Obbligo vaccinale, un seminario a Giurisprudenza

Dall’iniziale ‘ce la faremo’ alle zuffe in tv e sui social tra i fautori e i detrattori dell’obbligo vaccinale. La pandemia ha diviso la società, almeno sul piano delle opinioni. Il Dipartimento di Giurisprudenza, sotto la coordinazione della dott.ssa Franca Meola, ha pensato di chiarire cosa dice in merito il nostro ordinamento nel corso del seminario “L’obbligo vaccinale nella giurisprudenza costituzionale”, che si è tenuto il 13 marzo presso l’aulario di via Perla alla presenza di una ventina di studenti. “Questi seminari sono utili a stimolare lo spirito critico degli studenti”,ha detto la dott.ssaRosa Criscuolo dell’Associazione Luca Coscioni. “La questione dell’obbligo vaccinale ha sollevato un gran polverone, grazie anche alla narrazione talvolta molto superficiale proposta dai mass media, e ci ha costretti a rispolverare la giurisprudenza arcaica”,ha sottolineato la dott.ssa Meola.L’evento si colloca nell’ambito di tre incontri sulla bioetica; il secondo, che si terrà il 4 aprile, sarà dedicato alla tematica del fine vita, il terzo è ancora in fase di elaborazione.

Oggetto della discussione il 13 marzo sono state tre decisioni emesse recentemente dalla Corte Costituzionale, cioè le numero 14, 15 e 16 del 2023. La prima riguarda il contrasto tra la legge sull’obbligo vaccinale e l’articolo 32 della nostra Costituzione, che prevede il diritto dei cittadini di sottrarsi ai trattamenti farmacologici indesiderati. La decisione numero 15 riguarda, invece, il caso degli operatori sanitari non vaccinati e non retribuiti, mentre la numero 16 ha come oggetto l’irragionevolezza delle leggi. In quest’ultimo caso è stata analizzata la vicenda di una psicologa lombarda, radiata dall’albo perché non vaccinata. La professionista ha fatto ricorso, dato che, non disponendo di un titolo italiano, poteva prestare assistenza psicologica solo online a pazienti statunitensi. Nonostante non potesse diffondere il contagio, e nonostante il peso dell’articolo 32 della nostra Costituzione, ha ricevuto la sanzione. Come dipanare la matassa? Per il prof. Carlo Iannello, docente di Diritto Costituzionale, le decisioni fanno luce su un dato: l’obbligo è legittimo allorquando sia riconosciuta la capacità del vaccino di ostacolare la diffusione del contagio: “Il sistema liberaldemocratico è compatibile con l’obbligo vaccinale, in quanto la salute del cittadino è strumentalizzata al fine di ottenere un beneficio collettivo. In caso di effetti avversi, da ricondursi a tale strumentalizzazione, sarà la collettività a farsi carico delle eventuali cure dell’individuo. È un gioco di dare e avere. Tuttavia, anche l’assenza di obbligo vaccinale è compatibile con il sistema liberaldemocratico, come nel caso della Spagna. Dipende solo da come si imposta la discussione in materia di libertà individuale”. Iannello si è rivolto contro alcune definizioni giornalistiche, come quella di No-Vax: I No-Vax non esistono, è una parola usata contro una parte di popolazione che aveva semplicemente sollevato delle osservazioni critiche. Una parola che equivale a ‘negazionista’ o a ‘nazista’”. Il prof. Marco Plutino, docente dell’Università degli Studi di Cassino e del Basso Lazio, ha cercato di individuare i limiti della politica e della giurisprudenza all’indomani dello scoppio della pandemia: “Il contagio ha avuto delle caratteristiche assolutamente inedite. La politica era impreparata e la giurisprudenza aveva esperienza solo in materia di danni da vaccino (per malattie che esistono da secoli) e non sulla questione dell’obbligo vaccinale”, ha spiegato. “Per capire la portata di questo evento, basti pensare che il virus ha avuto in Italia (che ha un sistema sanitario all’avanguardia) la stessa incisività che ha avuto nelle aree in via di sviluppo. È accaduto perché non c’è mai stato nulla di simile a quello che abbiamo vissuto e tutti i sistemi, siano essi sanitari o politici, sono saltati”. In merito alle decisioni della Corte Costituzionale: “Sono pressoché d’accordo con le sentenze, ma devo dire che talvolta la Corte si è pronunciata in modo illegittimo, stravolgendo il cosiddetto principio di precauzione (politica di condotta cautelativa per quanto riguarda la gestione delle questioni scientificamente controverse)”. Il problema, secondo il prof. Raffaele Prodomo che ha concluso l’incontro, sta nello stravolgimento della massima di Luigi Einaudi: “Bisogna conoscere per deliberare”. Nel contesto attuale la verità “non ha più un valore oggettivo e chiunque può dire quello che vuole, che disponga di una reale competenza o meno. Ecco, oggi si delibera senza conoscere, che è poi il motivo per cui non si riesce a venire a capo della questione in modo pacifico”.

Nicola Di Nardo

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