“Mi auguro che il tema di quest’anno, ‘Lingue e territori. Al di là del confine’, abbia trasmesso un messaggio positivo di speranza e augurio. Viviamo un momento storico particolare. L’abbiamo scelto per questo”. È la motivazione alla base dell’organizzazione del terzo Festival delle Lingue promosso da L’Orientale il 24 e 25 settembre, spiega la prof.ssa Anna Romagnuolo, Presidente del Centro Linguistico di Ateneo (CLAOR), parte del comitato organizzativo, ovvero l’intero Centro Pleiadi.
“Ogni lingua è un viaggio. Ogni viaggio trasforma una lingua”, recita il sottotitolo evocativo. La docente ha proseguito ancora sull’orizzonte scelto: “È particolare, difficile. Poteva essere declinato in tanti modi e rischiava di diventare anche divisivo, ci auspichiamo di essere riusciti a rappresentarlo in toto, con armonia, soprattutto pensando agli studenti che vengono dalle scuole. Le lingue sono uno strumento di collegamento, non di divisione”. Da questo approccio è derivato il metodo di raggruppamento delle proposte: “Non per territori o continenti, non le abbiamo volute confinare in aree geografiche, ma come esperienze d’uso”.
E infatti le attività sono state performance, testimonianze, tanti laboratori come quelli di scrittura cinese, giapponese, berbera, mongolo. Non sono mancati canto e ballo. A differenza degli scorsi anni, per l’edizione che si è appena conclusa sono stati pensati anche “alcuni interventi di taglio più accademico per studenti universitari degli ultimi anni, dottorandi e insegnanti – c’è stato un momento dedicato all’insegnamento delle lingue a studenti con disabilità e neurodivergenze, per esempio”.
I partecipanti attesi sono stati certamente gli iscritti dell’Ateneo, cittadini e turisti, ma soprattutto gli studenti delle scuole superiori per i quali l’iniziativa è stata anche un modo per scoprire la comunità dell’Orientale e possibili interessi personali in chiave futura. “Abbiamo ricevuto 54 richieste di partecipazione, per un totale stimato di oltre 800 ragazze e ragazzi delle scuole superiori”.
A ospitare tutti loro e la lunga lista di public speaking, exhibitions e interactive lab sono state le sedi storiche dell’Ateneo: Palazzo Corigliano, Palazzo Santa Maria Porta Coeli, Palazzo del Mediterraneo. Proprio nella sede di Via Marina si sono tenuti incontri molto interessanti: la prof.ssa Rita Librandi ha aperto la due giorni parlando di ‘Italiano nel mondo’ ed è stata poi seguita dalla dottoranda Chiara Longo che ha proposto la lettura di passi del ‘Piccolo Principe’ nei vari dialetti della penisola.
A Via Duomo, nella seconda giornata, la prof.ssa Nadia Tornesello e la lettrice Niloufar Zekavat hanno raccontato di ‘Voci d’Iran: lingue identità e territori oltre i confini’. Palazzo Corigliano, in particolare la suggestiva aula delle Mura Greche, ha ospitato lo spettacolo musicale ‘Black Roots – storia e influenze della black music’, a cura di Mario Pireddu e Giulia Antonelli. Ma in questo Festival si è guardato anche al futuro: “oltre ad un intervento sulla traduzione automatica – sempre la Presidente del CLAOR – sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, abbiamo presentato anche il risultato della produzione del progetto nazionale Alma, Digital Education Hub, che ha coinvolto 13 università con la Federico II capofila.
Sono stati realizzati 19 corsi multimodali in fruizione gratuita. La lingua del futuro, probabilmente, conoscerà un uso sempre più condiviso e cooperativo, possibile anche tramite l’insegnamento a distanza”.
Servizio di
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 40







