ciò che fanno.

I giovani sono energia e linfa vitale e devono acquisire piena consapevolezza di essere una risorsa preziosa”. E infine, un incoraggiamento che abbatte ansie e stereotipi: “non bisogna essere dei geni. Le aziende cercano persone entusiaste, spontanee, leali e capaci di ragionare con la propria testa.

In un contesto in cui la prima scrematura è spesso affidata all’intelligenza artificiale, guardarsi negli occhi e farsi conoscere è determinante”. Un forte messaggio di speranza che invita a superare il pessimismo e la narrazione della crisi: sono tantissime le storie di ragazze e ragazzi che ce l’hanno fatta e continuano ad affermarsi nel lavoro grazie ai propri valori e al coraggio di mettersi in gioco.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 38

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