“Porto con me grande stanchezza. La direzione di un Dipartimento è un’operazione complessa e faticosa, noi docenti siamo prestati a queste attività e nel frattempo dobbiamo dedicarci a didattica e ricerca, che sono missioni. Ciò detto è stata un’esperienza positiva e stimolante che mi ha fatto maturare molto”. Questo lo stato d’animo del prof. Alessandro Mandolini nel congedarsi dal ruolo di Direttore di Ingegneria dopo due mandati consecutivi.
Al di là delle sensazioni a pochi mesi dal passaggio di testimone con il prof. Massimo Vitelli, che avverrà formalmente il 1° novembre, l’ordinario di Geotecnica fa un bilancio del sessennio che ha portato la sua impronta, utilizzando i numeri a disposizione. A partire dal corpo docenti e ricercatori: “rispetto al 2020 – dice – nonostante si osservi una sua contrazione generale nell’Ateneo e a livello nazionale, in aggiunta al fatto che i finanziamenti sono sempre meno cospicui, il Dipartimento è incrementato come numerosità. Abbiamo operato in modo tale da portare la Vanvitelli a investire un po’ di più su noi. Siamo passati da 109 a 113 tra docenti e ricercatori in questi anni”.
Per il prof. Mandolini sono buoni anche i risultati ottenuti sul fronte della ricerca: “lo dice la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), questo Dipartimento è il primo come qualità in Ateneo. Sono aumentati anche i finanziamenti: nel 2020 erano circa 2 milioni di euro, che sono diventati quasi 12 milioni, ad oggi. Non è merito mio ma di tutti. L’aumento dei finanziamenti ha avuto un indotto non banale: solo nel 2025 ci ha consentito di stipulare 170 contratti di ricerca di vario tipo con persone che ci hanno dato una mano”.
Sulla didattica ci sarebbero sia aspetti positivi che negativi: “la numerosità di studenti immatricolati è cresciuta, da 600 siamo arrivati a 920, tra Triennali e Magistrali. Mentre le prime sono cresciute tantissimo, le seconde hanno conosciuto un calo. Se fossi il nuovo direttore metterei mano proprio all’abbandono nel passaggio tra triennio e biennio; molto c’è di territoriale, i ragazzi tendono ad andare in luoghi e università più attrattivi. Non ne vediamo ancora i frutti ma già quest’anno abbiamo deliberato per due curricula in inglese per la Magistrale in Energy and Environmental Engineering, che partiranno il 22 settembre; l’anno prossimo toccherà alla Magistrale in Civil Engineering interamente in inglese (non si sovrapporrà a quella italiana)”.
Poi sulle strutture: “il 20 gennaio scorso abbiamo avuto la concessione dal Comune di Aversa per il campus universitario da realizzare con Architettura. Mi auguro venga posta la prima pietra: più la casa sarà grande, più si potranno fare cose”. L’ultima battuta è sulle sfide dei prossimi anni: “Il prossimo direttore, che stimo, dovrà essere presente e stimolante per l’attività di ricerca e per ottenere finanziamenti esterni: bisogna partecipare con forza a bandi competitivi e provare a ottenere il massimo.
L’altro fronte è il rapporto con gli studenti, per noi la didattica è una missione fondamentale e dobbiamo resistere all’aggressione dei grandi Atenei, soprattutto del nord, puntando su un’offerta formativa accattivante che guardi anche al contesto internazionale – bisogna fare i conti con la riduzione demografica, di cui ci accorgeremo nei prossimi anni”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 32







