Più aule studio, punti di aggregazione e per consumare il pranzo: le richieste

Un giorno con gli studenti nella sede di San Giovanni

“C’è stato un problema sulla linea 2 e stamattina sono in ritardissimo per la lezione cominciata mezz’ora fa! A volte capita, per fortuna non troppo spesso”. C’è movimento sul Corso Nicolangelo Protopisani. A frotte gli studenti di Ingegneria, tra cui Carmela Donvito, iscritta a Biomedica, stanno varcando la soglia del polo universitario di San Giovanni a Teduccio, una delle più giovani sedi della Federico II, nel cuore della Napoli Est, che ospita insieme studenti, docenti, Academy per l’alta formazione e hub aziendali. “San Giovanni – informa Enza Caiazzo, primo anno di Ingegneria Gestionale per la Logistica e la Produzione – è facilmente raggiungibile. È servita da metropolitana e circumvesuviana, le cui fermate sono a pochi minuti di cammino dall’ingresso principale”. “È conveniente anche per chi si muove in auto – prosegue la collega Martina De Rosa, al terzo anno – C’è un comodissimo parcheggio sotterraneo di circa trecento posti, gratuito. A piedi vi si accede da alcuni gabbiotti in vetro nel giardino. Uno spazio per parcheggiare si trova sempre, al mattino e di pomeriggio, a meno di non incappare in qualche giorno di eventi o convegni”. Corso Protopisani, prosegue, “non è poi così brutto come dicono. Sulla strada ci sono un bar, una pizzeria, un grande supermercato con il reparto di gastronomia, dove troviamo buoni piatti come pasta e polpette, convenzionati con l’Adisurc. All’interno del complesso non c’è la mensa, per incoraggiarci a vivere il quartiere, ma spesso tra una lezione e l’altra non abbiamo tanto tempo per mangiare e, quando compriamo da asporto, non possiamo consumare nelle aule e le sedute all’esterno sono poche e inutilizzabili con la pioggia o il sole bollente”. Pollici in su “per la pulizia, soprattutto nei bagni dove non mancano mai carta igienica e sapone. Giusta la temperatura interna sia d’inverno, dove anzi forse è pure un po’ troppo calda, che d’estate”, commenta un’altra compagna di corso, Ludovica Cristofaro. San Giovanni sembra una piccola cittadella. Alti palazzi dalle ampie vetrate si stagliano ordinatamente tra aiuole ben curate e piazzole con alberi e sedute in legno. Gli studenti, al momento hanno base qui molti canali di Ingegneria e alcuni delle Scienze Sociali, si concentrano per la maggiore nei plessi A e C. “Qui sorgono le aule dove si tengono le lezioni. Sono spaziose, dotate di proiettori e prese per collegare il portatile. Magari andrebbe potenziato il sistema audio nelle più grandi. E sarebbe il caso di dotarne una di computer: per un esame di informatica ci hanno spostati ad Agnano, dice il gruppo di Gabriella Rocco, secondo anno di Ingegneria Biomedica. In procinto di andare al bar per un caffè con gli amici, Marco Caterino, primo anno di Ingegneria Informatica, racconta di aver scelto Napoli Est “attirato dalle foto e dalla descrizione del campus sul sito dell’Università. Viene presentato come moderno, dotato di tutte le comodità, un crogiuolo di didattica e ricerca, aperto alle aziende”. E lo è? “In parte sì – risponde – ma mancano alcuni servizi il che, secondo me, si traduce in un calo di attenzione verso noi studenti”. Ad esempio: Abbiamo due aule studio, una grande, da circa 200 posti, nel palazzo C e un’altra molto piccolina in A. Solo nel mio Corso, quest’anno, si sono iscritte 170 persone ed è chiaro che non bastano per tutti, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Non possiamo metterci a studiare nelle aule delle lezioni perché i custodi non lo permettono e all’esterno non sempre è possibile”. Un altro problema “è la mancanza di un vero punto di aggregazione: o siamo in aula a seguire o in aula studio, poi non c’è altro, nemmeno la biblioteca. Vista la disponibilità del complesso basterebbe un chioschetto o uno spazio ricreativo. Il rischio è che diventi la classica sede universitaria in cui si viene per le lezioni, si studia e poi si va via”. La presenza delle aziende non è molto percepibile. I loro hub e le Academy si trovano in un altro palazzo, in cui non abbiamo ragione di andare. Lì ci sono fior fior di laboratori, c’è anche un computer quantistico, ma non ne sentiamo l’impatto sulla nostra formazione. D’accordo che siamo solo alla Triennale, però, stando qui, tanto varrebbe approfittarne. L’impressione è che venga data priorità al comparto industriale, meno a noi studenti”. Marco ha preso casa in zona: “Inizialmente gli affitti erano convenienti, ora stanno salendo. Il quartiere non è male, forse un po’ spento. Non c’è molto da fare per un giovane e, poiché i mezzi interrompono le corse sul presto, si resta un po’ isolati”.

Prese elettriche e rete wifi

La grande aula studio di cui parla si trova al terzo piano del plesso C. È una spaziosa sala aperta su un lato, circondata da finestre, con lunghe file di banchi nel mezzo. Non tutte le file hanno le prese, che sono collocate sul pavimento quindi finiscono sempre per rompersi perché calpestate. Qui, inoltre, la rete di Ateneo non prende bene. È un’unica connessione con più punti d’accesso e quando si collegano molte persone, ovviamente, va in sovraccarico”, fa notare Salvatore Flauto, Ingegneria Informatica fuoricorso. Sta aspettando l’inizio di una lezione: “In questo momento, in realtà, dovrei seguire un corso a scelta a Fuorigrotta, dalle 8:30 alle 10:30. Alle 10:30 ne inizia un altro a San Giovanni. Impossibile se non si ha il dono dell’ubiquità. I corsi a scelta vengono erogati principalmente nel Polo Ovest e i docenti hanno consigliato di iscriversi al team on-line dell’anno scorso per recuperare il materiale didattico. Con i miei amici seguiamo ciascuno un corso e poi ci scambiamo gli appunti”. Nella medesima sala ci sono alcuni uffici riservati alla segreteria: “Ma funzionano solo il martedì e il giovedì per un paio d’ore e nella risoluzione di molti problemi, comunque, bisogna far riferimento alla sede di Piazzale Tecchio”, spiega ancora Salvatore. Insieme a lui, la collega Emanuela Imparato, terzo anno di Ingegneria Biomedica, una outsider: Quest’anno siamo stati spostati ad Agnano dove evidentemente siamo più vicini a qualche laboratorio che ci servirà per le lezioni”, spiega. Entrambi citano i cartelli illustrativi del progetto del complesso “dai quali si evince verrà dato spazio a varie strutture per varie attività. In quelle foto, in realtà, si vedono anche persone stese sull’erba mentre noi veniamo sgridati se calpestiamo il prato”, commentano con un sorriso. Ma poi aggiungono: San Giovanni è una realtà giovane, ancora un po’ acerba. È stata inaugurata nel 2015 e le prime coorti di studenti hanno iniziato a frequentare l’anno successivo. Diamo il tempo di crescere. Ed infatti si scorgono gru che trasportano materiali e si odono i rumori di lavori in corso. Sia di fronte che alle spalle del plesso C sono aperti due cantieri, ad uno stato appena iniziale. Altri, invece, sono intorno all’omologo A nel quale, spiega Marcello Oliva, matricola di Ingegneria Elettronica, “le prese all’interno delle aule non hanno corrente. È un problema persistente da un po’, lo abbiamo segnalato, ma niente. Non è chiaro se sia dovuto ai lavori. Il palazzo è terminato, ma quella zona tecnicamente è ancora considerata un cantiere. Al plesso A si arriva attraverso una galleria, tappezzata dai pannelli illustrativi del progetto finale. Nello spazio attiguo sorgono altri due edifici. Esternamente già completi, mancano alcune rifiniture interne. “Speriamo realizzino luoghi per noi studenti”, è il commento di Maria Luisa Gifoni, Ingegneria Biomedica, e Lorenzo Lubrano, Ingegneria Elettronica, entrambi terzo anno. “A San Giovanni si vive bene, ma servirebbero altre aule studio e magari qualche laboratorio didattico. Voci parlano della realizzazione di una mensa in una delle ali in via di completamento. Speriamo sia vero”. In tarda mattinata ricomincia il movimento. Si intravedono panini, pizze, vaschette di pasta al sugo, consumate in piedi davanti alle finestre, sui gradoni in cortile o intorno alle sedute. Chiara della Femina e Maria Vittoria Esposito, matricole di Ingegneria Biomedica, hanno appena terminato il pranzo e sono pronte per un altro pomeriggio di lezione: “Ci troviamo a nostro agio, abbiamo ciò che ci serve. San Giovanni è bellissima, le aule sono confortevoli, buoni gli arredi e i docenti disponibili. Non fanno studio qui, solo a Fuorigrotta, ma sono comunque raggiungibili via Teams”.

Carol Simeoli

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