Come iniziare con il piede giusto: i consigli dei docenti alle matricole

Passare dalla scuola all’Università significa imparare, prima ancora che nuove materie, un nuovo modo di studiare. A Giurisprudenza questo cambiamento è particolarmente evidente: non basta ricordare definizioni e nozioni, bisogna imparare a leggere le fonti, comprendere i problemi giuridici e costruire collegamenti. Per questo, l’unanime consiglio che arriva dai docenti delle tre discipline che le matricole affrontano al primo semestre è anche il più semplice: esserci.

La frequenza, infatti, non è soltanto un modo per seguire il programma. Per la prof.ssa Paola Santini, docente di Storia del diritto romano pubblico e privato, le lezioni servono anche ad “abituarsi progressivamente al nuovo linguaggio tecnico”. Sulla stessa linea i professori della stessa disciplina Chiara Corbo, secondo cui frequentare significa entrare subito nel contesto universitario, confrontarsi con i propri colleghi e apprendere i contenuti attraverso la “viva vox del docente”, e Donato Antonio Centola che invita le matricole a seguire “con impegno, interesse, passione” e a partecipare attivamente alle lezioni.

Si aggiunge anche il prof. Pier Francesco Savona, docente di Filosofia del Diritto: “è proprio attraverso il dialogo e le riflessioni nate in aula che si sviluppa l’attitudine a diventare giuristi e non tecnici del diritto”, e infatti in aula “ci sarà spazio per un confronto collettivo con le opinioni di tutti, suscitato anche da fonti esterne ai libri di testo, come il cinema”.

Se la frequenza è il punto di partenza, il metodo è ciò che permette di proseguire. Il rischio, soprattutto nei primi mesi, è quello di affrontare i manuali come una grande quantità di nozioni da memorizzare. I docenti suggeriscono invece di fermarsi sui concetti e sulle domande che si nascondono dietro le regole: Santini invita a “studiare cercando di capire prima ancora che di ricordare” e a interrogarsi sul perché delle soluzioni giuridiche. Un principio condiviso da Centola, che raccomanda uno studio “critico e intelligente, evitando di imparare solo mnemonicamente e cercando di comprendere i problemi giuridici che stanno dietro un termine”.

Questo approccio trova un terreno particolarmente fertile nello studio del diritto romano. Per Corbo, la materia richiede di sviluppare una “sensibilità storica”, capace di guardare all’esperienza giuridica romana nella sua evoluzione. Centola ricorda infatti che “il diritto è sempre espressione di un mondo che c’è dietro”, mentre la prof.ssa Fabiana Tuccillo sottolinea come le discipline romanistiche insegnino a “interrogare le fonti”, ragionare sui casi e ricostruire l’origine di istituti ancora presenti negli ordinamenti contemporanei. “Il diritto romano, dunque, non è soltanto lo studio di un passato lontano, ma una palestra per imparare a ragionare da giuristi”, sottolinea Santini.
Anche il manuale, però, non dovrebbe essere l’unico strumento.

Il prof. Alfonso Vuolo, docente di Diritto costituzionale, invita gli studenti a essere “molto assidui nello studio”, utilizzando i testi consigliati ma anche ampliando i propri orizzonti attraverso “la lettura di testi normativi e di pronunce segnalate durante il corso”. Il suo insegnamento accompagna gli studenti dalle origini dei diritti fondamentali e delle carte costituzionali alla nascita della Costituzione italiana, fino allo studio delle fonti e dei rapporti tra l’ordinamento italiano e quelli sovranazionali. È un primo incontro con un diritto che non vive soltanto sui manuali, ma nelle norme, nelle sentenze e nelle istituzioni.

Se il Diritto costituzionale porta lo studente a confrontarsi con norme, istituzioni e sentenze, la Filosofia del diritto, invece, invita a fermarsi su una domanda ancora più radicale: perché esiste il diritto e quale funzione svolge nella vita degli uomini? È da qui che parte il prof. Savona, per il quale scegliere Giurisprudenza significa, soprattutto “in questi tempi difficili, fare un grandissimo investimento in fiducia e speranza per il futuro: fiducia nella capacità del diritto di contrastare la violenza e la sopraffazione, e speranza nella possibilità di migliorare la condizione umana attraverso lo sviluppo del senso critico”. Il corso dialogherà inoltre con il Diritto costituzionale attraverso seminari interdisciplinari. Un modo concreto per mostrare fin dal primo anno che le diverse materie non sono compartimenti separati, ma prospettive che possono incontrarsi e completarsi.

Tornando ai consigli, un altro errore da evitare, suggeriscono i docenti, è ridurre l’Università alle settimane che precedono l’esame. Santini invita a non concentrare lo studio alla fine del percorso: “gli approfondimenti quotidiani sono più proficui di una preparazione frettolosa”. La costanza permette di seguire il ritmo delle lezioni, individuare per tempo le difficoltà e costruire gradualmente un metodo personale. E quando qualcosa non funziona, la soluzione non è affrontare il problema da soli.

I docenti invitano gli studenti a utilizzare il ricevimento e a porre domande, anche quando sembrano banali. Il prof. Centola, che organizza anche incontri di carattere metodologico per aiutare gli studenti nelle problematiche legate alla materia, lascia alle matricole un messaggio particolarmente significativo: “bisogna sapere che non siete mai abbandonati a voi stessi, e ricordate che tutto si può risolvere, quindi che un esame non diventi mai una questione di vita o di morte”. Anche la prof.ssa Tuccillo sottolinea l’importanza di garantire un sostegno costante, dunque “è previsto il ricevimento degli studenti ogni giorno della settimana, grazie alla presenza e alla disponibilità dei docenti e dei collaboratori”.

Infine, c’è una dimensione che rischia di passare in secondo piano quando si pensa al primo anno: quella della comunità universitaria. Centola invita a partecipare alle iniziative del Dipartimento per costruire “una visione più completa e interdisciplinare del diritto”. Vuolo racconta il valore delle visite alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, occasioni che, oltre alla formazione, contribuiscono a rafforzare il rapporto tra studenti e docenti. Anche Tuccillo richiama il significato originario di universitas: “una comunità, uno stare insieme e una comunione di intenti”. L’Università, dunque, non è soltanto il luogo in cui si sostengono esami, ma uno spazio di crescita culturale, umana e professionale.
An.Bi.

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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 23

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