Esami: marzo negato a chi non è fuori corso e vige ancora il famigerato salto d’appello

Appelli di marzo no, riorganizzazione generale degli esami sì (forse). Questa la sostanza dell’ultimo mese e mezzo di batti e ribatti tra studenti e Ateneo cominciata lo scorso 30 gennaio – per quanto riguarda il solo 2023/24, perché la questione è atavica. Già perché dopo che le emergenzialità intra e post Covid avevano portato i piani alti a concedere la sessione di marzo anche al secondo anno delle Triennali dal 2021, quest’anno è stata fatta marcia indietro, cioè si è tornati a renderla accessibile solo a fuori corso, terzo anno Triennale e secondo anno Magistrale. E la decisione non sembra sindacabile: marzo è iniziato e l’Ateneo non si è più espresso in merito; anzi, ha pubblicato il calendario degli esami di profitto e la sessione di marzo, come da pronostico, rientra in ‘appelli fuori corso’.
Ma il terzo mese dell’anno, a ben vedere, è solo la spia di un altro malfunzionamento nel rapporto tra studenti e Ateneo a proposito degli esami: il salto di appello. “Stiamo combattendo da anni con lettere, presidi, riunione negli Organi competenti. La situazione è insostenibile, vorremmo solo che si ragionasse sull’accessibilità e si eliminasse il salto, che ormai quasi nessuna università contempla più. Basta guardare a pochi metri da noi come funziona (il riferimento è al Corso di Lingue della Federico II, ndr)”.
A dirlo è Denise Verde, neoeletta rappresentante degli studenti nel Consiglio didattico del Polo. Che ci tiene pure a dire la sua sui tempi di comunicazione dell’Ateneo sul ‘no’ alla sessione di marzo aperta ad altri anni: “ce l’hanno comunicato solo il 30 gennaio. Non abbiamo avuto tempo per organizzarci, considerando pure che noi siamo entrati in carica (le elezioni si sono tenute a dicembre, n.d.r.) praticamente a metà gennaio”.
Queste le altre tappe dell’ultimo mese: “Il 14 febbraio è stato convocato il Consiglio del Polo. Quando ci siamo resi conto che l’ordine del giorno non contemplasse una discussione sulla sessione di marzo siamo rimasti abbastanza delusi. A quel punto abbiamo scritto e inviato una lettera e per tutta risposta ci è stato detto che se ne sarebbe discusso nel Consiglio successivo, ma marzo è arrivato e ormai è saltato. Il 19 febbraio a Palazzo del Mediterraneo abbiamo organizzato un sit-in con tanto di raccolta firme”.

Nel frattempo, dalle elezioni dei rappresentanti delle studentesse e degli studenti il Consiglio omonimo non è ancora stato convocato (è un Organo di garanzia e consultivo) e i verbali di Consigli di altri Organi come il Polo ancora non sono stati resi pubblici sul sito dell’Ateneo (gli ultimi risalgono addirittura al 2019). Ad ogni modo, stando a quanto ha fatto filtrare L’Orientale, sembra esserci la disponibilità a ridiscutere la calendarizzazione degli esami, senza toccare però il numero di appelli offerti. Insomma, la sensazione è che si possa arrivare ad un compromesso.
Ma la questione, per studentesse e studenti, resta la stessa: il salto d’appello pare una misura vetusta che, sommata alla propedeuticità degli esami annuali, rende molto tortuoso il percorso delle iscritte e degli iscritti. “L’anno scorso – continua Verde – entrambe le parti hanno lavorato ad una proposta di riforma che abolisse il famigerato salto, ma purtroppo non è stata approvata. Noi vorremmo semplicemente rientrare nella media degli appelli offerti a tutti gli studenti italiani, cioè otto, anche per i primi e i secondi anni. Attualmente ne abbiamo sei veramente accessibili e, considerando il salto e le annualità, si dimezzano diventando tre”.
Sul perché l’Ateneo risulti recalcitrante a superare il salto d’appello, Verde parla di “mancanza di riflessione degli Organi deputati. Inoltre si fa il confronto con altre Università straniere che magari hanno un solo appello all’anno, ma offrono prove intercorso e sono organizzate diversamente. Da rappresentante dico che è tutto molto triste, ho conosciuto matricole felicissime di studiare qui e che poi, in breve tempo, si sono arrese, perché è davvero dura: non è solo una questione di programmi, ma di veri e propri scogli burocratici. E nel frattempo, tra studio e lavoro, perdiamo anche le borse di studio perché andiamo fuori corso”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.04 – 2024 – Pagina 33

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