Uno a Pasadena, in California, per un telescopio sulla Luna, un altro all’Agenzia spaziale europea per capire come espande ed evolve l’universo, un’altra ancora in Cile per l’European Southern Telescope. Dottorandi, ovvero futuri scienziati. Alcuni dei fiori all’occhiello del dottorato ‘Cosmology, Space Science & Space Technology’ (SPACE) impegnati in progetti di ricerca di altissimo profilo in giro per il mondo, a conferma della vocazione multidisciplinare e internazionale che caratterizza tutta la Scuola Superiore Meridionale.
Per entrare nel merito di ciò che stanno facendo queste menti eccellenti, Ateneapoli ha contattato il coordinatore di Space, il prof. Salvatore Capozziello. Che parte innanzitutto dal ricordare l’orizzonte scientifico del percorso: “Il nostro – ha detto – è un dottorato trasversale, ci piace definirlo così. E ha un grande tema di fondo: lo spazio. In questa area di ricerca l’obiettivo è generare un linguaggio comune a tutte le discipline spaziali. Per questo motivo sono coinvolti astrofisici, fisici teorici, ingegneri aerospaziali”.
L’importanza di questo ultimo passaggio viene ulteriormente chiarita: “Dobbiamo essere in grado di scrivere articoli scientifici assieme, anche provenendo da storie diverse, per una messa a sistema delle conoscenze che possediamo. Lo sharing produce a sua volta l’ottimizzazione del prodotto, soprattutto in un momento di space economy”. Ad ogni modo, al momento sono diverse le attività in cui è coinvolto Space: “Abbiamo diverse convenzioni in essere con l’Istituto nazionale di astrofisica, quello di fisica nucleare, con l’Agenzia spaziale italiana ed europea.
E i nostri dottorandi sono impegnati sia sul piano della teoria che dell’osservazione e degli esperimenti con tutti questi enti”. Aspetto assai interessante di questo percorso, così come di tutti quelli incardinati nella Scuola Meridionale, è proprio il fatto che “i ragazzi hanno l’obbligo di trascorrere un anno all’estero per specializzarsi maggiormente”. Al momento diversi dottorandi di Cosmology sono sparsi nel mondo e stanno collaborando a progetti sia di carattere segnatamente scientifico che applicativo: “Dario Pisanti è a Pasadena in California per la realizzazione di un telescopio sulla Luna.
Mi rende molto fiero perché lui è un ingegnere aerospaziale, ma con le competenze assorbite qui è stato coinvolto in un progetto il cui main focus è la cosmologia. Significa che sta lavorando come scienziato, non solo come ingegnere. Quando gli americani lo hanno esaminato, hanno compreso che aveva una preparazione multidisciplinare e l’hanno inserito a cavallo tra più attività”. Filippo Bouchè è in Euclid, uno degli esperimenti più importanti che sta conducendo l’Agenzia spaziale europea che “ha lo scopo di capire come espande ed evolve l’universo, se è aperto, chiuso, piatto. Il nostro dottorando, basandosi sul lensing gravitazionale, sta analizzando una serie di dati e ne è il diretto responsabile”.
Ancora: Laura Cerbone “si sta focalizzando sulla condizione in cui lavorano gli astronauti: ha inventato un metodo per vedere come l’osteoporosi può influenzare le loro attività quando trascorrono molto tempo in orbita”. Teresa Sicignano invece è “in Cile e lavora all’European Southern Telescope”. Infine altri sono impegnati sul lancio di “satelliti che possono essere inseriti in sciami per monitorare la Terra”. La nota di orgoglio di Capozziello: “da due anni consecutivi, ancora prima che i ragazzi si addottorino, hanno già postdoc, posizioni molto prestigiose e soprattutto restano nella ricerca. Una nostra ex dottoranda attualmente è professoressa associata in Florida”.
Stando ancora alla stretta contingenza, il docente si sofferma anche sulla recente installazione a Monte Sant’Angelo del Giordano Bruno Telescope, realizzato con fondi Pnrr. “Per noi è importantissimo”. E spiega perché: “ha un diametro di un metro che lo rende uno dei telescopi semiprofessionali più grandi che ci sono nell’Italia peninsulare. Questo ci consente di fare attività di outreach, didattica per gli allievi ordinari”. L’aspetto ancora più rilevante: “ci permette di effettuare soprattutto ricerca.
Significa che i nostri dottorandi potranno svolgere l’attività di training qui a Napoli, fatto che li renderà già pronti per le grandi collaborazioni internazionali. Finora i ragazzi hanno dovuto effettuare altrove questo training, spesso all’estero. Con questo telescopio lo faremo in casa”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 27







