Open Day alla Scuola di Medicina e Chirurgia

“In questa struttura troverete grande passione, professionalità e attenzione a formare le nuove generazioni. Voi siete il futuro e a voi spetta assicurare la crescita e lo sviluppo del nostro paese. State entrando nel settore della salute, della cura e dell’attenzione a persone che riporranno in voi la loro fiducia e dovrete far bene questo lavoro. Come? Con il cuore e il cervello”. Siamo al Policlinico di via Pansini 5, la sede della Scuola di Medicina e Chirurgia e a parlare è il prof. Luigi Califano che ne è il Presidente. Tanti gli studenti al quarto e quinto anno degli istituti scolastici campani che il 21 febbraio hanno partecipato all’Open Day  perché desiderosi di comprendere quale la strada e quali gli strumenti necessari per entrare nel variegato e complesso mondo dei tanti Corsi di Laurea incentrati sulla salute.
Test d’accesso, Corsi di Laurea Triennali e Magistrali a ciclo unico, sbocchi occupazionali e consigli per la buona riuscita negli studi sono le tematiche più dibattute, in parallelo, nelle diverse aule che hanno ospitato una moltitudine di maturandi. Nell’Aula Magna “Gaetano Salvatore” prende la parola il prof. Nicola Zambrano, che somministra qualche pillola di storia: “Stamattina siete all’interno del secondo Policlinico, come lo conoscono tutti qui a Napoli. È una struttura nata nei primi anni Settanta e ospitava, all’epoca, la seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia. Poi, quest’ultima è rimasta nell’Università degli Studi di Napoli Federico II e la prima Facoltà ha generato un nuovo Ateneo che oggi si chiama Luigi Vanvitelli”. Altra significativa trasformazione avviene a seguito della legge 240, cioè la riforma Gelmini del 2010, in base alla quale “oggi sentite parlare di Dipartimenti e non più di Facoltà, scomparse proprio con questa legge. Le Facoltà, infatti, si sono inserite all’interno dei Dipartimenti universitari che prima si occupavano di ricerca scientifica mentre ora anche delle attività didattiche”. 
La Scuola di Medicina e Chirurgia, che oggi conta sette Dipartimenti, nasce proprio dall’insieme delle tre ex Facoltà di Medicina e Chirurgia, Farmacia e Biotecnologie per la Salute. Presentata la Scuola, è ora di entrare al suo interno. Con una slide riassuntiva, il docente illustra alla platea l’intera offerta formativa suddivisa per aree. 
Il compito di parlare di quella di Medicina spetta al prof. Zambrano che identifica subito una delle caratteristiche fondamentali che deve avere un buon medico: “La predisposizione. Chi fa della medicina la scelta della sua vita deve sapere che avrà un contatto particolarmente spiccato con il paziente. Perché la vostra passione sarà il suo bene”. Tallone d’Achille è il test d’accesso. Si svolge a livello nazionale, si compone di 60 quesiti con 5 opzioni di risposta, di cui 12 di Cultura Generale, 10 di Ragionamento Logico, 18 Biologia, 12 Chimica e 8 Fisica e Matematica e la risposta sbagliata comporta la sottrazione di 0,4 punti. “Dallo scorso anno c’è stato un aumento delle domande sulla cultura generale che è trasversale alle discipline. C’è da acuire bene il ragionamento logico. Tutti noi sappiamo ragionare, ma c’è differenza tra la logica aristotelica e quella dei numeri a cui siete abituati. La prova si svolge al Campus di Monte Sant’Angelo”. Ad un aspirante studente di Medicina, il giorno della prova, sarà richiesto: “Preparazione, concentrazione, freddezza. L’emotività lasciatela a casa. Lo studio è l’unica cosa che vi dà la garanzia del successo”. Ma niente paura perché il docente dà un’indicazione: “La Scuola vi dà un valido aiuto perché da luglio ad agosto organizza dei corsi di preparazione tenuti dai nostri professori e da altri esperti”. Ultima precisazione riguarda il post laurea. Un medico può sì cominciare ad esercitare la professione, ma può anche optare per il prosieguo degli studi scegliendo tra le 45 Scuole di Specializzazione, le 4 Scuole di Dottorato, i Master e i corsi di perfezionamento offerti dalla Scuola di Medicina e Chirurgia.
Per l’area Farmacia, la parola passa al prof. Orazio Taglialatela Scafati, Coordinatore del Corso in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Focus del suo intervento è il rapporto Farmacia/Medicina: “In comune abbiamo il benessere del paziente, quello che ci differenzia è il punto di vista con cui lo si persegue. Il nostro, infatti, è molecolare e centrato sul farmaco. Noi portiamo avanti un’attività che è orientata alla scoperta e allo sviluppo di nuovi farmaci, nuovi target farmacologici e strategie terapeutiche innovative”. Il discorso si sposta poi sull’offerta formativa e il docente comunica alcune informazioni essenziali. “Farmacia e Chimica e Tecnologie Farmaceutiche sono ad accesso programmato. 300 posti l’una e 120 l’altra. Il nostro test non è nazionale, ma gestito dall’Ateneo e prevede 10 quesiti di Logica e Cultura Generale, 5 Matematica, 5 Fisica, 30 Chimica e 30 Biologia”. In particolare, poi, si sofferma sulla figura del Chimico e Tecnologo Farmaceutico che è “colui che per vocazione si relaziona in maniera diretta con il farmaco studiandone di nuovi per combattere nuove patologie o trovando delle alternative ai farmaci esistenti. Mentre il farmacista è a contatto diretto con il paziente, il chimico e tecnologo farmaceutico si pone in una fase preliminare”. Un’ultima battuta, infine, va sui tre Corsi Triennali ad accesso libero dell’area Farmacia: “Controllo di qualità forma una figura che si occupa di controllo in ambito industriale e ambientale, Scienze Nutraceutiche tocca, ad esempio, le sostanze di origine alimentare usate come integratori alimentari mentre con Scienze Erboristiche siamo nell’ambito del supporto alla salute”. 
Riprende la parola il prof. Zambrano, docente di Biologia Molecolare, che presenta i Corsi dell’area delle Biotecnologie con un brevissimo video in cui due studenti descrivono con entusiasmo il loro percorso universitario. Impegno, propensione alla mobilità e l’inglese scientifico sono i must che non possono mancare. “Biotecnologie per la salute si articola in 5 curricula che sono medico-molecolare, medico-clinico, farmaceutico, alimentare e veterinario. La scelta del curriculum si effettua al secondo anno – spiega – Ammettiamo 450 iscritti che devono superare una prova d’accesso, impegnativa ma non dura come quella di Medicina, a base di Chimica, Biologia, Matematica e Fisica. Alla Magistrale potete proseguire con Biotecnologie Mediche che si incentra su aspetti legati alla sperimentazione di cure e presidi terapeutici di tipo biologico oppure con Biotecnologie del Farmaco che è maggiormente orientata verso le molecole”. Di slide in slide gli studenti riescono a percepire la passione del professore per le discipline, ma il docente li mette in guardia perché non bisogna fare scelte troppo avventate sull’onda di entusiasmi passeggeri. Curiosità e desiderio devono essere ben radicati come lo erano e lo sono tuttora per lui: “Ai miei tempi le Biotecnologie non c’erano, così io scelsi Biologia. Volevo capire come funzionasse la vita, a tutti i livelli. Studiavo piante, animali, il mondo microscopico e accumulavo conoscenza. Il Biotecnologo prende tutta questa conoscenza e fa un passo avanti impiegandola nella risoluzione di problematiche applicative”. Il suo consiglio per formarsi a 360 è gradi è “dare importanza alla tesi sperimentale e al tirocinio per imparare ad affrontare problematiche scientifiche e capire cos’è il banco di laboratorio. Lo scopo di queste attività, però, non è imparare a pipettare e a dosare i liquidi, ma capire perché si compie una determinata operazione”. Intanto la platea rumoreggia: in una slide i ragazzi hanno riconosciuto “Puok”, Egidio Cerrone. “È uno degli studenti più brillanti che abbia mai incontrato – confessa il prof. Zambrano – Dopo gli studi ha deciso di diventare un imprenditore nel settore culinario. Accanto a lui, ci sono Emanuele, che ha portato a termine un dottorato e ora lavora in un’importante azienda, e Davide che è impegnato in un post dottorato ad Harvard. Questi esempi servono a farvi comprendere che il Biotecnologo ha davanti a sé una pluralità di opportunità tra cui poter scegliere”.
In rappresentanza delle Professioni Sanitarie c’è la prof.ssa Annamaria Iannicelli che si sofferma sull’ambito infermieristico. L’infermiere del nuovo millennio è un concentrato di amore, coraggio, perché affrontare la sofferenza non è semplice e forte specializzazione: “Il medico è quello che prende in carico il paziente stabilendo diagnosi e cura. L’infermiere prende in carico il paziente, fa una diagnosi infermieristica e implementa il percorso assistenziale. La sua professionalità è molto cambiata, non è più colui che fa solo le siringhe. Oggi abbiamo l’infermiere specialist che ha una formazione molto specifica e sa usare il robot da Vinci o un ecografo in emergenza e che sa impiantare un PICC nel cuore”. Ancora un esempio di quanto vario sia l’ambito di collocazione di questa figura professionale: “Al momento seguo una ragazza che sta preparando una tesi sperimentale. Sta lavorando con una collega diplomata presso il centro Apple e ha sviluppato un’App che potranno utilizzare i medici per rimanere in contatto con il paziente”.
Chiude la rassegna il dott. Roberto Rongo, assegnista di ricerca, che presenta il Corso in Odontoiatria e Protesi Dentaria, 60 posti, test d’accesso comune a Medicina. Anche lui mostra delle foto. C’è Cristiano Ronaldo prima e dopo il lavoro protesico che gli ha dato il sorriso smagliante che tutti conoscono. Il suo obiettivo è elencare brevemente tutte le branche dell’Odontoiatria: chirurgia orale, chirurgia conservativa ed endodonzia, implantologia, gnatologia, parodontologia, pedodonzia, protesi dentaria e patologia orale. Odontoiatria è pratica: “Durante i miei studi sono andato in Spagna perché qui la teoria era predominante. Oggi abbiamo un’aula per le esercitazioni pratiche, una delle più grandi in Europa, ci occupiamo di digitalizzazione e abbiamo un laboratorio 3D”.
Carol Simeoli
Le domande della platea
Terminate le presentazioni, la platea non sembra affatto stanca e il microfono comincia a passare di mano in mano perché diversi studenti chiedono approfondimenti. 
“Sono interessato a Biotecnologie per la Salute, ma non ho ben capito la differenza tra il curriculum medico molecolare e quello medico clinico”.
“Se sei interessato a fare vita di laboratorio e contribuire alla scoperta di nuovi farmaci innovativi, scegli il primo percorso. Se ti interessa l’ambito della diagnostica, punta sul secondo” (Zambrano). 
“Qual è la differenza, a livello di sbocchi lavorativi, tra Biotecnologie del Farmaco e Chimica e Tecnologie Farmaceutiche?”.
“Il biotecnologo, dopo aver superato l’Esame di Stato, può iscriversi all’Albo dei Biologi, il chimico e tecnologo farmaceutico agli Albi dei Farmacisti e dei Chimici” (Zambrano). “Il laureato in CTF è un chimico che si dedica al mondo del farmaco. Parliamo di sintesi, progettazione, produzione, mentre il biotecnologo ha una prospettiva di area biologica” (Taglialatela Scafati).
“Di cosa si occupa la Magistrale in Tossicologia?”. 
“Ci occupiamo, ad esempio, di intossicazioni ambientali, metalli pesanti, scarichi industriali. Il mondo della salute qui è inteso come prevenzione” (Taglialatela Scafati). 
“Vorrei studiare Medicina e quindi sei anni. Poi specializzarmi in Cardiochirurgia e quindi altri sei anni. Troverò lavoro oltre i trent’anni? Mi conviene aspettare 12 anni prima di cominciare a guadagnare?”.
“Non ho mai visto un medico che non trova lavoro. In più, è proprio la Specializzazione che fornisce la stabilità definitiva. Sappiate, inoltre, che le specializzazioni mediche sono pagate” (Zambrano). 
“C’è differenza sociale tra medico e infermiere?”.
“Qui mi infervoro! Questa è una questione meridionale perché già da Roma in su non ci si pone il problema. Siete voi con la vostra competenza a dover cambiare la mentalità. Non si diventa infermieri per ripiego, perché non si è superato il test di Medicina. Chi non passa il test e viene da noi si innamora e resta con noi. Anche voi siete dottori e dovete farvi chiamare dottore in Infermieristica” (Iannicelli).
“A livello lavorativo c’è differenza tra Medicina in italiano e in inglese?”. 
“No. È una tua scelta. Dipende se ti senti pronto a pensare e ragionare in inglese”.
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