La lezione della prof.ssa Rita Librandi, vicepresidente dell’Accademia della Crusca. “Guardate all’italiano con orgoglio”

“Guardate all’italiano con orgoglio e ricordate che la sopraffazione di una lingua sull’altra non è mai un dato positivo. È solo la convivenza tra le lingue, e quindi tra culture, che alimenta la nostra ricchezza”. Questo il messaggio accorato che la prof.ssa Rita Librandi, Emerita di Linguistica italiana e Storia della lingua italiana a L’Orientale e vicepresidente dell’Accademia della Crusca, ha lasciato in dote agli studenti e alle studentesse del Liceo Gentileschi durante l’apertura del Festival delle Lingue, nell’incontro ‘L’italiano nel mondo’ avvenuto nell’aula 1.1 di Palazzo del Mediterraneo.

A introdurre la docente e la manifestazione ci ha pensato il Rettore uscente, il prof. Roberto Tottoli: “Siamo molto felici di questa terza edizione ed è interessante che l’inaugurazione sia dedicata all’italiano: non c’è luogo al mondo dove non esista interesse per la nostra lingua. A partire dal nostro Ateneo, dove l’insegnamento dell’italiano ha una grande forza”. Quando la parola passa alla docente non è mancato un momento di amarcord: “Ho perso il conto degli anni passati in questa aula e sono davvero contenta di tornarci”.

Poi ha subito introdotto il tema del public speaking con aneddoti, brevi citazioni, slide essenziali per ribadire un concetto: “Se una lingua viaggia, contribuisce ad accrescere le altre e si arricchisce lei stessa”. E così è accaduto pure per l’italiano che ha influenzato e ha subito influenze. Facendo un rapido excursus a partire dal Medioevo per arrivare fino al secondo dopoguerra, Librandi ha raccontato quanto la nostra lingua abbia permeato le altre e per quali ragioni.

“L’italiano è una lingua senza impero, diceva Francesco Bruni. La vera unificazione linguistica non è avvenuta con l’unità politica del Paese e con la costituzione dello Stato del 1861”. Nel Medioevo, “nell’area delle lingue romanze, nelle lettere dei mercanti si trovano parole che non appartengono alla lingua madre di chi scrive ma di chi riceve, e spesso era proprio l’italiano”.

Ma è nel ’500 che si decise di “imitare gli autori fiorentini del ’300”. Qui la vera svolta: “Dante, Petrarca e Boccaccio diventano autori europei. In particolare si inizia a parlare di petrarchismo. Chiunque faceva poesia in quel periodo imitava le forme poetiche e le immagini d’amore adoperate da Petrarca”. La prof.ssa Librandi elenca poi tutta una serie di italianismi che riguardano la letteratura: “sonetto diventa sonnet in francese, soneto spagnolo, sonnet in inglese. Sestina, canzone di sei stanze, diventa sestine in inglese e in tedesco. Novella, il racconto in prosa, diventa nuovelle in francese, novelle in tedesco, nowela in polacco, novel in inglese”.

Lo stesso discorso vale per la pittura, l’architettura e per la musica, in particolare per il melodramma: “È un altro canale attraverso cui l’italiano si guadagna la fama di lingua più adatta all’unione con la musica. Una convinzione fondata in parte sulle caratteristiche fonetiche (alto numero di vocali, tutte sonore) e sulla sintassi; in gran parte per ragioni storico-culturali e per l’eccellenza di poeti e musicisti italiani specializzati nel melodramma. Mozart per buona parte della sua vita ha delegato la scrittura delle opere che ha composto a un importante librettista italiano, solo dalla fine del ’700 i musicisti stranieri iniziano a usare le lingue madre”. Grande impatto ha avuto anche l’emigrazione, in due fasi.

“Tra ’800 e ’900 sono andati via 25 milioni di italiani, un grande flusso di emigranti che in una prima fase, durata fino al 1913, sono andati soprattutto in nord America e America del sud; mentre nella seconda fase, tra il 1950 e il 1980, si aggiungono mete come Canada, Australia, nord Europa. Queste persone contribuiscono a una grande diffusione della nostra lingua, producendo un italiano mescolato dai regionalismi. Alcune parole: salami, espresso, cappuccino, peperoni, spaghetti; pibe, da pibete, ovvero pivello, di origine genovese, da cui viene pibe, e quindi pure l’espressione pibe de oro diventa più riconoscibile; mafia, ciao (dal latino sclavus) che entra in almeno 13 lingue nel mondo come saluto informale”. Un intero database di tutti questi italianismi, spiega infine Librandi, è stato proposto dal compianto Luca Serianni, storico della lingua, alla Crusca, che ha dato vita a questo progetto.

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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 40-41

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