Un lavoro delicato, “di relazione, che presuppone una disposizione personale molto forte” quello dell’educatore

Un Corso di Studi che attrae sempre più giovani. Tra le ragioni del successo anche la fortunatissima serie tv Mare Fuori

“Un mondo meraviglioso ma anche molto complesso”, con queste parole il prof. Pascal Perillo, Coordinatore del Corso di Studi in Scienze dell’Educazione, descrive la realtà del lavoro educativo. Un ruolo, quello dell’educatore, che sta riscontrando un’attenzione crescente da parte dei giovani. Una delle cause? Sicuramente la fortunatissima serie Mare Fuori, prodotta da Rai Fiction e Picomedia, ora alla quarta stagione (in onda in esclusiva su RAI Play a partire dal primo febbraio, e dal 12 febbraio in chiaro su Rai2), ambientata tra le mura di un immaginario Istituto Penitenziario Minorile napoletano, che affronta il problema della delinquenza giovanile attraverso la prospettiva della riabilitazione.
Ma quali sono le competenze di questa affascinante professione? “Dobbiamo pensare all’educatore come ad un anello di congiunzione tra variabili come la scuola e la famiglia, spesso rappresentate come le uniche garanti dell’educazione. Ma non sempre è così, perché a volte si può incorrere in situazioni difficili, come dispersione scolastica, deviazioni, condotta violenta degli adolescenti in cui vi è necessità di un’integrazione. Le variegate realtà in cui operano gli educatori – istituti penitenziari minorili, comunità di alloggio, associazioni e tante altre – sono dunque altrettanto responsabili di questo sviluppo della personalità umana”, illustra il prof. Perillo. Attraverso queste essenziali figure si fa la “differenza in termini di fenomeni preoccupanti che necessitano di essere arginati”.
Oggi, la professione dell’educatore vanta un riconoscimento sociale e culturale oltre che normativo: “Non ci si improvvisa educatori, lo si diventa attraverso un percorso accademico che tocca quattro aree scientifico-disciplinari: pedagogica, socio-antropologica, filosofico-letteraria e psicologica. Negli anni ’90 è stato istituito il Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, con il processo di Bologna e l’introduzione del sistema del 3 più 2, la laurea in Scienze dell’Educazione è diventata Triennale. La legge 205 del 2017 ha rappresentato un passaggio fondamentale perché ha fatto in modo che le istituzioni pubbliche e private abbiano l’obbligo di assumere soltanto educatori laureati. Questo sia nel caso della figura dell’Educatore Professionale Socio-Pedagogico, sia per la figura dell’Educatore per i Servizi Educativi dell’Infanzia. Attraverso i decreti applicativi per la legge sulla Buona Scuola, anche per lavorare nei nidi di infanzia, ludoteche, centri famiglia, istituzioni a supporto educativo dell’infanzia, è necessaria infatti questa laurea”.
Una varietà di opportunità lavorative, senza dimenticare che si tratta di un campo estremamente “delicato, è un lavoro di relazione che presuppone una disposizione personale molto forte”. Proprio la serie Mare Fuori, spiega il docente, è stata di supporto per molti studenti e studentesse: “Lo scorso anno, nell’ambito del percorso che offriamo di tirocinio indiretto per i nostri iscritti, abbiamo utilizzato la serie e la figura dell’educatore in essa rappresentata per aiutare i ragazzi a chiarirsi le idee sulle proprie future prospettive lavorative. Tenendo conto che, in Mare Fuori, viene riprodotta solo una delle tante inclinazioni che può incarnare la figura dell’educatore professionale”.

“L’asimmetria relazionale”

Per quanto riguarda la resa che se ne fa sul piccolo schermo, “c’è sicuramente un modo virtuoso di raffigurare gli educatori, ma andrebbe, probabilmente, maggiormente sottolineato ciò che è il vero cuore di questo lavoro in quel contesto specifico.
L’educatore non è qualcuno che si sostituisce ad una famiglia che può essere assente o disfunzionale, ma un professionista che deve possedere gli strumenti conoscitivi, metodologici e tecnici adeguati che lo rendano in grado di accompagnare i ragazzi in un processo di trasformazione ed emancipazione. Non si tratta, dunque, dello scimmiottamento di una posizione distinta che è quella dello psicologo, né, tanto meno, del porsi in un rapporto di amicizia con i soggetti in questione. Un educatore capace deve sempre riconoscere il principio della asimmetria relazionale. Questo è un aspetto che viene sicuramente messo in luce in alcuni passaggi della serie, anche se non si è esenti da una visione molto romanzata”.
Bisogna tenere conto che quando si entra in una relazione educativa, ci si entra non come professionisti tecnici ma come persone, e avere le spalle grosse per poter affrontare percorsi educativi o rieducativi è un qualcosa che richiede grande sforzo e che non finisce con il conseguimento di una laurea. C’è bisogno di un processo continuo, di monitoraggio. Sarebbe bello se nella serie si vedesse come l’educatore segua percorsi di supervisione. Nel contesto di un istituto penitenziario minorile c’è bisogno infatti di un lavoro di equipe: psicologo, assistente sociale e, soprattutto, i professionisti apicali che sono i pedagogisti che supportano l’educatore”.

Un aspetto su cui soffermarsi è anche quello dell’ottima qualità dei professionisti del settore nel panorama italiano. “Nel nostro Paese – sottolinea il docente – la formazione degli educatori, come per tutte le altre figure professionali, è coordinata a livello nazionale tenendo conto delle diverse esigenze di ogni territorio. A Napoli il Suor Orsola Benincasa, che nasce sin dalle sue origini come istituzione vocata alla pedagogia e all’educazione, rappresenta il Polo di riferimento”. L’Ateneo presiede con il prof. Perillo anche l’organo di raccordo di tutti i Corsi di Laurea del Paese, il CoNCLEP (Coordinamento Nazionale dei Corsi di Laurea per Educatori professionali socio-pedagogici e Pedagogisti). L’ultima riunione dell’organo si è tenuta al Suor Orsola il 2 febbraio “con un’assemblea anticipata da un seminario dal titolo esemplificativo: Quale formazione per il futuro del lavoro educativo in Italia?”.
Ciò significa, dunque, “rassicurazione per i nostri studenti attuali e per quelli futuri circa la serietà e l’alta qualifica della loro formazione. Non siamo soli, ma immersi continuamente in un dialogo costruttivo che ha a cuore la cura degli educatori”. Un auspicio, in conclusione, votato nei riguardi di “un reale e concreto investimento sul reclutamento e l’inquadramento economico e contrattuale dei nostri educatori da parte dello Stato. Professionisti di indiscussa importanza che meritano di essere adeguatamente retribuiti, soprattutto se si tiene conto che lo sviluppo di un Paese si fonda proprio a partire dalla sua educazione”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.02 – 2024 – Pagina 34

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