Medico o infermiere: il sogno è indossare il camice bianco

Indossare il camice è il sogno fin da bambini per molti studenti che affollano l’Open Day. Tra speranze e paure, ecco come pensano di arrivare alla tanto sospirata meta.
Medicina e Chirurgia, meglio se in lingua inglese, e in alternativa Biotecnologie per la salute per dedicarsi alla ricerca: Andrea Messina (Liceo Scientifico “Andrea Genoino” di Cava dei Tirreni) ha un programma ben preciso da quando, da bambino, ha scoperto la famosa serie animata Esplorando il Corpo Umano. “La guardavo sempre la mattina prima di andare a scuola. È stato lì che ho cominciato a chiedermi come fosse fatto il mio corpo e come funzionasse. Quando ero piccolo, inoltre, ho avuto dei problemi di allergie e quindi sono stato molto a contatto con i medici. Aiutare una persona a star bene è gratificante”. Il suo percorso, però, lo immagina fuori dal nostro Paese: “Mi interessano molto gli scambi interculturali quindi sicuramente vorrei fare un’esperienza Erasmus per capire quale sia la cultura della medicina negli altri paesi. Mi interessano gli Stati Uniti, Tokyo perché è molto avanti nel campo della ricerca oppure il Nord Europa che è avanzato dal punto di vista delle tecnologie”. Anche Daniela Longo (Istituto Tecnico “Enrico Mattei” di Ischia) ha scelto con un po’ di anticipo la sua strada: “Seguiamo l’indirizzo Biotecnologico Sanitario. È nato cinque anni fa e la mia classe è stata proprio la prima ad inaugurarlo. Medicina sì perché conosco già diverse materie di base come Chimica, Microbiologia, Anatomia, Legislazione Sanitaria. Medicina no, per il test d’ingresso”. Ma Daniela non ha intenzione di darsi per vinta e ha già cominciato a frequentare lezioni private: “Su alcune materie, visti i miei studi, me la cavo abbastanza bene. Le mie difficoltà riguardano la Matematica e la Fisica perché, purtroppo, non abbiamo avuto delle grandi basi. La nostra scuola, comunque, offre anche dei PON di approfondimento su queste materie e alcuni dei miei amici hanno deciso di frequentarli”. Parola del pallanuotista Federico Aveta (Liceo “Elio Vittorini” di Napoli, indirizzo scientifico): tutto ruota e ruoterà intorno alla sua grande passione che è lo sport. “Vorrei diventare un medico in campo sportivo – spiega – Sono in acqua da quando avevo sei anni. Adesso sono nell’Under20 e gioco in serie C. Ma la verità è che non si può vivere di solo sport. Inizialmente avevo pensato a Fisioterapia, ma è un ambito troppo specifico. Con Medicina, anche se non dovessi riuscire ad entrare nel campo che ho scelto, potrei avere altri sbocchi”. Al momento la sua unica perplessità riguarda “i tanti anni di studio e la gran mole di lavoro”. “A me interessa curare l’aspetto psicologico del paziente piuttosto che il corpo – è la precisazione di Gaia Troise (Istituto “Rocco Scotellaro” di Napoli, Liceo delle Scienze Umane) – Vorrei diventare una logopedista. Per star bene e crescere nella società, saper comunicare è fondamentale”. Il test d’accesso, però, è molto selettivo e i posti a disposizione non sono tanti per cui un’altra possibile opzione, per lei, è Psicologia: “In questo caso, a studi conclusi, potrei anche iscrivermi al Master in Intelligenza Artificiale. Le nuove tecnologie sono un tema molto attuale. Tra dieci anni sicuramente le cose saranno cambiate e ci saremo ulteriormente evoluti. Sono curiosa di scoprirlo”. Pensa già a possibili Specializzazioni nell’ambito della medicina Vittorio Papaccio (Liceo Scientifico “Calamandrei” di Ponticelli): “La scelta di Pediatria sarebbe per passione. I bambini mi piacciono molto, infatti sono stato anche un animatore. Invece mi specializzerei in Ginecologia, confesso, guardando un po’ più l’aspetto economico”. Altra strada l’Odontoiatria: “ho un parente che lavora a Torino e che sarebbe disposto a farmi da mentore”. Le sue preoccupazioni principali al momento sono due: “Nello studio sono un teorico. L’aspetto pratico mi mette sempre un po’ più in difficoltà. Mi preoccupa la possibilità di fare una diagnosi sbagliata”. Dopo la laurea in Medicina, la Specializzazione in Pediatria potrebbe essere l’ipotesi n. 1 anche  per Carmen Ferrillo (Istituto Tecnico “Enrico Mattei” di Ischia). Anche lei, infatti, ama i più piccoli ed è un’animatrice: “Lavoro nei campi estivi e ad ogni genere di evento. I bambini ti trasmettono felicità e serenità e, come pediatra, io vorrei ricambiare. Sono anche degli acuti osservatori e non sempre è facile capire cosa pensino”. La scelta n. 2: “Dermatologia. Credo che le persone non diano la giusta importanza a questa branca della Medicina e che tendano a sottovalutarla un po’ troppo. Il corpo è composto da quanto non vediamo perché è all’interno di noi e quanto, invece, sta fuori. Io vado dal mio dermatologo almeno una volta all’anno anche se non ho problemi perché mi piace prendermi cura della mia pelle. In questo campo occorrerebbero più prevenzione e un incremento della ricerca scientifica”. Carmen Carriola e Grazia Iacono sono due amiche che arrivano dal Liceo Scientifico “Renato Caccioppoli” di Napoli. Entrambe si sentono altruiste e, seppur consapevoli della complessità del percorso, ambiscono al campo medico perché appassionate alle discipline scientifiche, soprattutto Chimica e Biologia. Carmen vorrebbe laurearsi in Medicina per poi specializzarsi “in Cardiochirurgia. So che è presto per parlare di specializzazione, neanche ho superato il test di ammissione! Però mi sono sempre posta molte domande sul corpo umano, soprattutto sul cuore”. Grazia, invece, si immagina ad indossare il camice da infermiera: “Medicina è un percorso troppo lungo e difficile per me. L’infermiera indossa, comunque, il camice e cura il paziente, solo che lo fa in maniera diversa. Il contatto che ha con la persona è più diretto, più empatico, un po’ più personale credo. Sono sicura che questa strada mi renderà felice”. Non mancano, poi, i figli che ammirano i genitori e che vorrebbero calcarne le orme. Nella famiglia di Marta Calabrese (Liceo Scientifico “Giuseppe Mercalli” di Napoli), ad esempio, ci si specializza in Neurologia di generazione in generazione: “Prima il nonno, poi mamma. Sono sempre stati molto impegnati e portavano spesso il lavoro a casa. Da bambina, ogni tanto mi capitava di imbattermi in qualche cartella clinica o articolo in fase di scrittura e il telefono squillava spesso. Praticamente non ho altra scelta”. Marta, naturalmente, è consapevole che non è sufficiente la passione per raggiungere un buon risultato: “Ci vuole tanto studio, tanto impegno dopo per perfezionarti, per imparare l’aspetto pratico di questo lavoro. Sono pronta ad un bel po’ di anni di sacrificio che, però, saranno ripagati con tante soddisfazioni”. Il papà di Tamara Shehadeh (Liceo Scientifico “Renato Caccioppoli” di Napoli), invece, è un farmacista: “Non mi è ancora capitato di aiutarlo davvero sul lavoro – confessa la ragazza – Ma a volte passo da lui in farmacia e lo osservo tra medicine e ricette. È una persona molto socievole, gentile e loquace. Credo che nel fare questo lavoro ci voglia anche tanta pazienza perché chi viene in una farmacia spesso porta con sé un problema e cerca sollievo”. La sua maggior paura: “Non farcela. A superare il test, a far bene tutti gli esami. Ho sentito anche di persone che hanno mollato”. C’è anche chi non si è posto ancora aspettative specifiche e sta partecipando a questa giornata di informazione a cuor un pochino più leggero. Tra questi c’è Giuseppe Erzingher (Liceo Scientifico “Eleonora Pimentel Fonseca” di Napoli) che, del resto, ha ancora tempo perché è al quarto anno: “Medicina è vastissima. Non so ancora se sia adatta a me e, prima di decidere, vorrei mettere insieme un quadro un po’ più ampio e dettagliato di cosa offra”.
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