Indossare il camice bianco, un sogno

Vocazione personale, indirizzo di famiglia, consapevolezza che le nuove tecnologie applicate alla salute porteranno lontano. Le motivazioni che spingono diciassettenni e diciottenni verso l’area biomedica e sanitaria sono ricorrenti, sempre declinate secondo le sensibilità personali e velate da un pochino di paura di non farcela. “Guardo i medical drama sin da bambina. Uno dei miei preferiti è Grey’s Anatomy. Mi vedo in camice, a salvare vite, oppure in laboratorio a scoprire nuove cure per le malattie, è entusiasta Flavia Cervino, Liceo ‘I. Kant’ di Melito di Napoli, indirizzo scientifico. “Per carità – ammette poi – essere un medico è ben diverso dal recitare in una fiction, ma è proprio questo il bello. Sono pronta a sacrificarmi per qualcosa che un giorno mi gratificherà e mi farà sentire utile”. Con lei c’è l’amica Simona Costagliola. Stesso obiettivo: “Negli anni mia madre ha sofferto a causa di seri problemi di salute e purtroppo non sempre è stata curata per bene. La mia scelta è decisamente personale”. Entrambe vedono un ostacolo all’orizzonte: Il test. Noi siamo in quinta e sostenerlo già ad aprile è semplicemente impensabile. Non che a luglio sarà più fattibile. Stiamo seguendo dei corsi di preparazione privati, però abbiamo ancora diverse lacune soprattutto in matematica e fisica”. Riflette sul test Eleonora Albanese, Liceo ‘G. Mazzini’ di Napoli, indirizzo scientifico, indecisa tra Medicina e Odontoiatria sulla scia di una tradizione di famiglia. È un po’ surreale sostenere il TOLC al quarto anno, è comunque uno studio che occupa davvero tanto tempo, soprattutto poiché non tutti possono accedere ad un corso privato”, commenta. A scuola, dice, “non ci preparano ad affrontare test come quelli di accesso all’università. Non si studiano logica, ragionamento o statistica, non ci abituano ai quiz a tempo e spesso nelle discipline scientifiche si approfondiscono argomenti che in queste prove nemmeno si ritrovano”. “Fosse solo questo il problema – le fa eco Giuseppe Speranza, Liceo ‘L. Da Vinci’ di Napoli, indirizzo scientifico – Dopo ci aspettano trentanove esami e tutto un curriculum di altre attività. Chi entra a Medicina è come se salisse sulle montagne russe per poi non scenderne, forse, mai più. Io però sono determinato almeno a tentare”. Famiglia di medici anche la sua, Anastasia, Liceo ‘G. Siani’ di Napoli, indirizzo scientifico, preferisce optare “per Scienze Infermieristiche, un percorso più compatto, dritto al punto”. La sua storia: “Sono di origini bielorusse. Sono stata adottata da genitori italiani e sono arrivata qui nove anni fa, provenendo da una situazione economico-sociale piuttosto difficile. Una volta diventata infermiera mi piacerebbe prendere parte alle missioni umanitarie senza frontiere e intervenire in quei contesti dove manca tutto, a partire dal cibo o dall’igiene”. Fisioterapia è la strada scelta da Antonio Pio Ascione, Liceo ‘I. Kant’ di Melito di Napoli, indirizzo linguistico, campione di powerlifting, una disciplina sportiva inerente il sollevamento pesi. “Ho vinto un oro e due bronzi e quest’anno mi gioco una chiamata in nazionale”. Fisioterapia perché, “frutto la mia attività sportiva, ho un buon occhio per gli infortuni e un po’ di basi teoriche. Sono consapevole che, da agonista, avrò difficoltà a conciliare lo studio, la maturità e la preparazione per il test. Ma, se non dovesse andare, non ho un piano B. Ritenterò l’anno prossimo”. Marco Trifoni, Liceo ‘G. Vico’ di Napoli, indirizzo scientifico-sperimentale, si sente proiettato verso “le Biotecnologie mediche. Mi affascinano la tecnologia e le innovazioni perché offrono interessanti sviluppi futuri”. La preoccupazione: “Non essere all’altezza del Corso partendo con alcune lacune di base nelle materie scientifiche”. Sulla stessa lunghezza d’onda Anna Perrotta, Liceo ‘B. Rescigno’ di Roccapiemonte, indirizzo scienze applicate: Sono indecisa tra Farmacia e Biotecnologie. Mi piace lo studio del corpo umano, ma vorrei affrontarlo da una prospettiva diversa da quella medica. Mi piace studiare, sono piuttosto brava in chimica, eppure non so proprio cosa aspettarmi dallo studio universitario”.

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