Il percorso universitario ad ostacoli di Alessandro

La “ghettizzazione dei fuoricorso”, il supporto di Sinapsi e del servizio di tutorato

Un percorso universitario altalenante quello di Alessandro Nunneri, terzo anno fuori corso a Biotecnologie della salute alla Federico II. “Mi sono immatricolato nel 2018/19 e fin dall’inizio è stata una montagna russa – racconta – Al primo anno ho sostenuto un solo esame, perché non sapevo come gestire lo studio e organizzarmi, al secondo ben 10, al terzo altri 8, fino al luglio 2021 quando mi sono bloccato”. Per una serie di vicissitudini personali Alessandro ha interrotto il percorso universitario per quasi due anni. “Essere fuoricorso è stata una roccia che si è aggiunta alle altre che mi schiacciavano. Vedevo i miei amici andare avanti, fare il tirocinio, la Magistrale, e avevo il cuore pieno di gioia, ma io ero lì fermo senza riuscire a sostenere esami”, confessa.
Un primo tentativo di risolvere la situazione, nell’estate 2022, è stato il Centro per l’inclusione degli studenti dell’Ateneo Sinapsi: “Ricevevo spesso mail da Sinapsi e ho pensato di cogliere questa opportunità; ho seguito prima due workshop e poi ho iniziato il percorso ‘Imparare a imparare’, una serie di incontri a cadenza settimanale con un gruppo di altri 8-9 ragazzi e un terapeuta – racconta Alessandro – Ognuno parlava della propria storia e avevamo tutti il comune denominatore di essere fuoricorso, in difficoltà ma pronti a metterci in gioco”. Il percorso con Sinapsi non gli ha fornito una soluzione all’essere fuoricorso, ma gli ha fatto capire di non essere solo: “Si tende a guardare sempre chi sta più avanti e mai chi si trova nella nostra stessa posizione; invece tanti altri ragazzi provano quello che stai provando tu”.
Un altro step nel percorso, scoperto per caso, il tutorato. “Nel dicembre 2022 sulla pagina Facebook del Corso di Laurea c’era un post con il bilancio dei laureati in tempo e sottolineava solo come negli anni le statistiche fossero migliorate e impulsivamente scrissi sotto al post lamentandomi e con me altri studenti – racconta – Da lì mi contattò su Facebook una dottoranda parlandomi del tutorato che offre la Scuola di Medicina e Chirurgia”.
Dopo poche settimane ha smesso perché non si sentiva ancora pronto, ha sostenuto uno scritto, che ha superato, ma non si è presentato all’orale. Ma ci ha riprovato e da novembre segue un tutorato che continua tuttora. “A differenza della prima volta mi sentivo più pronto ad affrontare il confronto, a raccontare, chiedere aiuto e mettermi in discussione – spiega – Avere un impegno con una persona ti aiuta a rimanere costante, ma sono stato molto fortunato perché la dottoranda mi ha dato un supporto umano e non solo didattico”.
Oltre alle situazioni personali, un’ulteriore difficoltà è stata la ‘ghettizzazione’ a cui sono sottoposti gli studenti fuoricorso: “È un termine forte, ma dall’Università non ho ricevuto aiuto. Il tutorato l’ho scoperto per caso e, anche se alcuni docenti sono stati super disponibili, altri non lo sono stati affatto – rivela – A uno degli ultimi esami un professore mi ha chiesto perché avessi una matricola così vecchia e si è messo a ridere, cosa avrei dovuto rispondergli?”.

“Ognuno ha i propri tempi”

La sua reazione ad una iniziativa del Corso di Laurea che si è tenuta il 20 maggio (la premiazione delle matricole che hanno completato con successo ed elevato profitto il primo semestre): “Con la premiazione andiamo a porre in competizione ragazzi di 18/19 anni all’inizio del loro percorso. È giusto premiare chi se lo merita, ma a tempo debito. Ognuno ha i propri tempi, ma affermarlo e poi premiare chi rispetta i semestri non è molto coerente”.
Anche l’organizzazione degli esami e dei corsi non aiuta chi non è in pari: Quando io ero in corso c’erano solo 5 appelli all’anno e maggio e novembre erano riservati ai fuoricorso – osserva – Adesso finalmente, dopo anni di lotte, le sessioni sono state aperte a tutti, ma in altri percorsi di studio da anni ci sono appelli su appelli, anche a Medicina è così e siamo della stessa Scuola”.
Altra fonte di stress: le tasse. “Ho sostenuto a febbraio il penultimo esame con enormi pressioni emotive per poter pagare soltanto la tassa laureandi in debito di un esame e la laurea e non l’intero importo, e speravo fosse finita. Invece mi trovo nella stessa situazione con l’ultimo esame – ammette – Per laurearmi a luglio devo superare l’ultimo esame a giugno e lo risosterrò con la tesi pronta e 2500 euro di tasse sul collo”.
Alessandro, però, è deciso a proseguire con il suo sogno: “Il laboratorio mi faceva stare bene, svolgere la tesi con le professoresse Natascia Cocchia e Chiara Del Prete è stato fantastico, è il mio posto, e non vedo l’ora di poterci rientrare alla Magistrale. Incrociando le dita mi laureerò a luglio. Voglio andare via e ricominciare in un posto dove ritrovare lo stimolo a studiare e approfondire le biotecnologie relative alla riproduzione dei mammiferi”.
Eleonora Mele

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Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 7

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