Interventi chirurgici trasmessi in diretta alla Spring School of Surgery

Dalla robotica all’intelligenza artificiale: la tecnologia in sala operatoria

La chirurgia come non si è mai vista. Dall’utilizzo della robotica e dell’IA, al rapporto sempre più stretto con la genetica: la figura del chirurgo è cambiata radicalmente e i massimi esperti federiciani spiegheranno come, attraverso interventi chirurgici trasmessi in diretta da sale operatorie tra le più moderne d’Italia. Tutto questo avverrà tra l’8 e il 10 aprile, in occasione della prima “Federico II Spring School of Surgery 2024”, aperta agli studenti di tutte le Scuole di Medicina, pensata e organizzata dalla Scuola di Specializzazione in Chirurgia generale, dal Dipartimento di Chirurgia generale dei Trapianti, oltre che dal Centro di Ricerca Interuniversitario per l’Innovazione Tecnologica in Chirurgia (CEITC).
“Il chirurgo che fa tutto, dalla A alla Z, ormai non esiste più – spiega il prof. Roberto Ivan Troisi, ordinario di Chirurgia generale e Direttore dell’omonima Scuola di Specializzazione dallo scorso novembre – e queste giornate di Porte Aperte serviranno a capire quanto si è spinta in avanti la chirurgia generale, attraverso una overview delle patologie trattate. Vogliamo mostrare ai ragazzi cosa è in grado di realizzare la chirurgia, perché non lo immaginano nemmeno. Oggi esistono branche e sotto branche altamente specialistiche rispetto alle quali la tecnologia ha un ruolo sempre più importante”.
E infatti: dagli approcci convenzionali alla laparoscopia, passando dalla già citata robotica, per finire con “i software applicati in determinati tipi di operazioni che riguardano la realtà aumentata, quindi la navigazione intraoperatoria e addirittura l’uso di ologrammi. Nel giro di qualche anno in sala ci sarà fisso un ingegnere biomedico a gestire i macchinari”. E la sala operatoria stessa sarà un luogo diverso rispetto a ieri. “Ci sarà molto meno personale medico e molti più monitor per i software; braccia meccaniche a rappresentare i robot che, a loro volta, con l’ausilio del chirurgo specializzato, consentiranno – anzi, consentono già – di eseguire interventi molto complessi. Non mancheranno mai i classici ferri, quelli tradizionali”. Per stimolare entusiasmo e interesse, inoltre, durante la tre giorni alcuni fortunati potrebbero vedere tutto questo non dalla sala multimediale, ma addirittura dal vivo, direttamente accanto al tavolo operatorio.

Crisi di vocazione

Ad ogni modo, nell’iniziativa sono state coinvolte le Unità Operative Complesse di Chirurgia Epatobiliare e Trapianti proprio di Troisi, di Chirurgia Endoscopica del prof. Giovanni Domenico De Palma, di Chirurgia Oncologica mininvasiva del prof. Vincenzo Pilone, di Chirurgia Emergenziale del prof. Michele Santangelo e di Chirurgia Endocrino-Metabolica e Bariatrica del prof. Mario Musella.
Ancora Troisi, che ha pure svolto un lungo periodo di formazione all’estero (è tornato poco prima del covid), sperimentando iniziative come la “School of Surgery” con studenti di Medicina in Belgio, dove dirigeva già un’Unità di Chirurgia bilio-pancreatica di Trapianti di fegato, ha spiegato senza mezzi termini la genesi dell’iniziativa. “Siamo in un momento delicato. L’anno scorso c’è stata una flessione delle iscrizioni a livello nazionale, con il 56% delle borse che non è stato assegnato per la specializzazione in Chirurgia generale. Addirittura, ci sono state Università che non hanno registrato nemmeno uno specializzando. È un motivo di fortissima preoccupazione”.
E nel tentativo di arginare il fenomeno sono state adottate due contromisure. Innanzitutto, a livello interno, un “cambio di regolamento per rendere più dinamiche le rotazioni semestrali, sia interne all’Azienda ospedaliera universitaria che nelle reti formative esterne, e aumentare l’interesse degli iscritti. D’altra parte, è quello il nostro target: gli studenti di Medicina”. E poi, appunto, la tre giorni di interventi.
A questo proposito ogni Unità “cercherà di programmare operazioni di una certa complessità, ma comunque comprensibili per chi osserverà, e di stabilire un rapporto interattivo con i partecipanti. Ci saranno infatti presentazioni dei casi, un intervistatore, un tutor che farà da mediatore tra la sala operatoria e quella multimediale per eventuali domande da porre in diretta”.
Magari su operazioni di routine come la colecistectomia: “effettuandola in laparoscopia o robotica con realtà aumentata, si può vedere molto bene l’anatomia delle vie biliari. Questo evita al chirurgo la possibilità di una cattiva interpretazione delle strutture anatomiche, soprattutto nei casi di forti infiammazioni”. Ma la tecnologia aiuta ancora di più negli interventi complessi, come quello di resezione della testa del pancreas, tra i più complicati di chirurgia addominale. “Con il robot mostreremo agli studenti com’è molto più semplice effettuare una ricostruzione degli elementi asportati per malattia, facendo una sorta di copia e incolla tra le tecniche open e mininvasiva”.

Sale operatorie tra le più moderne in Europa

Un altro luminare che parteciperà alla tre giorni di Porte aperte è il già citato prof. Giovanni Domenico De Palma, ordinario di Chirurgia generale, da 30 anni impegnato sul fronte della chirurgia endoluminale, dell’organ sparing surgery, nonché Direttore del Dipartimento di Chirurgia generale dei Trapianti. Il docente, pure Direttore di un Master di II livello in Chirurgia robotica generale, intende mostrare quanto la Federico II sia all’avanguardia tecnologicamente.
A partire dallecinque sale operatorie che metterò a disposizione e che, grazie a Università e Regione, sono tra le più moderne d’Europa”, e il Robot dedicato alla chirurgia generale, “uno dei pochi casi in Italia in cui tutte le Unità di chirurgia accedono a questo tipo di tecnologia, solitamente riservata ad altro, come il cancro alla prostata. Noi invece riusciamo a trattare di tutto: il cancro all’esofago, al retto, al fegato (proprio Troisi è uno dei massimi esperti in robotica del fegato, n.d.r.), colon. Su questo bisogna dar merito all’ex Rettore e attuale sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che circa dieci anni fa decise di investire su questo fronte”.

Un grandissimo avanzamento tecnologico e di come questo impatti sul lavoro del chirurgo, di questo si sta parlando. E però, di contro, c’è pure una domanda inevitabile sullo stato della Sanità italiana. Un sistema che, senza troppi giri di parole, sta colando a picco sotto la scure di tagli di posti letto e chiusure di presidi ospedalieri. De Palma, sul tema, parla di “una Sanità pubblica che in Italia ha carenze enormi, e nel frattempo noi formiamo eccellenze che purtroppo vanno a ricoprire ruoli apicali in Francia, Inghilterra”.
Una crisi generale che, come denunciato più volte proprio dall’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), è uno dei motivi del disinteresse delle nuove generazioni alla Chirurgia generale. Lo stesso De Palma ammette che questa branca richiede “totale dedizione, turni massacranti che non conoscono né orari né domeniche di riposo, mentre i ragazzi scelgono ciò che consente loro in tempi rapidi di accedere a strutture pubbliche o private e di guadagnare”.
Anche Troisi non esita a definire “un grande problema” lo stato attuale del SSN, che si riverbera in maniera preoccupante nel futuro: “non sappiamo quanti saremo tra 20 anni (i chirurghi, ndr), e cosa saremo in grado di fare”. Il docente lancia un appello: “La politica deve aiutarci a mantenere gli standard di qualità, fare selezione sul campo senza affidarsi a quiz che lasciano il tempo che trovano, investire più risorse e, aggiungo, onorare meglio la classe medica, che percepisce un salario che è meno della metà di un ospedaliero europeo. L’università nel frattempo deve innovare, fare scuola, formare e informare le nuove generazioni”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.04 – 2024 – Pagina 10

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