“Io la matematica non la capisco”. È la frase che la prof.ssa Stefania Corsaro, docente di Metodi di Matematica Applicata, incontra più spesso tra le matricole di Economia Aziendale (canale E-N). Ed è da lì che parte per smontarla: “non bisogna partire da questo presupposto, perché ciò crea innanzitutto un atteggiamento negativo verso la materia; la matematica è figlia della logica e ognuno di noi ha una propensione verso certe discipline piuttosto che verso altre. È un fatto di gusto, ma non credo che sia qualcosa che non si capisca”. –
Per chi arriva dalla scuola superiore, avverte Corsaro, la vera sfida è “prendere le misure con un metodo di studio diverso da quello scolastico”. Per la matematica il passaggio si fa ancora più delicato. Il primo consiglio è pratico: “Laddove possibile, seguire le lezioni e fare riferimento, accanto allo studio dei libri di testo, a tutto il materiale che noi docenti sviluppiamo e rendiamo disponibile”. Non a caso, racconta la docente, “qualche anno fa abbiamo popolato la piattaforma e-learning dei nostri corsi di matematica con materiale di supporto alla preparazione dell’esame: non solo le slide delle lezioni, ma anche e soprattutto molti esercizi svolti e spiegati nel loro svolgimento”.
A questo si affianca la scelta di “una didattica per problemi”, pensata per togliere alla materia la patina di astrattezza: “Per convincere gli studenti che la matematica non è qualcosa di astratto, ma è qualcosa che ritrovano nella vita di tutti i giorni”. Per un aspirante economista, ad esempio, si tratta di “uno strumento e un linguaggio per descrivere problemi e interessi, per descrivere la realtà e aiutare a trovare eventuali soluzioni”.
La lezione diventa così anche spazio di partecipazione per abituare gli studenti a collegare teoria e realtà.
E anche in un’aula con più di 200 studenti, sostiene, la partecipazione non è un miraggio: “I ragazzi seguono con attenzione, partecipano e rispondono agli stimoli quando li coinvolgo con esercizi e applicazioni”. Prima però c’è un equivoco da correggere, ereditato dai banchi di scuola: “Studiare la matematica è studiare la teoria; l’esercizio è l’applicazione della teoria, che serve per consolidare lo studio e verificare la propria preparazione. Ma studiare la matematica non significa solo svolgere gli esercizi”.
Tra i nuovi strumenti della didattica entra anche l’intelligenza artificiale, che Corsaro utilizza per costruire grafici e applicazioni interattive ma sempre come strumento di integrazione: “Attenzione a pensare che l’IA possa sostituire un libro e un docente. Non può farlo. Se voglio costruire un grafico con ChatGPT o con Claude, devo sapere esattamente cosa chiedere”.
Insomma, non basta saper interrogare lo strumento, perché “non di rado l’intelligenza artificiale produce risultati sbagliati; occorre una cultura di base per riconoscere anche la risposta non conforme alla richiesta”.
Il principio resta semplice: “prima lo studio, poi la tecnologia. Posso affiancare al mio studio l’utilizzo di tecnologie avanzate per approfondimenti, ricerche, costruzione di esempi, qualche spunto di esercizi, ma non per altro”. Il consiglio finale alle matricole, però, va oltre lo studio: “godetevi a pieno questo periodo della vita. Affacciarsi all’università vuol dire affacciarsi al mondo degli adulti, ed è importante viverlo pienamente da tutti i punti di vista, soprattutto in un momento in cui la società sta profondamente cambiando”.
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 36







